Essere mamma o fare la mamma?

In questi ultimi giorni di gravidanza, le mie energie sono diminuite drasticamente.
Tanto da farmi sdraiare spesso sul letto, anche nel bel mezzo della giornata, seppur non trovi nemmeno lì un gran conforto.

Domani entrerò in ospedale per partorire mercoledì il mio terzo figlio.


Sento nettamente che il bambino si sta anche lui a suo modo preparando per l’evento e credo che la mia pancia non sia più per lui un posto così ospitale come lo è stata nei mesi precedenti.

Da un paio di settimane mi sto anche confrontando con una noiosa sensazione di nervosismo, che facilmente scarico su chi mi è vicino, bambini compresi.
Credo che molto di questo stato d’ansia nasca dal riconoscere che il mio corpo richiede ora nuovi ritmi, meno incalzanti e più lenti.
Mentre la mia mente, istintivamente volitiva, fatica ad adattarvisi.

In alcuni momenti, comincio a dubitare di poter trovare le energie necessarie per affrontare questo grande passo di un terzo bambino in famiglia e mi confronto di conseguenza con sentimenti di inadeguatezza verso il ruolo di mamma.

Sono perfettamente cosciente che il mio personale percorso di madre, un percorso cominciato più di 7 anni fa, mi ha cambiato profondamente, in tutto e per tutto ed ha aperto orizzonti vastissimi di fronte a me.
L’energia creativa che è scaturita dalla maternità, mi ha permesso di accedere alla vera passione e a scegliere di vivere la vita che fortemente ho voluto senza più gli obsoleti condizionamenti dell’essere figlia. Sento di aver acquisito maggiore consapevolezza verso ciò che so ora essere la mia vera natura interiore e questa scoperta credo mi abbia reso una persona migliore, o per lo meno, più matura.

Ultimamente, stimolata da alcune letture, dal confronto con le altre mamme, soprattutto sui blog, e naturalmente dall’esperienza di vita quotidiana con i miei bambini, mi sto confrontando con alcune riflessioni che, col passare dei giorni e l’avvicinarsi del parto, si stanno facendo sempre più insistenti.

Nel frattempo, ho preso completamente coscienza che i miei due bambini, sono ufficialmente usciti dalla fase dei piccoli, hanno acquisito una personalità ben definita e si trovano a confrontarsi quotidianamente con il mondo esterno e le sue sfide, in maniera progressivamente più complessa.

E quello che mi capita di osservare nei loro comportamenti, nei loro racconti e nelle riflessioni che di rimando entrambi riportano in casa, è spesso contraddistinto dalla mia personale e netta sensazione che, come mamma, avrei potuto in molti casi decisamente fare di meglio.

Intendiamoci: sono consapevole che il più delle volte abbia fatto quel che ho potuto, per di più guidata da un sincero e vivido entusiasmo. Ma allo stesso tempo, so perfettamente che spesso non sono riuscita ad aiutare i miei figli nel modo in cui avrei voluto e dovuto.

Come tutte le mamme, amo immensamente i miei bambini, ma forse non esagero quando dico che molte volte, anche se in perfetta buona fede, sembro essere stata più infatuata dal ruolo di essere madre e dalla gloriosità della matritudine che dall’essere invece, semplicemente, la loro madre.
Come se avessi anteposto il fare la mamma al confronto sincero e diretto con loro e con le effettive necessità che il momento richiedeva.

Non so se in realtà tutto ciò abbia di fatto impedito loro di sperimentare e conoscere completamente se stessi nell’avvicendarsi delle piccole-grandi prove che la vita ha posto loro sinora davanti, ma sono certa che, invece di anteporre il filtro della mia presenza e delle mie elugubrazioni adulte, sarebbe stato meglio “Aiutarli a fare da soli“, per citare una celebre frase di Maria Montessori, facendoli camminare con le loro gambe e limitarmi a sostenerli solo nel momento del vero bisogno.

Tanto più, che quello che al momento pareva essere il modo per voler loro più bene e per esser loro più vicini, stava in realtà minando pian piano la conquista della fiducia in se stessi, instillando sempre pù in loro il dubbio, che senza il mio diretto aiuto, possano farcela da soli.

Non credo di potermi definire una madre egoista, ma ammetto di aver assaporato più volte, il gusto amaro che ha accompagnato un’ affascinante sensazione di potere. Sensazione, accentuata probabilmente dal fatto di essere mamma di due maschi e quindi regina incontrastata del focolare domestico. Ragionando per assurdo, probabilmente una figlia femmina avrebbe ridimensionato prima questo malsano squilibrio e fatto vacillare a tempo debito le mie inconsce illusioni matriarcali.

Ma a questo punto c’è forse un pericolo più grande all’orizzonte, diretta conseguenza degli errori che ho commesso con i miei figli in passato. Quello di cedere alla paura di sbagliare di nuovo e abbandonarmi all’immobilismo, crogiolandomi in una improduttiva sensazione di fallimento.

