Pop corn fatti in casa

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Niente di più facile, veloce e assolutamente sano di una insalatiera di popcorn caldi per una merenda davvero insolita e appagante!

I miei bambini ne vanno pazzi! Basta sentirne il profumo, ascoltarne il divertente scoppiettare in pentola, per fare subito festa!

La ricetta contiene pochissimo olio, giusto quello necessario a inumidire un poco la padella. Un po’ di sale…ed ecco la merenda più allegra del mondo!

Il mais in chicchi biologico si trova in tutti i supermercati ad un prezzo davvero accessibile e con un pacco di semi avrete popcorn per un mese. E’ quindi anche una merenda assolutamente economica. Niente a che vedere con i popcorn già confezionati.

Procedimento:

Versare in una padella antiaderente spennellata con un po’ di olio e lasciata un poco scaldare sul fuoco una -ue manciate di semi di mais. Chiudere con un coperchio e lasciare andare a fuoco medio. Dopo un paio di minuti sentirete che i semi cominciano a scoppiettare in pentola (e i bambini a urlare di gioia!). Non sollevate ancora il coperchio e continuate a far andare. Dopo un minuto circa cominciate ad alzare un pochino il coperchio per controllare che tutti i semi siano diventati popcorn. Spegnete il fuoco, versate in un’insalatiera, cospargete di poco sale e…il gioco è fatto!

Buna merenda a tutti!

Chi ha paura di fare i biscotti?

Biscotti-tutti-i-giorni

Chi ha paura di fare i biscotti per la colazione? Io si.

E le ragioni sono tante! per esempio lasciare almeno mezz’ora prima fuori da frigo il burro ad ammorbidire, impastare gli ingredienti e capire già che l’impasto è troppo molliccio o troppo duro, far sostare l’impasto in frigo per almeno mezz’ora e poi procedere finalmente a stendere l’impasto sulla spianatoia.

Nel frattempo accorgersi che hai mezza cucina tra bambini urlanti di giubilo, impasticciarsi tutte le mani, riuscire a staccare l’impasto irrimediabilmente attaccato dalla spianatoia, fermare i bambini che si lanciano pezzi di impasto e riuscire (io quasi mai) a stenderlo ad una altezza giusta per poterci poi utlizzare le tante formine carine e coccolose, magari a forma di albero di Natale o di renna, (ma che, ahime!,) giacciono nel pensile in fondo, dietro a mille altri aggeggi che bisogna ogni volta spostare e tirare fuori.

Dopo aver creato il caos totale sul bancone, bambini ricoperti di  farina e impasto, il pavimento che è diventato uno slide … finalmente riesco a metterli in forno..per poi trovarli sempre o poco cotti o bruciati.

Che ci è voluto? Solo un’ora e mezza! E la cena? Ah! La cena! Me l’ero dimenticata!

E poi mi chiedono perchè compro i biscotti del Mulino Bianco!

No. Non ho problemi a fare le merendine fatte in casa, come i pangoccioli, le camille, i flauti, i cereali per la colazione o i ciambelloni allo yogurt. Si fanno praticamente da soli. Ma i biscotti, no. Almeno quelli che si conoscono come tali! Ma poi ho conosciuto i blog americani. E capito che i biscotti non devono essere per forza tali. Si possono fare i cookies, ad esempio! Ma anche delle versioni nostrane più semplici, sane e assolutamente da tutti-i-giorni! E io quelli faccio, non chiedetemene altri, a meno che non sia Natale, naturalmente!

E il burro lasciato fuori dal frigo? Io uso l’olio!

E l’impasto appiccicoso? E chi lo tocca? Basta un cucchiaio da gelato!

E il tempo di riposo in frigo? No, davvero voi avete tempo per lasciare l’impasto mezz’ora in frigo? Io no. Passati 5 minuti io l’impasto non mi ricordo più nemmeno che l’ho fatto!

E la farina sulla spianatoia? Per questo impasto ne basta un pizzico per amalgamarlo.

E le formine? C’mon! Who cares? Non è tutti i giorni Natale, no?

Ecco quindi la mia ricetta per i biscotti di tutti i giorni, ovvero dei biscotti facili facili, da fare anche mentre si prepara la cena.

Dalla stessa base di impasto posso fare varie versioni a seconda delle voglie, della disponibilità degli ingredienti e dei gusti di ognuno.

Passano in forno solo 15 minuti. Allora si che conviene farli in casa e non comprarli già pronti!

Perchè salutista si, ma santa, ancora no!

 

Biscotti tutti-i-giorni

Ingredienti (per circa 30 biscotti):

  • 1 uovo o una banana schiacciata o 15g di semi di lino frullati con 3 cucchiai di acqua e fatti riposare qualche minuto.
  • 220 di farina (dipende se usate l’ integrale anche meno. Io mi regolo un po’ ad occhio)
  • 100g di fiocchi d’avena o cornflakes
  • 120g di zucchero di canna o circa 60ml di sciroppo d’ agave
  • 40g di olio e.v.o.
  • 1 pizzico di bicarbonato di sodio
  • 1/2 bicchiere di latte (anche vegetale) o un vasetto di yogurt o una spremuta di una arancia media

E poi a scelta:

  • 50g di gocce di cioccolato bianco o scuro o entrambi
  • 50g di uvetta ammollata per qualche minuto in poca acqua calda e poi strizzata
  • 1 mela (o altro frutto di stagione) tagliata a piccoli dadini o grattugiata

Procedimento:

  1. Preriscaldate il forno a 180°.
  2. Impastate gli ingredienti in un mixer: l’uovo, lo zucchero, la farina, il bicarbonato i fiocchi d’avena e poi aggiungere il liquido (l’olio e il latte o lo yogurt o la spremuta) e poi quelli a scelta. Nella foto qui sopra vedete la versione con uvetta e mela. Se necessario aggiungete un poco di altra farina, fino ad ottenere comunque un impasto che non si appiccica più alle pareti.
  3. Trasferite sul piano di lavoro infarinato con poca farina e date la forma di un panetto. Allungatelo in uno o due filoncini (a seconda della grandezza che vorrete dare ai biscotti)
  4. Ora con un coltello o con una spatolina tagliate longitudinalmente per ottenere tante fettine e trasferitele sulla teglia ricoperta con carta da forno. Fate lo stesso con l’altro filoncino. Posizionate i biscotti un poco distanziati.
  5. Mettete la teglia in forno per 15 minuti ca o finchè sono dorati.
  6. Lasciate raffreddare e da ben freddi, trasferiteli in un contenitore a chiusura ermetica di plastica o di vetro. Si conservano bene per tutta la settimana.

Avete altri suggerimenti per gli ingredienti a scelta? Voi cosa aggiungereste? Fatemi sapere, variare fa sempre bene!

Nel frattempo, buon appetito!

Teflon in cucina. Sicuro o no?

Teflonsicuroono

Chi di noi non ha almeno una pentola o padella in casa rivestita di Teflon? Se questo nome non vi dice nulla, vi chiarisco che il Teflon® è quel rivestimento antiaderente che permette di cuocere il cibo senza attaccarlo e quindi facilita un uso minore di olio e grassi di cottura in generale. Forse qualcuno di voi ricorda che qualche anno fa, si era parlato con preoccupazione delle pentole antiaderenti in Teflon. In molti, sulla base di studi scientifici, avevano portato avanti battaglie per l’eliminazione dal commercio di questo materiale per la produzione di pentolame a contatto con i cibi. La campagna era andata talmente avanti da regolamentare una eliminazione graduale delle pentole in Teflon entro il 2015. Poi, il 2015 è arrivato e le pentole Teflon sono ancora in commercio. E il divieto è stato cancellato. Allora che cosa è cambiato nel frattempo?

Ma soprattutto: il Teflon, alla fine, è sicuro o no?

Per capirlo, dobbiamo partire dall’inizio. Prima di tutto, un po’ di storia: il politetrafluoroetilene (PTFE), meglio conosciuto come Teflon® è un polimero (una catena chimica) di due atomi di carbonio e quattro di fluoro e scoperto nel 1938 da un chimico statunitense. E’ uno dei materiali più scivolosi esistenti, naturalmente impermeabile. All’origine il Teflon è una polvere bianca e leggera che galleggia sull’ acqua, non può essere sciolta da nessun solvente, è resistentissima a ogni sostanza chimica ed è inodore. Non conduce l’elettricità, non è infiammabile e resiste a un calore di 300 gradi centigradi. Ciò vuol dire che all’incirca entro quella soglia di calore (una temperatura che si raggiunge in cucina solo se si carbonizza ciò che si sta cucinando, rendendolo, di fatto, il cibo immangiabile) il Teflon sembra non essere in grado di rilasciare sostanze nocive per l’uomo. Inoltre, i vari grassi che vengono utilizzati in ambito culinario (come i vari oli, il burro ecc.) bruciano producendo sostanze tossiche a temperature decisamente inferiori rispetto a quelle che occorrerebbero a far sì che il rivestimento in teflon si decomponga.

I problemi di tossicità relativi al Teflon, sono stati riscontrati invece in diversi ambiti:

A LIVELLO DEL CICLO PRODUTTIVO: uno studio del 2004 dell’ ’EPA (Ente americano per la protezione dell’ambiente), ha mostrato gli effetti cancerogeni dell’acido perfluorottanoico (PFOA), che è una delle sostanze che si genera sia durante la produzione del Teflon che nell’ ossidazione del Teflon a temperature superiori ai 300 °C. Il grande panico degli scorsi anni nasceva proprio dai risultati di questo studio, che però, non riguardavano direttamente il Teflon, ma il PFOA , cioè uno degli agenti chimici di superficie utilizzato nella fabbricazione della materia prima “teflon” e sprigionata nell’aria a temperature superiori ai 300°. Lo provano i casi di “febbre da fumi di polimero”, con sintomi simili a quelli influenzali  che colpirono numerosi operai addetti alla produzione industriale del Teflon e il monitoraggio dei numerosi gas tossici scaricati nell’atmosfera dalle industrie durante la produzione del Teflon. Questo aspetto (di non poca rilevanza, tra l’altro!) quindi riguarda la fase produttiva, e non quella di consumo alimentare. E ci avverte del fatto che per produrre il Teflon bisogna, di fatto, inquinare l’ambiente circostante.  Ad ogni modo le industrie produttrici di teflon accettarono di eliminare del tutto il PFOA dal Teflon entro il 2015. La Dupont, la società americana che detiene il marchio registrato Teflon® e che comprende ditte come Bialetti, Ballarini, Alluflon, Illa, TVS, scrive sul suo sito che dal 2009 è passata a tecnologie di nuova generazione, grazie alle quali il PTFE è realizzato senza PFOA, anche perché nei vari passaggi della lavorazione è previsto un surriscaldamento della pentola per volatilizzare eventuali residui di PFOA. Ma non specifica cosa si intenda con questo ultimo processo e dove il PFOA volatilizzato vada poi effettivamente a finire!

L’altro aspetto riguarda invece il LIVELLO DEL CONSUMATORE ed è relativo alle sostanze che si formano per la combustione del Teflon oltre i 300 °C. Alcune ricerche, come quello di alcuni anni fa condotto dall’università di Manchester, hanno evidenziato la presenza di residui teflon nel latte materno in 45 donne in allattamento. Non è ben chiaro però (e se qualcuno ne ha capito qualcosa in più, me lo faccia sapere per favore!) cosa si intende per residui.

