Digitalizzare i ricordi

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A partire dagli anni della scuola dell’infanzia, ma forse a pensarci bene, anche durante quelli del nido, la nostra casa è stata quotidianamente invasa da una enorme quantità di carta, sotto le differenti forme di toccanti, vibranti, meravigliose ed eclettiche forme d’arte espressiva.

La gioia iniziale e la miracolosa sensazione di poter toccare con mano, la potenza e la capacità iconografica dei nostri piccoli artisti di casa, che accoglievamo inizialmente con espressione estasiate e gridolini di meraviglia, con il passare del tempo, ha lasciato man mano il posto a sorrisi soddisfatti e a visi sempre un po’ più preoccupati, che già pregustavano il momento ben poco sublime in cui, quei meravigliosi lavoretti, quelle divertenti e colorate amplificazioni del sè in mutamento dei nostri bambini, sarebbero dovuti entrare a forza di spinte, accortacciamenti e incursioni fulminee e decise, nel nostro, ormai, troppo piccolo, armadio degli hobby.

Eh si, perchè ormai, di spazio, non ce nè più e, nonostante i nostri buoni propositi, pile di fogli disegnati si ergono accatastati sulla scrivania, in attesa di essere guardati con l’attenzione dovuta e di essere poi riposti in alcuni raccoglitori ad anelli, ormai strapieni, mi duole ammetterlo, di forse troppe meravigliose opere d’arte dei nostri bambini.

Come capiterá a molti genitori, trovo estremo disagio a separarmi da questo tipo di ricordi, espressioni particolari e lucide testimonianze dei diversi stadi della loro infanzia, di specifici momenti della loro vita di bambini, ma anche di quella di noi genitori.

Si, perchè molti di quei disegni, ci hanno aiutato in moltissime occasioni, a sentirci più uniti e a crescere insieme come famiglia: per molto tempo infatti, durante gli anni dell’età pre-scolare, i disegni dei nostri figli hanno rivestito un ruolo per così dire, epistolare, ovvero hanno permesso a noi genitori, di leggere quei tratti iconografici, come se fossero delle vere e proprie lettere scritte, attraverso le quali i nostri bambini ci parlavano e comunicavano con noi in maniera del tutto efficace. Tramite questo colloquio non scritto, ma appunto, disegnato, abbiamo capito molto sullo stato della loro anima, sui loro disagi, sulle loro domande. E non solo. I loro disegni infatti, non ci hanno solo mostrato di che cosa era ed è fatto il loro mondo, ma, altrettanto spesso, hanno avuto il compito di mostarci quello che non c’era, quello che mancava e che aveva bisogno di trovare una sua strada per uscire e farsi avanti.

Perciò, affrontare il momento fatidico in cui, per forza di cose, ci si deve confrontare con la necessità di fare una cernita, non è per me cosa da poco.
Ma non per questo, mi do’ pervinta. Come in tutto, l’importante è chiarirsi le idee e cominciare a piccoli passi.

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Riflettendo un poco sulla questione, infatti, ho capito di aver avuto a riguardo un atteggiamento troppo emotivamente confuso, che mi portava a conservare tutto, in nome di una idea del passato però un po’ troppo teorica e, sicuramente, un po’ troppo superficiale.

Spostare coscientemente l’attenzione dal sentimento negativo, del tutto comprensibile, del distacco dal passato a quello invece positivo dell’apertura fiduciosa verso il futuro, mi ha permesso di conservare effettivamente solo quello che ha una reale valenza, non solo come elemento del passato, che riguarda l’infanzia dei nostri figli, ma anche come elemento che possa dirci ancora molto sul nostro presente come famiglia.

Ecco quindi alcuni parametri che stiamo usando, per prenderci cura dei ricordi più importanti e per far sì che essi, e solo essi, abbiano effettivamente modo di essere preservati con la dovuta cura e attenzione.

1. Raccogliere i disegni in un unico punto della casa. Ok, non sarà elegante, ma come dicono gli americani, un elefante va mangiato un morso alla volta. E se non si sa quant’è grande quest’elefante, sarà del tutto diffcile capire in quanti morsi si debba mangiarlo! Noi abbiamo scelto un angolo di una stanza vicino ad una finestra. La pila ci fa impressione, ma il fatto che sia abbastanza visibile al nostro occhio per tutto il giorno, ci fa sempre ricordare che quello è un compito di cui prendersi cura, non appena ce ne è occasione.

2. A partire da quel mucchio di fogli, abbiamo cominciato, a piccoli morsi, appunto, a fare una cernita, eliminando i disegni che possono essere effettivamente cestinati, di cui non si abbiamo particolare memoria o che non ci sembrano più essere sighnificativi.

