Pannolini lavabili: i nostri primi otto mesi

E’ da qualche tempo che mi riprometto di aggiornare qui l’andamento della nostra esperienza con i pannolini lavabili.
Sono infatti ormai 8 mesi abbondanti che li usiamo. La nostra esperienza é assolutamente positiva. Non sentiamo minimamente la mancanza degli usa e getta, anche se, devo ammetterlo, continuo tutt’ora a esserne piuttosto sorpresa.
Scrivo questo, perchè all’ inizio, confesso di aver avuto timore di essermi imbarcata in un’ impresa piú grande delle mie forze: un piccolo appena nato, due fratelli sotto gli 8 anni e una plausibile stanchezza post-partum, mi facevano guardare quei pannolini di stoffa, tutti ben lavati e ordinati sotto il fasciatoio, come degli ostacoli da superare o come impegni da compiere per il Bene assoluto, ma che poco in realtà avevano che fare con il nostro modo di vivere. Anzi, nutrivo forti timori di aver fatto il passo piú lungo della gamba, avendo la sensazione lampante di dover far si che ci dovessimo adattare ad una situazione che, nella migliore delle ipotesi, pregustavo come ecosostenibile e salutare, ma che richiedeva, per quanto mi riguardava, l’onere di dovermi sobbarcare di un ulteriore impegno.

Sorprendentemente invece, non solo i lavabili hanno positivamente disatteso le mie cupe aspettative pessimistiche, ma devo anche ammettere che, seppur tutt’ora non sappia se sto dicendo qualcosa di positivo o meno, la nostra vita con i lavabili, non é cambiata affatto!Infatti la flessibilitá e la comoditá dei pannolini lavabili, ci hanno permesso di dimenticare di star facendo qualcosa di giusto oltre che di buono per noi stessi, per l’ecosistema e per la salute di nostro figlio e del nostro portafoglio.
Di certo questi valori hanno inizialmente orientato le nostre decisioni teoriche, ma ora, devo ammetterlo, ci abbiamo proprio preso gusto, e probabilmente continueremmo comunque, anche a prescindere da esse! Quel che infatti ne abbiamo ricavato, é che invece sono stati proprio i lavabili ad adattatarsi perfettamente alla nostra vita e senza traumi, senza fatica, ma anzi con soddisfazione e la piú totale sostenibilitá!Ecco quindi un primo bilancio della nostra esperienza, delle diverse tipologie adottate e dei diversi modelli che abbiamo usato durante i mesi scorsi e che continuamo ad usare tutt’ora.

I PRIMI 3 MESI:
Abbiamo utilizzato esclusivamente All-in-two (AI2), ovvero, pannolini di tessuto variabile con abbinata una mutandina impermeabile in pul.
Come inizio, ci siamo fermati a due tipologie di AI2: i muslin, dei teli rettangolari di cotone simile alla garza o ad una mussola a trama molto rada di cm 80×80.

La nostra scelta si è orientata su 10 muslin Disana in cotone biologico che abbiamo comprato ad un prezzo veramente ragionevole. Sono pratici da usare, basta conoscere alcune piegature base. Un po’ impegnativo prendere la mano quando il bambino comincia ad agitarsi sul fasciatoio, ma se si inizia da subito, quando il bambino è ancora un neonato, li consiglio vivamente. Inoltre, li ho usati anche per altri scopi: come lenzuolino da culla d’estate, come base per il cambio quando siamo fuori casa e anche come bavaglino o come telo dopo bagno. Uno dei grandissimi, encomiabili vantaggi dei muslin è la velocità di asciugatura: imbattibili.
Gli svantaggi: si devono conoscere le piegature, non hanno una fortissima assorbenza, ma è uno svantaggio a cui si può rimediare con l’aggiunta di un booster, (ovvero di una striscia di tessuto imbottito che fa da rinforzo). Ad ogni modo per le feci liquide dei neonati vanno benissimo anche senza rinforzo. Non sono il massimo per cambi al volo, ma molto dipende dalla pratica acquisita.

Necessitano di una chiusura. Noi abbiamo usato degli snappies, fantastiche ed efficacissime invenzioni della tecnologia moderna, che hanno soppiantato le classiche spille da balia dei tempi che furono.

