In bilico

Nientedispeciale
L’altro ieri io e mio figlio più grande, siamo rimasti a casa.

Perchè a volte, nonostante la vita che incalza, gli impegni che ci chiamano e i doveri da onorare, c’è bisogno di fermarsi. A fare cosa? Niente di speciale.

Accompagnare il fratellino più piccolo a scuola e fermarsi a giocare con la neve fresca su una macchina parcheggiata nel cortile, può essere una di quelle cose. Oppure passare al mercato rionale a comprare frutta e verdura e prodigarsi ad aiutare mamma a portare le buste della spesa, può essere un’altra. O ancora, bighellonare in biblioteca guardando le copertine dei libri che ci piacerebbe leggere un giorno. O anche quelli che invece, non ci piacerebbe leggere per nulla al mondo. E scoprire con sorpresa da parte di entrambi, che il suo libro preferito, un tomo che farebbe impallidire anche Umberto Eco, si trova negli scaffali della sala di narrativa per adulti. Una stanza nuova, mai visitata prima di ora. Molto più composta e seria di quella riservata ai bambini e ai ragazzi. Ma piena zeppa di storie nuove da scoprire. E poi, dopo pranzo, leggere a voce alta una breve storia da morire dal ridere dalla prima all’ultima pagina e accorgersi tra una risata e l’altra, che è già ora di andare a prendere i fratelli a scuola.

Molte ansie turbano il cuore di questo piccolo/grande figlio. Si insinuano nei suoi respiri e diventano più pesanti, man mano che il sole tramonta e si accendono le luci elettriche, sino ad arrivare a togliergli quasi il respiro quando è l’ora di addormentarsi. Il prossimo anno ci saranno le scuole medie. E una nuova vita avrà inizio. Non più l’atmosfera rilassata e conosciuta della scuola elementare, delle maestre comprensive e rassicuranti. Ma un nuovo ambiente, nuovi amici e tante nuove figure adulte a cui render conto. Ci saranno i compiti a casa tutti i giorni e tante ore da passare sui libri di scuola. Nel frattempo c’è la comunione, che seppur aspettata da tutti in famiglia con tanta gioia, sembra a volte essere un altro esame da superare, un’ altra prova da sostenere. E poi c’è anche quella bambina dagli occhi azzurri che provoca delle emozioni nuove e che lo portano a volte, suo malgrado, a vedere gli amichetti del cuore con occhi meno complici di un tempo. E di questo si rammarica, in silenzio.

Come ogni mamma, porto nel cuore i miei figli ogni momento. Li sento come parte di me. E i miei battiti, col tempo, si sono adattati a battere ai diversi ritmi dei cuori di ognuno di loro. Ma c’è questo figlio, il figlio più grande, che sin da quando non era il più grande, ma semplicemente il figlio, occupa un posto speciale dentro di me.

“E’ il figlio più problematico.” Mi dice qualcuno. Ma io non lo vedo così. Ogni figlio ha i suoi, di problemi. “E’ quello più sensibile.” Mi dicono altri. No, nemmeno questo. Ogni figlio è sensibile a modo suo.

Per me è semplicemente quello tra i miei figli che è il più propenso a non risparmiarsi il lato buio della vita.

Non che non sia allegro o vivace: è un bambino di un’ironia incontrollabile e trascinante, capace di enormi risate sganasciate e di corse a perdifiato in mezzo alla sua adorata natura. Ma dentro di lui questo aspetto crepuscolare occupa altrettanto spazio dell’altro. E questo aspetto lo indirizza più frequentemente degli altri due verso la malinconia, l’ansia, la tristezza, ma anche e soprattutto verso la generosità, l’empatia, la tenerezza, la dolcezza, la spiritualità, la creatività, la contemplazione della bellezza della natura e delll’arte.

