Muffin dolci alle carote. La mia versione (tipo camille)

IMG_20150130_181503_600_NorthEast_vitadimamma

Molti conoscono la torta di carote, dolce tipico delle zone alpine. Un’ apoteosi di sapori dolci e stuzzicanti, sfiziosi e sofisticati, morbidi e croccanti.

Noi in casa ne facciamo una versione molto meno altolocata direi. E indubbiamente più commerciale.

Cosa voglio dire?

Voglio dire che a volte in cucina con i bambini devo giocare sporco e per assecondare la loro voglia di merendine, cerco in tutti i modi di imitarle, senza far loro rimpiangere le originali. Questa nostra versione non contiene burro, ma solo olio d’oliva e si prepara in un attimo, anche quando non abbiamo fatto la spesa e manca poco all’ora di cena. E poi, dopo anni di perfezionamento, ho trovato anche l’ ingrediente segreto. Quale? La spremuta d’arancia!

Perchè “When the going get tough, tough get going”!

E vai così!!!!!

Ingredienti:

  • 2 uova
  • 180g zucchero
  • 2 grandi carote pelate e grattugiate (le lascio asciugare un po’ su uno scottex)
  • 50ml olio di semi o evo
  • 150 g farina
  • 1/2 bustina lievito per dolci
  • 1/2 bicchiere di succo di arancia

Procedimento:

Accendere il forno a 175°. In un mixer capiente o in una ciotola mescolare le carote con le uova, l’olio e con lo zucchero, fino ad ottnere un impasto omogeneo. Aggiungere la farina con il lievito per dolci setacciato e mescolare brevemente. Poi aggiungere la spremuta di un arancio. Dividere nei pirottini dei muffin o, per la tort, in uno stampo per dolci di circa 20-24 cm di diametro. Cuocere a 175° per 25 – 30 minuti circa i muffin, la torta per un’ ora circa. Per capire quando sono/è pronta vale la vecchia e cara regola dello stecchino.

Se si crede si può aggiungere nell’impasto noci tritate (ca 50g) o dei mirtilli oppure dopo che si é freddata una glassa di 200 g di Philadelphia e 100 g di zucchero. Ma io non la faccio mai perché ai miei piccoli non piace, ma non disdegnano una spolverata di zucchero a velo.

Menù settimanale 2 – 8 febbraio 2015

Foto di Black Zack in licenza Creative Commons su Flickr
Foto di Black Zack in licenza Creative Commons su Flickr

Ciao a tutti!

Tempo di compleanni!

Domenica il nostro piccolo compirà 3 anni e siamo in attesa di amici e parenti per festeggiare! Quindi, in casa nostra, ci sarà da cucinare e il menù della settimana entrante sarà un po’ ridimensionato con ricette semplici e veloci, perchè potrò avvantaggiarmi poco o nulla in questo weekend.
Ecco quindi il menù per la settimana 2 – 8 febbraio:

Colazioni:

Lun –  Torta di compleanno (avanzata) e latte
Mar – Muffin alle carote, yogurt
Mer – Yogurt e granola
Gio – Muffin alle carote, yogurt
Ven – Pan brioche con nocciolata, latte
Sab – Pancakes
Dom – Pizza avanzata

Pranzi:

Sab – Pasta prosciutto cotto e piselli, broccoli lessi
Dom – Dai nonni

Merende (dopo scuola):

Lun – Pane e marmellata
Mar – Muffin alle carote
Mer – Muffin alle carote
Gio –  Crackers e formaggio
Ven – Pan brioche con nocciolata

Cene:

Lun – Polpettone di tonno, insalata e pomodori
Mar – Caciotta al pomodoro sul pane, carote condite
Mer –  Pasta e ceci, finocchi conditi
Gio –  Cous cous con ratatouille, polpette di carne e verdure
Ven –  Filetto di merluzzo panato al forno, spinaci
Sab –  Pizza fatta in casa (vari gusti)
Dom – Toast al formaggio, frutta

Se volete avere altre informazioni o qualche ricetta che non ho linkato vi incuriosisce, scrivetemi o lasciate un commento qui sotto!

Buon weekend a tutti!!!!!

Un libro per la Giornata della Memoria

anne frank_cover

Non è possibile parlare ai bambini dell’Olocausto, senza piangere. Non è possibile pensare lucidamente alle atrocità subite da quella gente, da quei bambini.

