Le mamme e l’umore della famiglia

Foto di Jenny Downing  in licenza Creative Commons su Flickr
Foto di Jenny Downing
in licenza Creative Commons su Flickr

Durante i primi mesi di vita del nostro primo figlio, credevo che mio marito stesse esagerando quando mi diceva che io, la mamma, ero il vero termometro emotivo della nostra casa. E cioè che in moltissime occasioni, l’umore di mio figlio era strettamente condizionato dall’umore della sua mamma. Di conseguenza, mi suggeriva mio marito, avrei dovuto prendere assolutamente sul serio l’ enorme potere che io stessa avevo nel poter ristabilire attraverso il lavoro sulle mie stesse emozioni, la serenità emotiva di mio figlio.

In realtà,  solo dopo l’arrivo del secondo e poi del terzo figlio, mi sono resa consapevolmente conto, attraverso la pratica e l’esperienza di vita familiare, che queste affermazioni erano assolutamente veritiere. Vorrei chiarire subito, che con questo non voglio investire la madre di un ruolo divino e totalizzante, come Mater creatrice delle emozioni dei propri figli, perchè non credo in verità che non ci sia nulla di grandioso in questa affermazione. E neanche credo che constatare la veridicità di questo concetto possa far si che le mamme si considerino il centro nevralgico della famiglia o, peggio ancora, che debbano sentirsi investite di una responsabilità enorme sulle proprie spalle. La mia è semplicemente una constatazione di fatto:

Nella mia personale esperienza di figlia prima e di madre poi, è assolutamente vero che spesso sia la mamma a dare il “la” nello stabilire l’umore complessivo, positivo o negativo, degli altri componenti della famiglia.

Il perchè questo accada è probabilmente più semplice di quanto si possa pensare. Prima di tutto la mamma è colei che accoglie e nutre il proprio figlio sin dalla nascita. E’ lei che da subito si pone come il punto di riferimento per i bisogni materiali ed emotivi del bambino. Ed è quindi lei che solitamente rappresenta la sfera emozionale di conforto ed affetto del figlio. La mamma insomma, ha a a che fare con il cuore, con il sentimento di accoglienza e di amore. E quindi colei che istruisce e instrada per prima i principali comportamenti emotivi dei propri figli.

Un altro aspetto da considerare è che i figli, soprattutto nei primi anni di età, sono delle vere e proprie spugne, cioè assorbono istantanemante tutte le sfumature emotive presenti nelle relazioni familiari, specialmente quelle che coinvolgono direttamente la mamma.

Inoltre i figli, per imparare, emulano il comportamento degli adulti di riferimento, in primis della mamma e del papà. Perciò, essere esempio positivo e coerente per i propri figli è anche in questo campo di vitale importanza: non posso sgridare mio figlio perchè urla ed è aggressivo mentre sono io stessa ad urlare e ad essere aggressiva con lui. Non posso pretendere dai miei bambini la calma, quando mi comporto come una scheggia impazzita che passa da una faccenda all’altra, da un impegno all’altro senza nemmeno alzare lo sguardo verso di loro. Non posso insomma, esigere educazione ed obbedienza dai bambini, quando io sono la prima a non obbedire ai miei valori, ai miei propositi e alle mie priorità.

Non sto effettivamente dicendo nulla che noi tutti genitori non sappiamo già.  Ma forse spesso ciò che mi è sfuggito è quanto sia importante, per il bene di tutti noi in famiglia e specialmente per i miei figli, che sappia riconoscere le mie emozioni e sia in grado di controllarle, prima che travolgano me e chi mi sta accanto.

Stanchezza, nervosismo, ansia, preoccupazioni minano continuamente il mio umore in famiglia. Non importa quali ragioni io possa avere, essere una mamma nervosa, seppur sia un sentimento del tutto umano e giustificabile, non è qualcosa in cui mi possa permettere di indulgere per troppo tempo.

Ecco quindi ciò che, in molte occasioni, mi aiuta a riprendere contatto con me stessa e a ristabilire il termomentro emotivo familiare su temperature più consone a tutti noi.

  • Respirare: sembra una cosa detta e ridetta, ma per me è la migliore. Semplicemente ascoltare il mio respiro che entra ed esce da me mi ricentra e mi aiuta a trovare un nuovo equilibrio da cui ripartire con più serenità.
  • Time out: se proprio non riesco a governarmi, scelgo di tirarmi fuori dalla situazione prima che sia troppo tardi. Vado in un’altra stanza, mi impegno in qualcos’altro per distrarre la mia attenzione dalla rabbia o dalla frustrazione. A volte, basta un poco di tempo fuori dal “ring” delle emozioni, per aiutarmi a sbollire i bollenti spiriti e a ripartire con nuove energie.
  • Musica e danza: per noi è un vero e proprio reset emotivo. La musica e il ritmo ci distraggono da quelle situazioni in cui la rabbia o il rancore possono prendere il sopravvento. I bambini sono poi particolarmente sensibili verso le sensazioni che scaturiscono dai toni e dai ritmi musicali. E il movimento fisico della danza li aiuta a scaricare la rabbia o la stanchezza. Naturalmente, vale anche per le mamme!
  • Dormire: a volte per noi mamme è solo una questione di stanchezza fisica. Ritagliarsi qualche minuto di sonno in più è un grande investimento per la salute psico-fisica di tutti.
  • Scrivere: se il logorio emotivo non trova fine, allora scrivere ciò che provo è un valido aiuto per riuscire a fermare le mie emozioni e chiarirle a me stessa.
  • Leggere: ci sono molti libri che possono aiutare le mamme a calmare la rabbia e ritrovare serenità. Alcuni si possono leggere addirittura insime ai bambini, come Urlo di mamma o Che rabbia!
    . Mentre altri sono rivolti agli adulti. Tra i miei preferiti spiccano Un genitore quasi perfetto, Il genitore consapevole e Raising Our Children, Raising Ourselves by Aldort, Naomi (2006).

E voi? Quali strumenti usate voi mamme per riportare il termometro di casa su temperature più tiepide? Avete altri suggerimenti da dare?

Se volete acquistare i libri che ho citato nel post, potete farlo da questi link affiliati.

Manovre di disostruzione pediatrica

Fig.1
Fig.1

Due sabati fa, ho partecipato ad un corso sulle manovre di disostruzione delle vie aeree in età pediatrica organizzato dalla scuola materna che frequenta mio figlio.

Era da parecchio tempo che stavo pensando di parteciparvi e questa è stata un’ ottima occasione per farlo. Spero ardentemente di non dover mai mettere in atto queste manovre, ma come madre ho sempre creduto che sia necessario sapere cosa fare in casi del genere. Sia per poter essere pronti ed efficienti nell’urgenza del caso, sia per non rischiare di peggiorare la situazione con comportamenti sbagliati.

Purtroppo molti casi di cronaca in Italia e nel mondo, ci hanno tutti portato a riflettere su quanto sia facile e frequente potersi trovare nelle condizioni di dover portare soccorso a bambini che stanno soffocando per ostruzione delle vie aeree. In Italia infatti muoiono 50 bambini all’ anno per ostruzione delle alte vie respiratorie. Un dato veramente allarmante, soprattutto se consideriamo che molte di queste morti potrebbero essere evitate se le persone adulte accanto ai bambini sapessero cosa fare, quali manovre eseguire ed in quale ordine.

Il corso è stato organizzato dalla dottoressa Dalila Mecozzi, dell’Associazione Ostetriche Girasole e si è svolto in un paio d’ore, divise in una parte teorica, in cui la giovane ostetrica ci ha fornito i dettagli anatomici e illustrato le principali manovre di disostruzione pediatrica; ed in una parte pratica, in cui, con l’ausilio di manichini di età pediatrica, un lattante e un bambino, abbiamo effettivamente agito in prima persona sul paziente da soccorrere, mettendo in pratica ciò che avevamo visto nella prima parte.