Un altro AI2 che abbiamo usato moltissimo nei primi tre mesi è stato il fitted (ovvero una mutandina assorbente preformata) Popolini Two Size in bamboo, una fantastico pannolino leggero, ma assorbente, poco ingombrante e molto confortevole che prevede la possibilità di adattare secondo la taglia l’aderenza attraverso dei pratici bottoncini a pressione.

Lo svantaggio principale è che questo tipo di pannolini devono essere acquistati a taglie. La nostra taglia S è durata fino ai 4 mesi circa. Inoltre richiedono tempi di asciugatura un po’ lunghi, all’incirca di 48 ore in inverno.

Per entrambi gli AI2, abbiamo usato delle cover impermeabili Popolini Popo-wrap, che prevedono chiusura a velcro personalizabile secondo la taglia e l’ingombro del pannolino.

Per la notte, i primi tre mesi ci siamo sentiti più sicuri ad usare gli usa e getta, nel numero di 2 a notte.

DAI 3 AI 6 MESI CIRCA:
Abbiamo continuato con l’assetto precedente e dopo aver abbandonato quelli in bamboo perchè ormai troppo piccoli, ci siamo oientati sugli AI2 fitted di Popolini chiamati Ultrafit, in cotone organico.

Abbiamo cominciato ad usarli anche per la notte (avendo eliminato il cambio intermedio notturno), perchè hanno un’assorbenza incredibile, anche se sono piuttosto ingombranti e asciugano lentamente in inverno, anche se in meno tempo di quelli in bamboo.

Inoltre abbiamo affiancato alcune altre tipologie di lavabili come gli All in One (AI1) in tutto e per tutto simili come praticità agli usa e getta, in quanto sono pannolini interi che prevedono o meno booster aggiuntivi fissi o mobili.

Le nostre scelte si sono orientate su i Gro-Via nella versione Hybrid (che uniscono la semplicità degli AI1 con la flessibilità degli inserti mobili): sono ideali per i cambi fuori casa, assorbenti anche grazie a booster che si attaccano con bottoncini al corpo del pannolino e sono anche superveloci da asciugare. L’unica pecca é un giro coscia forse troppo sgambato, che piú di una volta ha permesso ai liquidi di fuoriuscire.

Abbiamo anche adottato dei pannolini pocket, cioè pannolini AI1 che possono essere farciti tramite una tasca interna con uno o più inserti assorbenti.
Abbiamo scelto un prodotto italiano, i Naturalmamma pocket in cotone organico e inserti in micropile.

I pocket hanno l’encomiabile vantaggio di essere regolabili per taglia (questi vanno dai 3 ai 12-18 mesi circa), attraverso dei bottoncini sul davanti e alla vita tramite stretch. Lo svantaggio maggiore è la lentezza di asciugatura dei pannolini. Noi li abbiamo acquistati in una conveniente offerta da 10, con doppi inserti in dotazione, che ci hanno permesso di poter sopperire a questo inconveniente di cui altrimenti bisogna tener bene conto prima del”acquisto.

DAI 6-7 MESI AD ADESSO:
Per il batttesimo ci siamo fatti regalare dai nonni degli splendidi e coloratissimi AI1/pocket della Totsbots Easyfix con interni di micropile assolutamente confortevoli e assorbenti, pur non risultando affatto ingombranti.

La loro particolare tipologia prevede una lunga striscia di micropile che si ripiega prima su se stessa e poi va inserita internamente ad un a tasca simile a quella dei pocket, facendo da inserto. Ma che ha la praticitá di rimanere attaccata al pannolino e di poterla srotolare prima del lavaggio, cosí da velocizzare l’asciugatura (peraltro velocissima).

Della stessa marca stiamo usando degli AI2 Bamboozle Stretch in tessuto morbido e assorbente di bamboo che usiamo con la mutandina impermeabile. Anche questi comodissimi e pratici, anche se un po’ lenti, come tutti quelli in bamboo, nell’asciugatura. Vanno a taglie e ognuna di esse puó essere a sua volta adattata a due stadi diversi, tramite bottoncini sulla parte davanti.

Questa invece é una cover della Mother-ease che ha bottoncini laterali invece che lo stretch. E’ comoda come velocità di cambio, ma la trovo definitivamente ingombrante (fa effetto palloncino), anche se devo ammettere che da’ molta sicurezza di contenimento dalle eventuali fuoriuscite provenienti dallo strato sottostante. I bottoncini, per una mutandina cover, secondo me, non sono una buona idea, perchè limitano la durata della taglia.
Devo ammettere però che li ho acquistati soprattutto attirata dalle fantasie estive e marine, ma forse, se tornassi indietro, non le comprerei.

Durante i giorni di settembre, il caldo e probabilmente dei cambi meno frequenti (mea culpa!) hanno provocato al piccolo una irritazione da candida. Per 2 settimane abbondanti, sotto consiglio della pediatra, siamo tornati agli usa e getta, per evitare che l’umidità aggravasse la situazione e affinchè le creme potessero agire localmente senza rovinare i tessuti dei pannolini.

Questa esperienza, involontariamente, mi ha permesso di fare, a conti fatti, un passo in avanti, nella conoscenza degli assetti giusti per il mio piccolo.Ad esempio, ora ho eliminato completamente i veli raccoglifeci di carta (simili in tutto e per tutto ad una carta cucina, o ad una carta igienica, che si buttano nel wc e permettono di togliere il grosso, senza sporcare troppo i pannolini). Oltre ad essere uno spreco di carta ed un costo aggiuntivo, quei veli si impregnavano di pipì, facendo rimanere il bagnato a contatto con la parte genitale per troppo a lungo. Per la pelle sensibile non va bene.
Ho trovato quindi una nuova soluzione semplice, economica, ecosostenibile e soprattutto, efficacissima per la pelle: i veli lavabili di micropile.

Questi infatti hanno la proprietà di far passare il bagnato nello stato sottostante, asciugandosi immediatamente e isolando quindi la pelle dal bagnato quel tanto che basta per non causare irritazioni. Si comprano in pacchi da 10, a prezzi bassi e possono essere lavati e riusati all’infinito. Inoltre, con le feci solide dei bambini svezzati, sono comodissimi, perchè si svuotano nel water senza problemi.
Per chi ha bambini con questo tipo di predisposizioni alle irritazioni, si vendono anche dei telini in seta buretta (una seta grezza dalle potenti proprietà curative per la pelle) che possono essere utili nei momenti di maggiore infiammazione.
Dopo questa esperienza, abbiamo messo in stand-by i Naturalmamma pocket, perchè probabilmente il loro fondo di cotone organico facilitava non poco il ristagno. Ora li usiamo per cambi al volo e sempre con micropile infilato internamente e con velo di pile a contatto con la pelle.

Un altro aspetto importante di cui abbiamo fatto esperienza, è stata la necessità di semplificare e snellire il nostro bagaglio di pannolini lavabili. Soprattutto in previsione dei prossimi mesi da camminatore e fino al momento del vasino, abbiamo acquistato dei prefolds, ovvero delle striscie rettangolari di cotone divise verticalmente in tre colonne da 2 cuciture longitudinali che servono a tener ferma una imbottitura centrale.

I prefold sono usatissimi negli USA, perchè uniscono i vantaggi dei muslin (sono molto economici) all’assorbenza degli imbottiti, senza aver bisogno di acquisire moltissima manualità, in quanto le piegature sono facilitate dalle cuciture. Abbiamo acquistato dei kit convenienti della Real Nappies, azienda Neozelandese che rifornisce gli ospedali pubblici di quella (civile!) nazione, che comprendono anche delle mutandine impermeabile con tasselli di velcro alla vita (e quindi meglio adattabili alla circonferenza vita del bambino) . Ma ho già in mente, se ci sarà necessità, di cucirmi i prossimi prefold da sola, essendo veramente facilissimi da coinfezionare in casa riciclando vecchi asciugamani e lenzuola di flanella o cotone.
Per ora stanno andando benissimo. Comodi, non ingombranti, la mutandina è di ottima fattura e ben aderente, e sono facilissimi da usare. Inoltre possono essere farciti con booster aggiuntivi, anche quindi per la notte, il nostro prossimo passo che, a breve, adotteremo.

Per i giorni in cui lavoro e in cui il piccolo sta con i nonni e per i cambi al volo fuori casa, sto usando ancora alla grande il set di AI1 di Totsbots. I nonni si trovano bene e non hanno riportato alcuna difficoltà durante i cambi di pannolino.

PER CONCLUDERE:
I primi otto mesi sono andati benissimo. E’ stata, ed è tutt’ora, un’ esperienza molto importante per tutti noi in famiglia e, mi sento di dirlo, anche per chi ci frequenta da vicino e per tutti coloro con cui interagiamo quotidianamente, prime fra tutte le mamme di altri bambini piccoli che non conoscevano i lavabili.

Ecco in sintesi cosa ho imparato in questi 8 mesi:

Ho imparato che i pannolini lavabili sono altamente personalizzabili e flessibili a seconda del bambino e delle sue specifiche caratteristiche (Il mio ad esempio ha pelle delicata e girocoscia ampio e sono fattori che ora ho ben presente prima di procedere ad acquistare) e anche a seconda degli stadi di crescita. Consiglio di comprare varie tipologie e di limitarsi nella tentazione di comprare troppo e subito.
Nel mio caso infatti, il pacco da 10 di Naturalmamma è stato forse un acquisto eccessivo per numero di pannolini, anche se non posso dire che ci abbia rimesso economicamente o che abbia preso una buggeratura. Sono infatti ottimi pannolini, che al momento sono in stand-by, ma che non escludo di usare nuovamente quando gli AI1 Totsbots saranno diventati troppo piccoli.

– Un altro elemento di cui ho fatto esperienza, è la praticità dei cambi. Usando molto gli AI2, ora che il piccolo si muove moltissimo sul fasciatoio, ho imparato a farcire già il pannolino e tenerlo pronto per il cambio già dopo l’asciugatura. E ora, in tutto e per tutto, la velocità di cambio è comparabile con quella degli usa e getta.

– Inoltre, ho capito di dover evitare il manicheismo: non bisogna farsi prendere dalla mano e considerare i lavabili una scelta definitiva e da cui non si può tornare indietro. Certo, non posso evitare di sentirmi un po’ in colpa quando uso i pannolini di carta, ma se lo faccio c’è sempre una necessità dietro, per cui è sempre da considerarsi una soluzione momentanea. Ad ogni modo l’importante è che i lavabili siano la regola generale e non l’imperativo assoluto.

– Se si pianifica bene, ho imparato che il fabbisogno di pannolini è davvero minimo in termini di spesa economica. Nel nostro caso, questo non è successo al 100%: forse avrei potuto fare scelte più oculate soprattutto durante i primi mesi, ma devo altrettanto ammettere che non c’è stato un pannolino o una tipologia che sia rimasto nel dimenticatoio: ho usato tutto e di tutto ho ora una ben definita idea e opinione.

Quale sono le vostre esperienze con i lavabili? Quali tipologie sono più adatte all’età e alle particolarità dei vostri figli?

Facciamo colazione!!!

Ovvero: 7 sane colazioni fatte in casa che i vostri bambini adoreranno!!!

image

In casa nostra il buongiorno si vede dal mattino, e una buona, abbondante e saziante colazione ci ha sempre aiutato a cominciare bene la giornata. Soprattutto i bambini, per la mia esperienza, hanno bisogno di qualcosa che stimoli il loro appetito e riesca a sostenerli nei loro impegni, in special modo durante le mattine passate sui banchi di scuola.
Una delle strategie che abbiamo progressivamente adottato nel tempo e che abbiamo trovato vincente, è stata quella di trovare alternative stuzzicanti alle allettanti, ma poco salutari colazioni in scatola, piene di zuccheri, conservanti e grassi saturi, che riempiono scaffali e scaffali di ogni supermercato.

Tanto piú che, grazie alla attenta collaborazione dei miei figli, abbiamo notato che la tipica colazione all’ italiana di molti bambini, fatta di latte caldo con biscotti confezionati, cereali in fiocchi del cartone alla moda o merendine imbustate direttamente da Banderas, seppur erano accolte con grida di giubilo, non riuscivano a saziarli, anzi, inizialmente parevano appesantirli e, paradossalmente, li lasciavano ben presto ad affrontare un gran senso di fame.

Per questi motivi, e per non passare mezz’ora ai fornelli di prima mattina, ho creato insieme ai mei figli una lista di colazioni sane che a noi piacciono e ci fanno sentire bene e che, con un minimo di pianificazione, riusciamo a preparare in breve tempo appena svegli, mentre i bambini si vestono, o a mettere su in poche mosse la sera prima mentre preparo la cena.
In piú, per evitare discussioni dell’ultimo minuto, abbiamo stabilito insieme un piano di massima settimanale delle nostre colazioni.

Ve le voglio mostrare qui di seguito.
Chissá che anche ai vostri figli non piacciano come ai nostri?

Lunedí: uova strapazzate con pane tostato
Martedí: muffins (preparati durante la cena la sera prima, in gusto da concordare)
Mercoledí: french toast
Giovedí: pancakes americani
Venerdí: muesli fatto in casa e yogurt
Sabato: pane con crema di nocciole al cioccolato
Domenica: toast con prosciutto e formaggio

Questa lista, naturalmente cambia spesso, a seconda delle voglie e delle stagioni, ma un piano di massima a cui riferirci ci aiuta immensamente e ci rende la vita piú semplice.

Questa strategia ha infatti enormi vantaggi:

ci guadagnamo in salute: tutti ingredienti sani riconoscibili e nutrienti che ci saziano per lungo tempo
ci guadagniamo economicamente: sono ingredienti base che tutti noi abbiamo giá in casa o possono essere comprati a poco prezzo (avete idea sicuramente di quanto costino le colazioni giá pronte e in quanto poco tempo vengono spazzate via da boccucce affamate!)
ci guadagniamo in tempo: sappiamo cosa preparare e siamo veloci nel farlo
ci guadagnamo in serenitá: non piú bisticci su “Allora cosa vuoi per colazione?” E niente piú mamme e papá stressati già alle 7 di mattina!
ci guadagniamo in varietà: 7 colazioni diverse per 7 giorni!
– la colazione diventa parte integrante della nostra routine mattiniera: i bambini sanno che devono prepararsi da soli mentre io e papá siamo ai fornelli
– la colazione diventa un altro momento di aggregazione familiare prima che ognuno vada per la sua strada.

Insomma….cosa puó volere di piú una mamma?
…Ma la ricetta dei pancakes americani, naturalmente!

Eccovela!
Buona colazione!!!

[gmc_recipe 2055]

La strada della semplicità

image

Non è  una novità, per chi segue questo blog da qualche tempo, sapere che uno dei miei principali obbiettivi personali, sia quello di vivere il più  possibile una vita familiare consapevole, in cui ogni giorno possa essere accolto come l’ opportunità unica e irripetibile di vivere con intenzione al meglio delle proprie possibilità.
A volte peró, sono così avvolta dal turbinio di impegni, pensieri, desideri, obblighi che mi sembra quasi di soccombere e di perdere completamente l’orientamento.

Ho già parlato, riferendomi a questo concetto, dell’ utilità strategica di una mappa di viaggio, strumento che  reputo utilissimo per orientare il proprio bisogno di consapevolezza in specifiche direzioni pratiche.

In questi momenti di confusione infatti, diventa necessario fermarsi un momento a riflettere su quali siano i valori essenziali che ci guidano in questo irripetibile viaggio quotidiano, le azioni che consideriamo imprenscindibili per la salute e il benessere nostro e della nostra famiglia e quelle che siamo pronti ad abbandonare senza tanti rancori.

Questo cammino, per noi in famiglia, si sta sempre più orientando verso la scelta di vivere il più semplicemente possibile.

Ma cosa intendo con semplicemente?
Per quanto ci riguarda, vivere semplicemente significa, onorare con rispetto e gratitudine i doni che ci sono stati concessi: siano essi quelli del pianeta in cui viviamo e della natura che ci circonda, ma anche i talenti e le abilità o le propensioni personali che ci contraddistinguono, attraverso le quali possiamo interagire qualitativamente con il nostro prossimo, visto che va da sè che, in accordo con questa scala di valori, nessun dono può veramente considerarsi tale se non é volutamente e volontariamente condiviso o messo al servizio degli altri.

Vivere semplicemente è quindi un modo di tradurre nella pratica quotidiana quella mappa delle intenzioni su cui, come in un’orchestra, noi membri della famiglia, ci accordiamo all’unisono su una stessa coerente tonalità. Questi principi del vivere semplicemente si attuano infatti , come ben dice qualcuno: nel vivere olisticamente in linea con i propri valori esistenziali. Ovvero, con consapevolezza.