Eppure, noi adulti dobbiamo ricordare. E i nostri bambini devono sapere. Perchè, in qualche modo, possano dire anche loro  MAI PIU’!

I pochissimi sopravvissuti ancora in vita ai giorni d’oggi erano allora dei piccoli bambini. Delle mosche bianche scampate per un caso, per una fatalità, a quell’incubo durato anni. Ma quando anche loro se ne saranno andati, non resterà che la memoria. E oggi è la giornata per ricordare. Per far conoscere ai nostri figli, che nonostante il male, esiste sempre speranza per l’uomo. La speranza di un futuro migliore. Perchè la vita ricomincia sempre.

Anne Frank è stata una di quelle bambine mai più tornate. Ieri a casa, io e i miei bambini abbiamo letto insieme questo bellissimo libro che abbiamo preso in biblioteca, scritto da Josephine Poole e illustrato da Angela Barrett.

Anne Frank_culla

La trama si sofferma sulla vita di Anne Frank, dalle prime esperienze di bambina, ai piccoli e grandi segnali di antisemitismo in Germania , alla emigrazione in Olanda, fino agli anni passati nascosta insieme alla sua famiglia nell’ appartamento segreto sopra la fabbrica del padre e fino all’arresto da parte dei soldati nazisti. Quello che colpisce subito del libro sono, naturalmente, le grandi illustrazioni a tutta pagina. Vere e proprie opere d’arte, che accompagnano il testo aggungendo particolari e sottolineando le sensazioni che aleggiano nel cuore durante la lettura dei brani. Lo stile della Barrett è superbo, così limpido e all stesso tempo evocativo. C’è una dolcezza latente che pervade anche le scene più tristi (Anne presa in giro dai compagni di classe o quando viene arrestata) e che culmina nello sguardo della bambina. Così attento, così semplice e vispo, così vivo.

Anne Frank_derisa

 

Non c’è mai leziosità nella descrizione delle scene. C’è una dignità che pervade invece ogni cosa. E la scrittura di Josephine Poole è la perfetta compagna. Non è facile parlare di questa vicenda a bambini anche piccoli. Eppure, il testo non usa quasi mai parole dirette per descrivere la morte. La scrittrice riesce con parole semplici a spiegare quali fossero le premesse per la persecuzione ebraica da parte dei tedeschi. E i tedeschi stessi, gli uomini comuni intorno a loro, sono descritti non tanto come nemici, ma come persone affamate, impaurite, arrabbiate. Mentre la crescente preoccupazione e disperazione degli ebrei adulti è spiata da Anne e dai lettori solo attraverso lo spiraglio di una porta appena aperta.

Padre_Anne-Frank

Quel che rimane è questa assoluta dignità del popolo ebraico. E la figura del padre, descritto come un uomo che sapeva conquistare i bambini con storie e barzellette (proprio come la figlia, a cui in qualche modo fa da specchio) è l’emblema di questa dignità. Non si perde mai d’animo, continua a sorridere e a lavorare, si circonda di persone buone, come la sua assistente Miepl, che aiuterà i Frank a nascondersi e accoglie altre persone nel loro prezioso nascondiglio. Lo vediamo intento a riordinare, a organizzare. E anche nella scena finale, alla sua scrivania, unico sopravvissuto della sua famiglia, con Miepl che gli consegna il diario della figlia, il suo sguardo triste e spento è mitigato dalle parole dell’autrice: la storia di Anne Frank continuerà a vivere.

Anne Frank_negozio

Devo confessare di aver avuto timore che i miei figli potessero rimanere scossi da questo libro. Ma così non è stato. Anzi, anche il più grande, di dieci anni, il più sensibile dei tre e il maggiornmente impressionabile, mi ha detto che questa era una storia veramente triste. Non ha pianto, non si è impaurito, è rimasto lì a pensare alla tristezza. Il suo ricordo sarà quindi sicuramente di un’emozione forte, ma da cui si può ripartire per creare qualcosa di buono. Come, in qualche modo, ha fatto la piccola Anne Frank. Anne la bambina che ci che guarda dritto negli occhi dalle ultime pagine del libro e ci sussurra: MAI PIU’ !

Anne Frank_lo sguardo

Se vuoi acquistare Anne Frank puoi farlo da questo link affiliato: