A casa

La pausa natalizia è ufficialmente finita. Si ricomincia la vita di tutti i giorni, con i suoi ritmi e le sue regole.
Per noi, è stato un lungo periodo di pausa. Un momento che ci ha permesso di vivere insieme molte ore, lasciando che fosse lo scorrere del tempo a dettare i suoi stessi ritmi. Le nostre giornate sono state cadenzate dagli orari dei pasti e dal sonno. Niente più di questo.

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Di solito, anche in vacanza, non ci accade molto spesso. Ma due bambini malati su tre, ci hanno fermato in casa per parecchi giorni. Siamo stati per lo più solo noi cinque. Se abbiamo visto qualcuno, lo abbiamo invitato in casa nostra, a pranzare, a chiacchierare o a giocare.
Non abbiamo potuto assecondare la voglia di avventure fuori casa, nè in case altrui, nè all’aperto, nè in giro per musei o per altri appuntamenti che la stagione festiva offriva in quantità.

Come ho accennato, ci sono stati frequenti bisticci, capricci, nervosismi, sgridate e anche punizioni, che hanno a volte minato il clima di serenità. Ma che hanno anche stimolato in noi genitori riflessioni importanti sulla nostre scelte educative.

Eppure…. Eppure, questa vacanza, questo stare insieme, nonostante le febbri alte, gli antibiotici, le notti insonni a somministrare tachipirine, le continue pulizie, i panni sporchi da lavare…questa staycation, come si dice in inglese, questa vacanza in casa, è stata meravigliosa.

Perchè non c’è per me modo migliore di onorare la mia vera, profonda natura che essere così presente con loro: con la mia famiglia.
Sono nella pienezza di me stessa. Nel posto dove sento di Essere: io e mio marito, in casa, con i nostri figli: ubbidienti o disubbidienti, sani o malati, tranquilli o nervosi, eccitati o annoiati che siano, noi con loro tre ci sentiamo profondamente a casa.

E’ vero, dopo dieci giorni senza mettere il naso, tranne rare incursioni, fuori dalla porta, desideravo come l’aria di poter assaporare un po’ di tempo fuori di casa. Eppure questo non ha annebbiato mai in me la gioia di poter assaporare e succhiare ogni piccolo momento, ogni singola goccia da tutto quello che abbiamo passato insieme in questi giorni: sia delle dolcezze, ma anche delle immancabili piccole amarezze.

Perciò non giudicatemi male, oppure fatelo senza troppi scrupoli se lo ritenete necessario ad assecondare la vostra natura, se metto da parte anni e anni di lotte femministe (che approvo e santifico in nome della libertà di ognuno, uomo o donna che sia, di essere ciò che desidera essere) e proclamo ad alta voce, ma con profonda tenerezza e nostalgia, che non c’è niente di più grande e giusto per me stessa di essere una moglie e una mamma a tempo pieno.

Onorare mio marito ed essere la sua compagna per la vita, il suo aiuto, la sua spalla, la sua fiducia.
Esercitare al meglio il compito affidatomi di educare i nostri figli secondo i valori dell’ amore, della gioia, della speranza, della fratellanza e del rispetto di se stessi e degli altri, affinchè un giorno possano esprimersi nel mondo attraverso i loro unici talenti, per renderlo un posto migliore e per passare poi questa testimonianza ai loro figli.
Io sono questo e questo sento di essere.

Per il resto, per i modi in cui questo debba avvenire, giorno dopo giorno, sia quello che Dio vorrà.