IMG-20141027-WA0000

Provo a riassumere brevemente ciò che ho imparato, invitando tutti a seguire un corso riconosciuto nella vostra zona di residenza oppure ad informarvi tramite il vostro pediatra o la Asl di appartenenza su eventuali iniziative a cui potete riferirvi. Infatti, seppur sia sempre importante sensibilizzarsi verso questi temi, la conoscenza solo teorica non può essere considerata sostitutiva alla pratica di un corso riconosciuto ed effettuata sotto l’attenta visione degli operatori certificati del settore.

Si parla quindi di manovra di disostruzione del lattante se il bambino è di età (e dimensioni) comprese tra 0 e 1 anno di età.

La prima cosa da fare nel momento dell’urgenza è osservare: se il bambino ha un’ostruzione parziale, spesso accade che risolva da solo, senza alcun intervento di soccorso, basta solo (calmarsi e ) calmarlo. Se infatti il bambino respira, tossisce e piange spesso il corpo estraneo sarà espulso autonomamente grazie all’azione della tosse e del pianto. Ma se l’ostruzione non si risolve a breve e notiamo difficoltà respiratorie, facciamo allertare immediatamente il 118 oppure, se siamo sole, mettiamo in vivavoce il telefono e chiamiamo il 118 mentre procediamo prontamente con le manovre.

Effettuare 5 pacche interscapolari con via di fuga laterale per non colpire il capo, come da figura 1.
Dopo queste le 5 pacche, se il bambino ancora è ostruito, procedere nel rivoltare delicatamente il bambino a pancia in su e effettuare 5 compressioni a livello del centro interscapolare (Fig.2).

Fig.2
Fig.2

Alternare fino all’arrivo del 118, oppure se il bambino diventa incosciente, passare alla seguente fase.

Per ostruzione totale invece si intende l’arresto respiratorio, ovvero il bambino non piange, non tossisce, la respirazione è assente o con rumore acuto simile ad un sibilo, il viso è cianotico e il bambino è o diventa incosciente.

Sdraiare delicatamente a terra il bambino e praticare 5 insufflazioni (cioè si soffia aria nelle vie aeree – Fig. 3). Nel lattante la bocca dell’adulto prende sia naso che bocca.

Fig. 3
Fig. 3

Dopo le 5 insufflazioni procedere con 15 compressioni toraciche (Fig. 4). Continuare alternando 2 insufflazioni con 15 compressioni, fino all’arrivo del 118.

Fig. 4
Fig. 4

Per i bambini al di sopra di un anno invece la manovra è in parte diversa, perchè le dimensioni del bambino sono più grandi.

Se infatti il bambino è cosciente, lo si appoggia reclinato parzialmente sulle nostre ginocchia, mantenendo la pendenza della testa verso il pavimento e si procede con 5 pacche interscapolari con via di fuga laterale.

A queste si alternano 5 manovre di Heimlich.
Si continua con questa alternanza fino alla risoluzione del problema o fino all’arrivo del 118.

Se il bambino è incosciente: si sdraia delicatamente a terra il bambino e pratico 5 insufflazioni (chiudendo il naso del bambino con le dita) alternate a 30 compressioni toraciche con palme delle mani aperte e avvolte l’una nell’altra (la tipica manovra che abbiamo visto nei film). Ripetere poi 2 insufflazioni e 30 compressioni per un massimo di 5 volte per soccorritore o fino all’arrivo del 118.

Un’ altra importante informazione da conoscere è che nel chiamare il 118 bisogna essere chiari e precisi con l’operatore, fornendo via, numero civico, scala e piano. E, se si ha possibilità, far andare qualcuno incontro all’ambulanza per accelerare i tempi.

Ecco quindi alcuni link utili a cui riferirsi per saperne di più: queste sono le indicazioni dell’ ospedale Bambino Gesù di Roma sulla disostruzione pediatrica.

Mentre in questi due video potete vedere una dimostrazione delle manovre di soccorso pediatrico in caso di ostruzione delle vie aeree:

Disostruzione lattante

Disostruzione bambino

E voi avete mai fatto un corso del genere?
O vi siete mai trovate in queste situazioni?

Pannolini lavabili: i nostri primi otto mesi

E’ da qualche tempo che mi riprometto di aggiornare qui l’andamento della nostra esperienza con i pannolini lavabili.
Sono infatti ormai 8 mesi abbondanti che li usiamo. La nostra esperienza é assolutamente positiva. Non sentiamo minimamente la mancanza degli usa e getta, anche se, devo ammetterlo, continuo tutt’ora a esserne piuttosto sorpresa.
Scrivo questo, perchè all’ inizio, confesso di aver avuto timore di essermi imbarcata in un’ impresa piú grande delle mie forze: un piccolo appena nato, due fratelli sotto gli 8 anni e una plausibile stanchezza post-partum, mi facevano guardare quei pannolini di stoffa, tutti ben lavati e ordinati sotto il fasciatoio, come degli ostacoli da superare o come impegni da compiere per il Bene assoluto, ma che poco in realtà avevano che fare con il nostro modo di vivere. Anzi, nutrivo forti timori di aver fatto il passo piú lungo della gamba, avendo la sensazione lampante di dover far si che ci dovessimo adattare ad una situazione che, nella migliore delle ipotesi, pregustavo come ecosostenibile e salutare, ma che richiedeva, per quanto mi riguardava, l’onere di dovermi sobbarcare di un ulteriore impegno.

Sorprendentemente invece, non solo i lavabili hanno positivamente disatteso le mie cupe aspettative pessimistiche, ma devo anche ammettere che, seppur tutt’ora non sappia se sto dicendo qualcosa di positivo o meno, la nostra vita con i lavabili, non é cambiata affatto!Infatti la flessibilitá e la comoditá dei pannolini lavabili, ci hanno permesso di dimenticare di star facendo qualcosa di giusto oltre che di buono per noi stessi, per l’ecosistema e per la salute di nostro figlio e del nostro portafoglio.
Di certo questi valori hanno inizialmente orientato le nostre decisioni teoriche, ma ora, devo ammetterlo, ci abbiamo proprio preso gusto, e probabilmente continueremmo comunque, anche a prescindere da esse! Quel che infatti ne abbiamo ricavato, é che invece sono stati proprio i lavabili ad adattatarsi perfettamente alla nostra vita e senza traumi, senza fatica, ma anzi con soddisfazione e la piú totale sostenibilitá!Ecco quindi un primo bilancio della nostra esperienza, delle diverse tipologie adottate e dei diversi modelli che abbiamo usato durante i mesi scorsi e che continuamo ad usare tutt’ora.

I PRIMI 3 MESI:
Abbiamo utilizzato esclusivamente All-in-two (AI2), ovvero, pannolini di tessuto variabile con abbinata una mutandina impermeabile in pul.
Come inizio, ci siamo fermati a due tipologie di AI2: i muslin, dei teli rettangolari di cotone simile alla garza o ad una mussola a trama molto rada di cm 80×80.

La nostra scelta si è orientata su 10 muslin Disana in cotone biologico che abbiamo comprato ad un prezzo veramente ragionevole. Sono pratici da usare, basta conoscere alcune piegature base. Un po’ impegnativo prendere la mano quando il bambino comincia ad agitarsi sul fasciatoio, ma se si inizia da subito, quando il bambino è ancora un neonato, li consiglio vivamente. Inoltre, li ho usati anche per altri scopi: come lenzuolino da culla d’estate, come base per il cambio quando siamo fuori casa e anche come bavaglino o come telo dopo bagno. Uno dei grandissimi, encomiabili vantaggi dei muslin è la velocità di asciugatura: imbattibili.
Gli svantaggi: si devono conoscere le piegature, non hanno una fortissima assorbenza, ma è uno svantaggio a cui si può rimediare con l’aggiunta di un booster, (ovvero di una striscia di tessuto imbottito che fa da rinforzo). Ad ogni modo per le feci liquide dei neonati vanno benissimo anche senza rinforzo. Non sono il massimo per cambi al volo, ma molto dipende dalla pratica acquisita.

Necessitano di una chiusura. Noi abbiamo usato degli snappies, fantastiche ed efficacissime invenzioni della tecnologia moderna, che hanno soppiantato le classiche spille da balia dei tempi che furono.

Un altro AI2 che abbiamo usato moltissimo nei primi tre mesi è stato il fitted (ovvero una mutandina assorbente preformata) Popolini Two Size in bamboo, una fantastico pannolino leggero, ma assorbente, poco ingombrante e molto confortevole che prevede la possibilità di adattare secondo la taglia l’aderenza attraverso dei pratici bottoncini a pressione.

Lo svantaggio principale è che questo tipo di pannolini devono essere acquistati a taglie. La nostra taglia S è durata fino ai 4 mesi circa. Inoltre richiedono tempi di asciugatura un po’ lunghi, all’incirca di 48 ore in inverno.

Per entrambi gli AI2, abbiamo usato delle cover impermeabili Popolini Popo-wrap, che prevedono chiusura a velcro personalizabile secondo la taglia e l’ingombro del pannolino.

Per la notte, i primi tre mesi ci siamo sentiti più sicuri ad usare gli usa e getta, nel numero di 2 a notte.

DAI 3 AI 6 MESI CIRCA:
Abbiamo continuato con l’assetto precedente e dopo aver abbandonato quelli in bamboo perchè ormai troppo piccoli, ci siamo oientati sugli AI2 fitted di Popolini chiamati Ultrafit, in cotone organico.

Abbiamo cominciato ad usarli anche per la notte (avendo eliminato il cambio intermedio notturno), perchè hanno un’assorbenza incredibile, anche se sono piuttosto ingombranti e asciugano lentamente in inverno, anche se in meno tempo di quelli in bamboo.

Inoltre abbiamo affiancato alcune altre tipologie di lavabili come gli All in One (AI1) in tutto e per tutto simili come praticità agli usa e getta, in quanto sono pannolini interi che prevedono o meno booster aggiuntivi fissi o mobili.

Le nostre scelte si sono orientate su i Gro-Via nella versione Hybrid (che uniscono la semplicità degli AI1 con la flessibilità degli inserti mobili): sono ideali per i cambi fuori casa, assorbenti anche grazie a booster che si attaccano con bottoncini al corpo del pannolino e sono anche superveloci da asciugare. L’unica pecca é un giro coscia forse troppo sgambato, che piú di una volta ha permesso ai liquidi di fuoriuscire.

Abbiamo anche adottato dei pannolini pocket, cioè pannolini AI1 che possono essere farciti tramite una tasca interna con uno o più inserti assorbenti.
Abbiamo scelto un prodotto italiano, i Naturalmamma pocket in cotone organico e inserti in micropile.

I pocket hanno l’encomiabile vantaggio di essere regolabili per taglia (questi vanno dai 3 ai 12-18 mesi circa), attraverso dei bottoncini sul davanti e alla vita tramite stretch. Lo svantaggio maggiore è la lentezza di asciugatura dei pannolini. Noi li abbiamo acquistati in una conveniente offerta da 10, con doppi inserti in dotazione, che ci hanno permesso di poter sopperire a questo inconveniente di cui altrimenti bisogna tener bene conto prima del”acquisto.

DAI 6-7 MESI AD ADESSO:
Per il batttesimo ci siamo fatti regalare dai nonni degli splendidi e coloratissimi AI1/pocket della Totsbots Easyfix con interni di micropile assolutamente confortevoli e assorbenti, pur non risultando affatto ingombranti.