C’è una frase di Edmund Burke che ho incorniciato e appeso, insieme ad altre, vicino alla porta della nostra casa e che dice “Nessuno commette errore peggiore di colui che non fa niente perchè può fare solo fare un poco”.
Credo infatti che il peggiore errore che possa commettere ora sia quello di continuare ad alimentare aspettative verso me stessa e nei confronti dei miei figli e pretendere di cambiare radicalmente da un giorno all’altro.
D’altronde, sono convinta che, prima di oggi, seppur provassi un crescente disagio interiore, non fossi ancora completamente consapevole degli errori commessi.

Davanti a me e alla mia famiglia, c’è in questo momento, una grande opportunità.
Il nuovo inizio che abbiamo davanti, dettato dalle circostanze così straordinarie di questa nuova vita che si aggiungerà alle nostre, è per noi infatti un’occasione da cogliere al volo.
Un’occasione per reimpostare in maniera più sana alcune obsolete dinamiche familiari e fare un decisivo passo in avanti nel mio personale percorso di madre:

Interferendo meno con metodi e strategie adulte e alleggerendo il peso del mio ingombrante ego e delle mie aspettative di genitore.

Ascoltando e osservando consapevolmente e insegnando meno.

Rinunciando a stimolarli con situazioni preconfezionate, per rendermi invece completamente presente nel momento in cui siano i miei figli a richiederlo.

– Mettendomi silenziosamente da parte e lasciando che, finalmente, siano loro i veri protagonisti della propria vita.

Il mio Mei Tai per portare il bambino

Dopo aver letto questo interessante libro sul maternage e averne sentito parlare molto sul web, sono rimasta particolarmente attratta dall’arte del portare, ovvero, tutte quelle antiche pratiche transculturali (e che si stanno riscoprendo in Europa solo negli ultimi anni) che consistono nel portare il bambino sul proprio corpo, con l’aiuto di diversi sussidi, rudimentali o più sofisticati a seconda della cultura di appartenenza o delle preferenze di ognuno.

Soprattutto per il mio secondo figlio, a partire dai 6 mesi circa, ho usato frequentemente il marsupio e l’ho trovato molto comodo in alcune specifiche situazioni. Ho invece letto recentemente che l’uso delle fasce, seppur richieda un iniziale investimento di tempo per far pratica, è sicuramente più flessibile, meno ingombrante e si adatta meglio alla fisiologia sia di chi porta (non affaticando la schiena), sia di chi è portato.

Ho scoperto infatti che il portare è consigliato sin dalla nascita e ha moltissimi benefici sia per il bambino che per la mamma: come ben esprime FrancescaTra il genitore e il figlio infatti si stabilisce una relazione profonda, caratterizzata da un alto contatto; il distacco dalla mamma avviene con maggiore facilità perché il piccolo si sente sicuro di sé; i bambini vengono immersi fin da piccolissimi nella vita degli adulti, a cui partecipano attivamente attraverso tutti i sensi.

E per questo che il portare, come ben dice Esther Weber, autrice del libro Portare i piccoli e dell’omonima associazione culturale: “E’ un approccio rispettoso e particolarmente adatto nella relazione tra genitori e bambini proprio nella realtà occidentale“.

Secondo moltissimi studi recenti espressi anche da Alessandra Bortolotti: i bambini portati piangono meno, essendo assecondati i loro bisogni primari di vicinanza con la madre e quelli di fiducia nel contatto continuo con essa e, quindi sul lungo periodo, il portare contribuisce a consolidare l’autonomia del bambino.

Portare, proprio per lo stretto contatto a prova di bacio tra mamma e bambino, aiuta la comunicazione e la relazione madre-figlio e facilita il continuum fra endogestazione ed esogestazione, utilissimo quindi per aiutare il bambino a superare il trauma della nascita in particolar modo in casi di parto prematuro, gemellare, cesareo o comunque difficoltoso: il supporto offre al bimbo contenimento e protezione rassicuranti, trovandosi in condizioni molto vicine a quelle che provava nell’utero materno, stimolando anche l’organo dell’equilibrio e migliorando in generale lo sviluppo corporeo.

Portare è comodo, pratico, economico, ecologico e sostenibile.

Ma come sostiene bene quest’articolo : “L’essenza del portare non sta negli obiettivi che ci poniamo nel farlo (porto perchè pianga meno, porto per essere più comoda, porto così sarà più stimolato…), […] ciò che conta è la vicinanza. E’ da questa vicinanza che nascono tutti gli effetti positivi del portare, che sono gli effetti dell’amore“.

E ancora Francesca sottolinea come: “Usare la fascia non è una moda, ma una scelta, un modello di educazione in un certo senso: nella nostra società si tende a voler insegnare ai bambini a diventare precocemente indipendenti dai genitori dal punto di vista emotivo; con la fascia invece è il genitore ad adattarsi alle esigenze del bambino standogli accanto e infondendogli sicurezza proprio nel periodo della loro vita in cui si sentono più vulnerabili.