E io, la sua mamma, non smetto di osservarlo. Non riesco a smettere di guardare questa vita che sta esplodendo dentro e fuori di lui: le gambe che si allungano, i capelli che gli crescono lunghi e che ha scelto lui di lasciar crescere, le espressioni del suo viso che si modificano.

La sera, accanto al suo letto gli faccio credere di pregare con lui. Ma invece prego per lui. Prego Dio che la vita e le esperienze che arriveranno per lui gli lascino intatta quest’ anima pura che ha. Prego Dio che gli sia sempre accanto nel cammino che farà nella vita, che gli alleggerisca quel peso in più che sembra portarsi sulle spalle. Mi sembra così fragile, così piccolo in quel suo letto e nelle sue paure prima di addormentarsi.

Mi strugge il cuore questo figlio più grande. Una grande malinconia mi pervade. Una nostalgia preventiva mi occupa il cuore.

Quella di quel bambino che è ancora e che presto non sarà più.

Non ce lo siamo detti, ma credo che, in qualche modo, anche lui provi lo stesso verso di me: mi vuole sempre presente, mi cerca, mi sta vicino. Mi coccola e vuole ricevere coccole.

A suo modo, con la dolcezza infinita e l’incontenibile tenerezza che lo contraddistingue, quel bambino che è in lui mi sta, piano piano, giorno dopo giorno, dicendo addio.

Fra poco, un battito di ciglia, e sarà un ragazzo. Preferirà uscire con gli amici che restare a casa. Confidarsi con il compagno di classe che con la sua mamma. Tornare a casa da solo, che corrermi incontro all’uscita di scuola.

E così sia.

Che sia questo mio Dio, perchè altro di meglio non potrei volere per lui.

Ma ora, in questo momento, lasciateci godere l’uno dell’altra. Lasciateci a ridere a crepapelle per quel libro, passeggiare mano nella mano tra le bancarelle del mercato, assaporare la gioia di un tempo lento, solo per noi due.

In fondo, non è niente di speciale.

Come pianificare le pulizie domestiche

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Voglio essere onesta. I mesi invernali sono i più difficili per me.  Il periodo successivo al Natale e all’inizio dell’anno nuovo, parte con tanti buoni propositi. Con mille idee e progetti.

E poi?

E poi il tran tran quotidiano riprende il suo ritmo, gli impegni familiari si accavallano, c’ è la scuola, il lavoro, gli impegni sportivi dei bambini la cena da preparare, la spesa da fare e, come se non mancasse, magari un figlio si ammala e anche quel barlume di pianificazione familiare va a farsi benedire.  Non so se capita anche a voi, ma in questi periodi di stanchezza, la gestione della casa è una delle prime cose che in famiglia cominciamo a trascurare. Sobbarcati di impegni e di necessità, non abbiamo il tempo materiale per gestire le pulizie di casa come vorremmo e quello che riusciamo a fare,  sembra sempre comunque essere una goccia nell’oceano. In questi periodi infatti, già stare al passo con i panni da lavare ed asciugare sembra un’ impresa titanica, figuriamoci il resto!

Eppure questi sono ambiti in cui la costanza è l’unico mezzo per la salvezza della serenità familiare (o almeno la mia!).

Così ho pensato di fermarmi volontariamente un momento e buttare giù qualche idea che possa aiutarci a gestire le pulizie domestiche nel modo più semplice ed efficace. Spero possa aiutare anche chi, come me, al momento si sente sopraffatto dal caos di una casa lasciata per troppo tempo in stand-by.