La loro particolare tipologia prevede una lunga striscia di micropile che si ripiega prima su se stessa e poi va inserita internamente ad un a tasca simile a quella dei pocket, facendo da inserto. Ma che ha la praticitá di rimanere attaccata al pannolino e di poterla srotolare prima del lavaggio, cosí da velocizzare l’asciugatura (peraltro velocissima).

Della stessa marca stiamo usando degli AI2 Bamboozle Stretch in tessuto morbido e assorbente di bamboo che usiamo con la mutandina impermeabile. Anche questi comodissimi e pratici, anche se un po’ lenti, come tutti quelli in bamboo, nell’asciugatura. Vanno a taglie e ognuna di esse puó essere a sua volta adattata a due stadi diversi, tramite bottoncini sulla parte davanti.

Questa invece é una cover della Mother-ease che ha bottoncini laterali invece che lo stretch. E’ comoda come velocità di cambio, ma la trovo definitivamente ingombrante (fa effetto palloncino), anche se devo ammettere che da’ molta sicurezza di contenimento dalle eventuali fuoriuscite provenienti dallo strato sottostante. I bottoncini, per una mutandina cover, secondo me, non sono una buona idea, perchè limitano la durata della taglia.
Devo ammettere però che li ho acquistati soprattutto attirata dalle fantasie estive e marine, ma forse, se tornassi indietro, non le comprerei.

Durante i giorni di settembre, il caldo e probabilmente dei cambi meno frequenti (mea culpa!) hanno provocato al piccolo una irritazione da candida. Per 2 settimane abbondanti, sotto consiglio della pediatra, siamo tornati agli usa e getta, per evitare che l’umidità aggravasse la situazione e affinchè le creme potessero agire localmente senza rovinare i tessuti dei pannolini.

Questa esperienza, involontariamente, mi ha permesso di fare, a conti fatti, un passo in avanti, nella conoscenza degli assetti giusti per il mio piccolo.Ad esempio, ora ho eliminato completamente i veli raccoglifeci di carta (simili in tutto e per tutto ad una carta cucina, o ad una carta igienica, che si buttano nel wc e permettono di togliere il grosso, senza sporcare troppo i pannolini). Oltre ad essere uno spreco di carta ed un costo aggiuntivo, quei veli si impregnavano di pipì, facendo rimanere il bagnato a contatto con la parte genitale per troppo a lungo. Per la pelle sensibile non va bene.
Ho trovato quindi una nuova soluzione semplice, economica, ecosostenibile e soprattutto, efficacissima per la pelle: i veli lavabili di micropile.

Questi infatti hanno la proprietà di far passare il bagnato nello stato sottostante, asciugandosi immediatamente e isolando quindi la pelle dal bagnato quel tanto che basta per non causare irritazioni. Si comprano in pacchi da 10, a prezzi bassi e possono essere lavati e riusati all’infinito. Inoltre, con le feci solide dei bambini svezzati, sono comodissimi, perchè si svuotano nel water senza problemi.
Per chi ha bambini con questo tipo di predisposizioni alle irritazioni, si vendono anche dei telini in seta buretta (una seta grezza dalle potenti proprietà curative per la pelle) che possono essere utili nei momenti di maggiore infiammazione.
Dopo questa esperienza, abbiamo messo in stand-by i Naturalmamma pocket, perchè probabilmente il loro fondo di cotone organico facilitava non poco il ristagno. Ora li usiamo per cambi al volo e sempre con micropile infilato internamente e con velo di pile a contatto con la pelle.

Un altro aspetto importante di cui abbiamo fatto esperienza, è stata la necessità di semplificare e snellire il nostro bagaglio di pannolini lavabili. Soprattutto in previsione dei prossimi mesi da camminatore e fino al momento del vasino, abbiamo acquistato dei prefolds, ovvero delle striscie rettangolari di cotone divise verticalmente in tre colonne da 2 cuciture longitudinali che servono a tener ferma una imbottitura centrale.