Esistono moltissimi tipi di supporti tra cui scegliere. Io ho avuto in prestito da un’amica la fascia lunga, che non vedo l’ora di provare, ma nel frattempo, nell’attesa che arrivi il piccolo, mi sono cimentata nel cucirmi il Mei Tai, il portabébé di origine cinese, che puo’ essere utilizzato in diverse posizioni fin dalla nascita.

Ne ho cucite due versioni: uno imbottito, forse più comodo nei mesi invernali (quello a sinistra nella foto all’inizio di questo post, in stoffa a fiori), e uno semplice di stoffa pesante (a destra nella foto).

Per il modello e le istruzioni mi sono basata su questo tutorial a cura di Claudia. Per capire come si usa, potete vistare questa pagina, ricca di immagini esplicative.

In rete inoltre si trovano moltissime informazioni, spunti di riflessione e video-tutorial sull’uso delle diverse fasce, sui Mei Tai e sul significato del portare in generale.

E voi? Fatemi sapere quale è la vostra esperienza nel portare e cosa ne pensate a riguardo nei commenti qui sotto.

The versatile blogger award

Mi sono affacciata da pochissimo tempo nel bellissimo, stimolante e appassionante mondo dei blogger ed è con immensa soddisfazione che annuncio che vitadimamma ha ricevuto da unamammaperdue il riconoscimento di versatile blogger!

La ringrazio moltissimo per la sua nomination, è per me un vero onore riceverlo da veterane come lei, che stimo, come altre blogger, per il proprio pensiero e per il modo in cui riescono saggiamente ad esprimerlo via blog! Questo mi da’ la giusta spinta a continuare a perseverare in questa mia passione e ancor più a confermare quanto il mondo del blog sia una comunità vitale e assolutamente divertentissima da frequentare!

Per meritare questo premio ci sono delle regole da seguire e soprattutto è un modo speciale per poterlo condividere con altri/e blogger!

Per l’assegnazione è necessario:
– ringraziare la persona che vi ha nominato e mettere il link del suo blog
– condividere 7 fatti/cose/notizie su di voi
– conferire l’award ad altri 15 bloggers che ritenete abbiano un blog interessante (o che apprezzate particolarmente) e fargli sapere che hanno vinto.

Di nuovo quindi un ringraziamento a unamammaperdue e al suo interessante blog!

I 7 fatti/cose/notizie su di me (assolutamente soggettive!) sono:

1. La maternità mi ha rivoluzionato la vita…in meglio! I miei figli mi forniscono quotidianamente gli stimoli per riconoscere in me stessa la mia vera natura interiore. Per parafrasare Maria Montessori: attraverso i bambinii ripercorro a ritroso il cammino effettuato a partire dalla nascita, dal centro alla perfieria, dalla periferia al centro.

2 Istintivamente tendo a cadere nella trappola del vittimismo o della malinconia, ma sto imparando attraverso l’esperienza a gestire queste energie in maniera positiva e a trasformarle in perseveranza e determinazione per raggungere gli obbiettivi che mi prefiggo. Al di là del risultato, ciò mi aiuta a conquistare la serenità interiore.

3. Non sopporto andare a dormire con la cucina in disordine. So che per molti non è un problema, ma per me sarebbe una tortura svegliarmi e trovare ancora i piatti e le pentole della cena precedente ancora da lavare e riordinare!

4. Sono un’appassionata della cucina naturale e del viversano, ma di fronte alla Nutella tutti i miei valori crollano come un castello di carte!

5. Credo che le scelte che ho fatto in passato, giuste o sbagliate che siano state, mi hanno reso la persona che sono ora e di questo sono grata. Forse uno dei pochi rancori che ho è quello di non aver partecipato almeno ad uno stage dell’Odin Teatret quando ne ho avuto l’opportunità durante gli studi universitari.

6. Sono un “early bird”, mi piace alzarmi presto e godermi la solitudine delle prime ore del mattino. La prima cosa che faccio appena alzata è vestirmi! Tanto adoro mettermi il pigiama la sera, quanto aborro ciondolarci dentro la mattina! Credo sia una questione di bioritmi!

7. Ringrazio ogni giorno di avere vicino una persona splendida come mio marito Matteo, la persona migliore che io abbia mai conosciuto. Uomo bellissimo, pieno di talenti, di sensibilità e irrinunciabile brontolone. Non vorrei condividere la mia vita con nessun altro.

E ora veniamo alla proclamazione dei 15 blogger vincitori (rigorosamente in ordine sparso!):

1 Equazioni
2 Genitoricrescono
3 La casa nella prateria
4 La pappadolce
5 Mammamsterdam
6 Mammachetesta
7 Mestieredimamma
8 Bilinguepergioco
9 Fabiodellamarta
10 Panzallaria
11 Steadymom
12 Keeperofthehome
13 Lifeasmom
14 Itmom
15 Raising Happiness

Con l’augurio che anche voi possiate visitare questi fantastici blog che seguo con interesse e gratitudine, vi saluto…vado ad avvertirli ad uno ad uno!