  1. Creare una lista di necessità quotidiane inderogabili. Ovvero, i compiti a cui non possiamo rinunciare nella gestione quotidiana della casa. Nella nostra famiglia sono ad esempio: rifare i letti, caricare/svuotare la lavastoviglie, lavare e ripiegare un carico di panni al giorno (per molti sarà un’esagerazione, ma in una famiglia di 5 persone, di cui tre bambini, credetemi, è una necessità!). Ognuno di noi, con un minimo di riflessione, potrà agilmente crearne una che si adatti al proprio stile di vita e alle proprie necessità familiari.
  2. Creare una lista di necessità settimanali flessibili. Sono tutti quei compiti che richiedono un’attenzione costante ma non quotidiana. In casa mia almeno ogni due giorni è necessario  passare l’aspirapolvere e riassegnare ai vari oggetti sparsi (da noi principlalmente libri e giocattoli!) il loro specifico posto, Ogni tre giorni minimo è necessario lavare i bagni e la cucina, E una volta a settimana spolverare tutte le superifici, lavare i pavimenti, cambiare le lenzuola e gli asciugamani. A seconda delle vostre abitudini, sarà piuttosto evidente pensare per ognuno di questi compiti quale sia la cadenza in cui bisognerebbe farlo.
  3. Creare una lista di necessità mensili. Lavare i vetri ad esempio e spolverare sopra i mobili e le mensole alte ricade per noi in questa categoria. Sono operazioni pianificabili a lungo raggio, ma da tenere comunque in considerazione.
  4. Per i più pignoli e organizzati, si può anche prevedere di creare una lista stagionale, semestrale o annuale di compiti. Per la nostra gestione, devo confessare che è pura fantascienza, ma chi riesce a farlo (e mantenerlo!) ha la mia più completa ammirazione. Compiti quali pulire il forno, spolverare i lampadari, lavare le persiane, togliere le ragnatele dai soffitti e da sopra i mobili difficilmente accessibili, lavare le tende, sono tutti compiti altrettanto necessari in un lasso di tempo più ampio, ma che devo ammettere, non sono riuscita mai a pianificare consapevolmente. Le faccio proprio quando non si può più soprassedere.
  5. Fatto questo bisogna cominciare a lavorare su una variabile altrettanto ostica. Ovvero, cominciare a pensare ognuno di questi compiti in termini di tempo. Per la mia esperienza e per le dimensioni della nostra casa so ad esempio che passare l’aspirapolvere prende da un quarto d’ora a venti minuti. Lo stesso vale per la pulizia dei pavimenti. Mentre il cambio lenzuola almeno 30 minuti. E così via. Alla fine di questo lavoro avrete una lista di compiti a cui è stato assegnata una frequenza ed un tempo di occupazione.
  6.  Ora, calendario alla mano (e se avete bisogno di aiuto, vi ricordo che è ancora disponibile il download gratuito del calendario familiare 2015), è necessario identificare i blocchi temporali in cui è possibile inserire questi compiti, in ambito quotidiano (ricordate la lista di necessità quotidiane inderogabili?), settimanale e mensile. Ad esempio, ogni mattina prima di uscire per andare a lavoro programmo una lavatrice di panni sporchi che sarà pronta per essere stesa (o asciugata, per le donne fortunate come me che hanno l’asciugatrice!) al nostro ritorno a casa prima dell’ora di cena. Mentre per compiti come lavare i pavimenti, lo spolvero e il cambio lenzuola dobbiamo necessariamente dedicare uno specifico lasso di tempo durante il weekend.

In questo modo non abbiamo fatto altro che creare delle vere e proprie routine o, per meglio dire, una sequenza di operazioni pianificate e ripetibili con una certa frequenza, che possiamo attuare senza più doverci preoccupare di quando farle. In poche settimane e con alcuni prevedibili aggiustamenti di tiro e tanta buona volontà, potremo quindi nuovamente padroneggiare le pulizie domestiche.

Un’ arte antica e venerata di generazione in generazione di famiglie ma, soprattutto, una necessità improrogabile per la serenità quotidiana di genitori e figli!

E voi? Come gestite le pulizie domestiche? Come conciliate questo impegno con tutti gli altri?  Se volete lasciate un commento qui sotto.

Questo post è apparso anche sulla rubrica Vitadimamma del quotidiano di informazione online Il Mamilio.it.