  1. La prima ipotesi è che per residui si intende che il Teflon sia passato dalla pentola al cibo in fase di cottura. Ma sappiamo che il Teflon chimicamente non si deteriora se non ad altissime temperature che non si raggiungono in una cottura casalinga, neanche in frittura, poichè il punto di fumo della maggior parte degli oli alimentari è molto più basso (olio extravegine di oliva 210°C). Quindi, almeno che non si voglia mangiare cibo carbonizzato, le padelle con rivestimento in Teflon dovrebbero essere sicure per l’uso in cucina.  Ad ogni modo la Dupont raccomanda di non surriscaldare le pentole vuote e non lasciare la pentola incandescente su un fornello acceso, ma usarla sempre su fiamma media. Suggerisce inoltre di non lasciare i volatili di casa a contatto con questi fumi di cucina troppo a lungo, poichè gli uccelli sono molto più sensibili dell’uomo alla tossicità dei fumi prodotti dalla combustione. Una precisazione davvero inquietante, direi.
  2. L’altra ipotesi è che i residui provengano dall’ingerimento di particelle di Teflon staccatesi dal rivestimento. La Dupont assicura che le particelle che si staccano dalle pentole di Teflon non sono nocive, anche se ingerite. Questa dichiarazione sembra suggerire due conseguenti deduzioni: una, è che è effettivamente possibile ingerire del Teflon direttamente dal rivestimento. L’ altra che la presenza di residui di Teflon non è di per sè segno di tossicità. Ma anche su questo aspetto, non ho trovato notizie e studi certi che confermino cosa possa comportare la presenza del polimero nel corpo umano.

Questo il quadro generale. Ma allora, quali conclusioni trarne? Le pentole di Teflon sono sicure per la nostra salute o no?

A questo punto, secondo me, si entra nell’ambito del buon senso e del comportamento consapevole.

E quindi mi sentirei di procedere in questo modo:

  • Utilizzare le pentole in Teflon provenienti da marche conosciute o comunque che segnalino la dicitura PFOA Free. Inoltre vale la pena anche di capire quali siano e la qualità dei materiali sottostanti allo strato di Teflon. Per le pentole, si sa, la differenza sta anche nello spessore del fondo. Probabilmente vale la pena investire in una pentola di buona qualità e di prezzo-medio alto, che ricercare esclusivamente la convenienza economica. Ma questa non è una novità.
  • Attenersi alle regole di utilizzi e conservazione indicate nelle istruzioni: porla sul fuoco a temperature basse e medie, non surriscaldare la pentola soprattutto se vuota, evitare di usarla se molto graffiata o usurata.
  • Usare il Teflon solo quando effettivamente necessario e cercare di usare per le cotture pentole di materiali diversi adatti ai differenti tipi di cotture. Esistono infatti moltissime alternative all’uso del Teflon: l’acciaio inox, la ceramica atossica, la terracotta, il vetro pirex, le pentole in ghisa trattato con materiali atossici, il titanio, la pietra ollare. E’ sconsigliato invece l’uso delle pentole in alluminio per le sostanze di ossidazione che rilascia a contatto prolungato con i cibi, soprattutto quelli ad alto contenuto di acidità, come il  pomodoro. Insomma, il buon senso suggerisce di usare le pentole antiaderenti in Teflon esclusivamente per la cottura di cibi che altrimenti si brucierebbero o richiederebbero un alto quantitativo di grassi per evitare che si attacchino.
  • Comprare consapevolmente le pentole in Teflon solo se veramente necessarie, per evitare di incrementare la produzione di un materiale che ha così vaste ricadute ambientali. Va detto che il Teflon® è anche un componente di molti tessuti, come le tende parasole, per la sua dote di antimacchia e impermeabilità. Qualcosa da mettere sull’ago della bilancia anche in acquisti al di fuori della cucina.

E voi cosa pensate delle pentole in Teflon?

Vi fidate di utilizzarle in cucina e come vi comportate nell’usarle?