Bisogni e desideri. La mia personale spirale compulsiva.

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Nell’ultimo anno, dopo un burrascoso ritorno al lavoro, sono stata preda di alcuni spiacevoli comportamenti compulsivi.
Questi comportamenti si sono attuati in due sfere apparentemente distinte: quella del cibo e quella del denaro. Riflettendoci, tanto diversi non sono: infatti sia il cibo che il denaro hanno a che fare con la smania di possesso di un oggetto, che sia esso un pezzo di pizza o l’ultimo gadget da acquistare.

Espressioni di un disagio personale più profondo, questi comportamenti hanno di certo origine nella mia interiorità e nel mio desiderio inconscio e irrefrenabile, seppur passeggero, di trovare un conforto in risposta a situazioni stressanti e generatrici di tensioni che ho vissuto e che sto ancora vivendo principalmente sul posto di lavoro. Il cibo e lo shopping paiono infatti “capirmi”. A loro posso confessare senza remore tutta la mia infelicità, tutta la mia rabbia, tutto il mio vittimismo e anche tutta la mia inadeguatezza di mamma. Anche se poi, non appena appagato il desiderio del momento (un altro biscotto, un altro panino, un altro libro, un altro capo di abbigliamento), in verità non ottengo alcun effettivo conforto. Anzi, mi ritrovo a dover gestire altre emozioni negative: senso di colpa, senso di vuoto, disprezzo per me stessa. E cosi’ via….fino al prossimo desiderio da appagare, fino al prossimo passo in una spirale senza senso che mi stava portando sempre più in basso.

Ma come distinguere un bisogno vero da un desiderio passeggero? E se appagare i desideri non aiuta ad appagare il vero bisogno dietro ad essi, esiste un modo per soddisfare un bisogno sincero?

Feelings come and go like clouds in a windy sky. Conscious breathing is my anchor.

― Thích Nhất Hạnh.

Credo che il bisogno si caratterizzi per nascere da una sincera necessità (interiore o concreta, per la psicologia hanno pari dignità) : nel mio caso è il bisogno di essere confortata durante un lungo e (tutt’ora) faticoso periodo professionale negativo.
Mentre invece il desiderio è un’ emozione, una voglia, una reazione all’ urgenza di rispondere ad un bisogno, tramite un meccanismo di compensazione, ovvero il desiderio, cioe’ un appagamento sostitutivo. Paradossalmente quindi il desiderio nasce da una cattiva interpretazione del vero bisogno. Ed inoltre questa mistificazione ha origine da un sottostante malinteso: l’ inconsapevole automatismo (sentito come una assoluta necessita’) di appagare il bisogno. Ho bisogno di conforto, quindi mangio. Il mezzo (il desiderio, la cosiddetta “voglia”) con cui la risposta si attua, proprio perchè non risponde sinceramente ad un bisogno ma è un suo palliativo, e’ variabile di persona in persona, da situazione in situazione e quindi, sorprendentemente, ha poca importanza.

Sciogliere questo nodo invisibile non e’ un processo semplice, ma mi sta aiutando a conoscere meglio il vero bisogno che si e’ nascosto per sin troppo tempo dietro futili desideri del momento. Credo che sia proprio questo quello che il Buddismo definisce il superamento del desiderio. Superamento, non annientamento. Il desiderio nasce, vive, è presente. Ma si guarda ad esso con sguardo partecipato, consapevole. Sentire il desiderio non pretende una reazione o una risposta, ma semplicemente un riconoscimento del bisogno ad esso sotteso.

Sto cosi’ cominciando a prestare più attenzione ai miei automatismi, alle mie pratiche inconsapevoli. E allora mi sono chiesta con sincera curiosità cosa possa mai accadere di cosi’ grave nel concedermi un momento di pausa prima di agire una delle mie ossessioni. Ho cominciato ad inserire un respiro, due respiri di riflessione prima di avventarmi su quel pane, prima di cliccare su quel link. E a sentire che cosa veramente fosse quella voglia: che colore ha, che forma ha, dove lo sento: nel cuore, nella pancia, nel collo, nella testa. Con mio grande stupore, già questo atteggiamento di ascolto, mi sta aiutando a diminuire l’impulso di agire compulsivamente e sta contribuendo ad instillare in me il dubbio che sia assolutamente necessario trasformare la mia voglia in azione. Contenere il desiderio, osservarlo per quello che e’, cioe’ semplicemente un’ emozione del momento, una nuvola che passa nel cielo come dice Thich Nhat Hanh. E il desiderio, piano piano, volta per volta, perde forza e si smonta da sè, senza necessità di alcun vero intervento.

Non servono atti di volontà, ma semplicemente portare luce laddove non si vedeva prima a sufficienza: un bisogno da accogliere con calma e compassione. Una parte molto profonda di me, vuole essere solo ascoltata, solo riconosciuta, solo presa in considerazione. Non pretende che io smonti il mondo per lei, vuole solo sapere che io la sto ascoltando. Vuole solo che io la rassicuri, un respiro alla volta, che, nonostante mi senta cosi’ spesso depauperata nella mia attuale esperienza professionale, sono invece ancora cosi’ viva dentro e cosi’ presente, con i miei sogni, con le mie passioni, con i miei talenti e col mio unico modo di vivere la vita.

5 pensieri riguardo “Bisogni e desideri. La mia personale spirale compulsiva.”

  1. Mi piace veramente leggerti!
    Vorrei tanto saper esprimere quello che provo come sai fare tu!
    Continua a scrivere..

  2. Mi sono guardata allo specchio….
    Braverrima nel tuo scrivere joyciano….uno stream of consciousness che fa bene a te e a chi ti legge!
    Bacio
    Ba

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