3. Finita questa (lunga!) fase, cominceremo a dividere i disegni per autore e poi per periodo preciso (su alcuni avevamo apposto preventivamente la data) o orientativo (anno o stagione). Questo compito, che pare difficile a dirsi, è in realtà facile, se abbiamo lavorato bene nel conservare solo i disegni di cui abbiamo memoria!

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4. Con il gruppo di fogli prescelti alla mano, potremo aupicabilmente procedere alla scansione digitale di essi. Abbiamo intenzione di dedicare una cartella specifica sul nostro hard disk e farne una copia di backup su dvd o chiavette dedicate, dividendo in sotto cartelle per periodo e autore.
Convertire in digitale le opere ci permetterà di avere moltissimi disegni a portata di mano e di poter anche lavorarci su, presentandoli magari in un montaggio digitale da rivedere su schermo, come in una galleria d’arte virtuale.

5. E gli originali? A seconda del numero delle scansioni, decideremo se conservarli tutti o procedere ad una ulteriore cernita degli originali (50 per figlio?), dando loro nuova vita (in un raccoglitore con cartelline trasparenti diviso per annata e autore) oppure scegliere di incorniciarli a rotazione nella loro camera.

6. Avvantaggiarsi per il futuro: di certo auspichiamo che questo metodo ci possa aiutare a valutare e a soppesare meglio anche i disegni di produzione recente, conservando solo le opere che rispondono alle idee espresse sopra, facendo una cernita al momento e apponendo solo su quelli da conservare, autore e anno, prima di scansionarli.

E voi? Quali metodi usate per conservare (e non essere soffocati da) i ricordi familiari?

Il pane con la macchina del pane

A chi non piace il pane? Un alimento semplice e gustoso, che in casa nostra non manca quasi mai sulla tavola.
Alcuni anni fa abbiamo acquistato una macchina del pane e da allora, il pane l’abbiamo fatto sempre in casa, con talmente ottimi risultati, da rimpiazzare completamente quello comprato dal panettiere.

Non finirò mai di elogiare questo elettrodomestico da cucina, che nella sua semplicità ed economicità, ci ha permesso di risparmiare moltissimo in termini di tempo e di denaro ma soprattutto di gustare sempre pane di giornata, sbizzarrendoci ogni volta con le più svariate ricette, sia salate che dolci.

Devo ammettere che, da quando l’abbiamo acquistata noi ( a 60 euro intorno al 2005) i prezzi delle macchine del pane sono saliti alquanto e non sempre con altrettante garanzie di qualità. Per chi ha intenzione di acquistarne una, consiglio vivamente di attenersi ai modelli base, perchè veramente in tanti anni non abbiamo usato che 3-4 programmi (pane base, pane integrale, programma impasto e programma cottura).

Il suo funzionamento è davvero semplice: una pala che gira in un contenitore antiaderente, un timer che regola i tempi di azione della pala e una resistenza che permette al pane di cuocere. Dopo aver inserito gli ingredienti nel contenitore, si seleziona il programma adatto e dopo circa 3 ore, il pane è cotto. Tutto qui.

Partendo da pochi ingredienti genuini, noi ci abbiamo cotto tutti i tipi di pane: a partire da quello bianco, a quello integrale, al multicereali, oppure svariati tipi di pane dolce (il pan brioche per esempio o quello da colazione con i cereali dentro). Ma anche quello con le cipolle, con le verdure o con il pecorino, tipico della Pasqua.

La macchina del pane infatti richiede ricette leggermente diverse per dosi, da quelle del pane fatto a mano. In rete potete facilmente trovare moltissime idee di sicuro successo, ma in casa nostra ci siamo affidati ad un ricettario che vi consiglio ad occhi chiusi, perchè è zeppo di ricette collaudate e di tutti i tipi. Noi ne abbiamo provate tantissime e abbiamo sempre ottenuto un ottimo pane.

Un altro degli enormi vantaggi della macchina del pane è la possibilità di poter usare farine di tutti i tipi , quindi anche quelle senza glutine. Noi ad esempio abbiamo usato per lo più farine biologiche integrali di farro, riso, mais, ma anche quelle di grano duro o manitoba o una miscela di queste, a seconda dell’uso o del momento. E il risultato è sempre stato ottimo.

L’unico vero svantaggio della macchina del pane è il dover attenersi ad un’unica forma di pane (la pagnotta rettangolare), ed è principalmente per questo che da circa un anno, noi abbiamo cominciato a farlo a mano.