Per la nostra esperienza, ad esempio, vivere semplicemente si traduce nel progressivo avvicinamento a pratiche di vita quotidiana che cerchino di rispettare il piú possibile l’ecologia e l’ecosistema del nostro pianeta: piccoli accorgimenti giornalieri che crediamo, in barba ai pessimisti e agli scettici, possano fare, sia nell’immediato che sulla lunga distanza, la loro bella differenza: come ad esempio usare i pannolini lavabili invece di quelli usa e getta, oppure passare progressivamente ai detersivi meno inquinanti per l’ambiente e per noi stessi, o tutelare la nostra salute attraverso il cibo che mangiamo, scegliendo materie prime che siano nate e cresciute in ambienti il più possibile rispettosi dei modi e dei tempi che sono consoni ad esse.

Ma vivere semplicemente significa anche, e soprattutto, scegliere coscientemente di modificare la propria velocità e adattarsi a nuovi ritmi che possano aiutarci ad esercitare al meglio l’intenzionalità delle nostre azioni.
Accettare ad esempio, che ogni giorno sia fatto, nonostante i nostri strenui sforzi, di un numero finito di ore. E che il bisogno di produttività, debba essere sempre considerato secondario rispetto al valore dei rapporti emozionali e interpersonali.

Capisco cosa state pensando, perché lo penso anche io: vivere semplicemente a volte, sembra essere assolutamente complicato!

E’ infatti questa la sensazione che si prova se si incappa nel’errore di voler radicalmente cambiare le proprie abitudini e stili di vita tutti in una volta e tutti assieme.
E invece anche qui, é necessario un cambiamento di paradigma: perchè il cambiamento, per essere considerato tale, richiede tempo, pazienza e concentrazione.

“A journey of a thousand miles, must begin with a single step” diceva Lao-Tzu.
L’importante in questi ambiti, non é tanto camminare per arrivare alla meta, quanto procedere con l’ intenzione di raggiungerla, passo dopo passo.

Perciò a piccoli passi, con piccoli gesti quotidiani, la nostra famiglia si é volontariamente incamminata per questo sentiero.
Si, perchè anche se molti comportamenti virtuosi tendono ad essere più complicati a dirsi che nella pratica, é pur vero che ognuno di essi sottende una volontà chiara e precisa alla sua base: quella volontà che consente di superare l’iniziale disagio di abbandonare le vecchie strade consuete, per imparare nuovi modi di agire e per perseguire in essi quel tanto che si deve, finché non diventino pratiche acquisite.

Tanto piú che molte di queste, infatti, pur essendo semplici, prevedono tempi diversi rispetto a quelli a cui siamo abituati. Non piú ampie e nemmeno più dispendiose in termini di energie, anzi, tutt’altro.
Semplicemente si caratterizzano per essere azioni qualitativamente diverse in termini temporali. Queste pratiche richiedono infatti, una pianificazione a priori. Come era abitudine dei nostri antenati. Dietro ognuno di loro comportamenti infatti c’era un’organizzazione, ovvero un’intenzione, una consapevolezza, appunto.

Prendiamo ad esempio la pratica di fare il pane in casa: non richiede più di un quarto d’ora di impegno manuale (preparazione degli ingredienti, impasto, reimpasto e messa in forma), ma il tempo di preparazione totale può anche richiedere 12-24 ore, secondo i gusti e le preferenze di ognuno.
E quel che si ottiene, è un pane che qualitativamente, sia nel gusto che nel contenuto nutritivo, è assolutamente inconfrontabile con il pane industriale preconfezionato.

E questo è solo un piccolo esempio, dei tanti che si potrebbero citare. Ma non voglio rovinare la sorpresa!

Infatti, nelle prossime settimane, vi renderemo partecipi del nostro viaggio familare all’insegna del vivere semplicemente.
Progetti e strategie per scalare insieme quella che, a molti prima di noi, è sembrata essere una ripida salita verso il picco di una montagna invalicabile, ma che invece noi proveremo ad affrontare concentrandoci sul panorama meraviglioso che assaporiamo durante il nostro emozionante cammino.

Passo dopo passo.