I prefold sono usatissimi negli USA, perchè uniscono i vantaggi dei muslin (sono molto economici) all’assorbenza degli imbottiti, senza aver bisogno di acquisire moltissima manualità, in quanto le piegature sono facilitate dalle cuciture. Abbiamo acquistato dei kit convenienti della Real Nappies, azienda Neozelandese che rifornisce gli ospedali pubblici di quella (civile!) nazione, che comprendono anche delle mutandine impermeabile con tasselli di velcro alla vita (e quindi meglio adattabili alla circonferenza vita del bambino) . Ma ho già in mente, se ci sarà necessità, di cucirmi i prossimi prefold da sola, essendo veramente facilissimi da coinfezionare in casa riciclando vecchi asciugamani e lenzuola di flanella o cotone.
Per ora stanno andando benissimo. Comodi, non ingombranti, la mutandina è di ottima fattura e ben aderente, e sono facilissimi da usare. Inoltre possono essere farciti con booster aggiuntivi, anche quindi per la notte, il nostro prossimo passo che, a breve, adotteremo.

Per i giorni in cui lavoro e in cui il piccolo sta con i nonni e per i cambi al volo fuori casa, sto usando ancora alla grande il set di AI1 di Totsbots. I nonni si trovano bene e non hanno riportato alcuna difficoltà durante i cambi di pannolino.

PER CONCLUDERE:
I primi otto mesi sono andati benissimo. E’ stata, ed è tutt’ora, un’ esperienza molto importante per tutti noi in famiglia e, mi sento di dirlo, anche per chi ci frequenta da vicino e per tutti coloro con cui interagiamo quotidianamente, prime fra tutte le mamme di altri bambini piccoli che non conoscevano i lavabili.

Ecco in sintesi cosa ho imparato in questi 8 mesi:

Ho imparato che i pannolini lavabili sono altamente personalizzabili e flessibili a seconda del bambino e delle sue specifiche caratteristiche (Il mio ad esempio ha pelle delicata e girocoscia ampio e sono fattori che ora ho ben presente prima di procedere ad acquistare) e anche a seconda degli stadi di crescita. Consiglio di comprare varie tipologie e di limitarsi nella tentazione di comprare troppo e subito.
Nel mio caso infatti, il pacco da 10 di Naturalmamma è stato forse un acquisto eccessivo per numero di pannolini, anche se non posso dire che ci abbia rimesso economicamente o che abbia preso una buggeratura. Sono infatti ottimi pannolini, che al momento sono in stand-by, ma che non escludo di usare nuovamente quando gli AI1 Totsbots saranno diventati troppo piccoli.

– Un altro elemento di cui ho fatto esperienza, è la praticità dei cambi. Usando molto gli AI2, ora che il piccolo si muove moltissimo sul fasciatoio, ho imparato a farcire già il pannolino e tenerlo pronto per il cambio già dopo l’asciugatura. E ora, in tutto e per tutto, la velocità di cambio è comparabile con quella degli usa e getta.

– Inoltre, ho capito di dover evitare il manicheismo: non bisogna farsi prendere dalla mano e considerare i lavabili una scelta definitiva e da cui non si può tornare indietro. Certo, non posso evitare di sentirmi un po’ in colpa quando uso i pannolini di carta, ma se lo faccio c’è sempre una necessità dietro, per cui è sempre da considerarsi una soluzione momentanea. Ad ogni modo l’importante è che i lavabili siano la regola generale e non l’imperativo assoluto.

– Se si pianifica bene, ho imparato che il fabbisogno di pannolini è davvero minimo in termini di spesa economica. Nel nostro caso, questo non è successo al 100%: forse avrei potuto fare scelte più oculate soprattutto durante i primi mesi, ma devo altrettanto ammettere che non c’è stato un pannolino o una tipologia che sia rimasto nel dimenticatoio: ho usato tutto e di tutto ho ora una ben definita idea e opinione.

Quale sono le vostre esperienze con i lavabili? Quali tipologie sono più adatte all’età e alle particolarità dei vostri figli?