Ad ogni modo è sicuramente un inconveniente a cui si può ovviare togliendo l’impasto dalla macchina prima della fase di cottura (o semplicemente programmando il programma impasto) e cuocendo il pane nel forno tradizionale con la forma desiderata.
Cosa chiedere di più?

Menu settimanale: un piano per l’estate

Torno nuovamente a parlare di menu settimanale, perchè ne sono una appassionata promotrice.
Infatti, mai come ora, con le vacanze scolastiche appena cominciate e tre allegri bambini sempre con me, mi sta aiutando a gestire al meglio il poco tempo disponibile per stare ai fornelli e per andare a fare la spesa.

Se anche voi, ambite come me a preparare, con il minor sforzo possibile, pasti salutari, semplici e veloci, ma che stuzzichino l’appetito di tutta la famiglia , senza comprometterne il portafoglio, ecco delle istruzioni di base che io uso con successo per affrontare al meglio i caldi e intensi mesi estivi, in casa o, perchè no, anche in vacanza.

Passo n. 1: Per prima cosa faccio un inventario della dispensa. Do’ una rapida occhiata al frigo, al freezer e alla dispensa per rintracciare ingredienti e cibi avanzati che devono essere consumati a breve. E anche alcuni che, pur essendo in scadenza, potrebbero aiutarmi a creare altri pasti. Mi guardo in giro anche per rintracciare eventuali ingredienti base di cui ho finito la scorta (farina per pane e dolci, passata di pomodoro, latte per fare lo yogurt, uova miele, olio ecc.). E li annoto nella mia agenda settimanale.

Passo n. 2: Sempre con l’agenda alla mano, comincio a guardare gli impegni della settimana a venire, per annotare i possibili inviti a cena o a pranzo a casa nostra o fuori casa e gli eventi che richiedono di contribuire con qualche piatto dolce o salato. O anche preparazioni super veloci o in anticipo per quei pomeriggi in cui saremo fuori fino a quasi l’ora di cena. Sulla base di questi impegni, mi comincio a fare un’ idea dei tipi e del numero di pasti da preparare.

Passo n. 3: Brainstorming. A questo punto comincio a buttare giù alcune ricette, rintracciandole online, tra le nostre preferite o dai libri di cucina. Mi limito a scegliere piatti che usino verdure stagionali o alcuni ingredienti che so essere reperibili in un dato negozio, così mi troverò meglio quando andrò a fare la spesa. Mi affido inoltre a una scheda di base settimanale, se sono a corto di ispirazione. Anche se in realtà in estate tendiamo ad avere uno schema maggiormente flessibile rispetto ai mesi invernali, durante i quali i bambini mangiano a pranzo alla mensa scolastica.

Passo n. 4: Annoto quindi le cene della settimana, segnalando a lato anche se ci sono ricette che richiedono preparazioni in anticipo (come ad esempio tirare fuori dal freezer qualcosa o mettere a bagno i legumi secchi la sera prima).

Passo n. 5
: Sulla base delle cene, scrivo i pranzi del giorno dopo (di solito veloci, leggeri e semplici). Gli avanzi della sera prima sono una scelta prioritaria. Ne tengo conto per quando annoterò la quantità degli ingredienti per le cene.

Passo n. 6: Pianifico le colazioni e annoto le eventuali preparazioni da cucinare in anticipo (biscotti, ciambelloni, pane dolce ecc. ecc.).

Passo n. 7: Scrivo la lista della spesa. Stilando diverse liste in base ai negozi dove mi devo recare e possibilmente, gli ingredienti in ordine di posizione nelle isole dei supermercati per facilitarmi il compito quando saremo lì. Di solito faccio spesa in un dato giorno della settimana e cerco di concentrare più giri in una sola mattinata, ma non mi fustigo di certo se questo non può accadere! ;-)

Questi passaggi, che a vederli possono sembrare forse impegnativi, non mi prendono in realtà più di 30 minuti a settimana (di solito il venerdì o nel weekend). E’ uno sforzo minimo, se considero la quantità di tempo, di denaro e di stress che mi fanno risparmiare.
Perciò, per quanto mi riguarda, è uno dei più efficaci strumenti di pianificazione domestica a mia disposizione.

Ma attenzione, non bisogna cadere nell’errore di lasciare che sia il menù settimanale a comandare la nostra vita invece che servirci per renderla più semplice. Infatti, raramente rispetto il mio piano al 100% e l’ efficacia di questo strumento sta proprio nella sua enorme flessibilità di potersi adattare ai numerosi cambiamenti che, per forza di cose, accadranno durante la settimana.
Esistono molti modi per farlo, ma magari, chissà, sarà l’argomento di un prossimo post!