Il pane con la macchina del pane

A chi non piace il pane? Un alimento semplice e gustoso, che in casa nostra non manca quasi mai sulla tavola.
Alcuni anni fa abbiamo acquistato una macchina del pane e da allora, il pane l’abbiamo fatto sempre in casa, con talmente ottimi risultati, da rimpiazzare completamente quello comprato dal panettiere.

Non finirò mai di elogiare questo elettrodomestico da cucina, che nella sua semplicità ed economicità, ci ha permesso di risparmiare moltissimo in termini di tempo e di denaro ma soprattutto di gustare sempre pane di giornata, sbizzarrendoci ogni volta con le più svariate ricette, sia salate che dolci.

Devo ammettere che, da quando l’abbiamo acquistata noi ( a 60 euro intorno al 2005) i prezzi delle macchine del pane sono saliti alquanto e non sempre con altrettante garanzie di qualità. Per chi ha intenzione di acquistarne una, consiglio vivamente di attenersi ai modelli base, perchè veramente in tanti anni non abbiamo usato che 3-4 programmi (pane base, pane integrale, programma impasto e programma cottura).

Il suo funzionamento è davvero semplice: una pala che gira in un contenitore antiaderente, un timer che regola i tempi di azione della pala e una resistenza che permette al pane di cuocere. Dopo aver inserito gli ingredienti nel contenitore, si seleziona il programma adatto e dopo circa 3 ore, il pane è cotto. Tutto qui.

Partendo da pochi ingredienti genuini, noi ci abbiamo cotto tutti i tipi di pane: a partire da quello bianco, a quello integrale, al multicereali, oppure svariati tipi di pane dolce (il pan brioche per esempio o quello da colazione con i cereali dentro). Ma anche quello con le cipolle, con le verdure o con il pecorino, tipico della Pasqua.

La macchina del pane infatti richiede ricette leggermente diverse per dosi, da quelle del pane fatto a mano. In rete potete facilmente trovare moltissime idee di sicuro successo, ma in casa nostra ci siamo affidati ad un ricettario che vi consiglio ad occhi chiusi, perchè è zeppo di ricette collaudate e di tutti i tipi. Noi ne abbiamo provate tantissime e abbiamo sempre ottenuto un ottimo pane.

Un altro degli enormi vantaggi della macchina del pane è la possibilità di poter usare farine di tutti i tipi , quindi anche quelle senza glutine. Noi ad esempio abbiamo usato per lo più farine biologiche integrali di farro, riso, mais, ma anche quelle di grano duro o manitoba o una miscela di queste, a seconda dell’uso o del momento. E il risultato è sempre stato ottimo.

L’unico vero svantaggio della macchina del pane è il dover attenersi ad un’unica forma di pane (la pagnotta rettangolare), ed è principalmente per questo che da circa un anno, noi abbiamo cominciato a farlo a mano.

Ad ogni modo è sicuramente un inconveniente a cui si può ovviare togliendo l’impasto dalla macchina prima della fase di cottura (o semplicemente programmando il programma impasto) e cuocendo il pane nel forno tradizionale con la forma desiderata.
Cosa chiedere di più?

Menu settimanale: un piano per l’estate

Torno nuovamente a parlare di menu settimanale, perchè ne sono una appassionata promotrice.
Infatti, mai come ora, con le vacanze scolastiche appena cominciate e tre allegri bambini sempre con me, mi sta aiutando a gestire al meglio il poco tempo disponibile per stare ai fornelli e per andare a fare la spesa.

Se anche voi, ambite come me a preparare, con il minor sforzo possibile, pasti salutari, semplici e veloci, ma che stuzzichino l’appetito di tutta la famiglia , senza comprometterne il portafoglio, ecco delle istruzioni di base che io uso con successo per affrontare al meglio i caldi e intensi mesi estivi, in casa o, perchè no, anche in vacanza.

Passo n. 1: Per prima cosa faccio un inventario della dispensa. Do’ una rapida occhiata al frigo, al freezer e alla dispensa per rintracciare ingredienti e cibi avanzati che devono essere consumati a breve. E anche alcuni che, pur essendo in scadenza, potrebbero aiutarmi a creare altri pasti. Mi guardo in giro anche per rintracciare eventuali ingredienti base di cui ho finito la scorta (farina per pane e dolci, passata di pomodoro, latte per fare lo yogurt, uova miele, olio ecc.). E li annoto nella mia agenda settimanale.

Passo n. 2: Sempre con l’agenda alla mano, comincio a guardare gli impegni della settimana a venire, per annotare i possibili inviti a cena o a pranzo a casa nostra o fuori casa e gli eventi che richiedono di contribuire con qualche piatto dolce o salato. O anche preparazioni super veloci o in anticipo per quei pomeriggi in cui saremo fuori fino a quasi l’ora di cena. Sulla base di questi impegni, mi comincio a fare un’ idea dei tipi e del numero di pasti da preparare.

Passo n. 3: Brainstorming. A questo punto comincio a buttare giù alcune ricette, rintracciandole online, tra le nostre preferite o dai libri di cucina. Mi limito a scegliere piatti che usino verdure stagionali o alcuni ingredienti che so essere reperibili in un dato negozio, così mi troverò meglio quando andrò a fare la spesa. Mi affido inoltre a una scheda di base settimanale, se sono a corto di ispirazione. Anche se in realtà in estate tendiamo ad avere uno schema maggiormente flessibile rispetto ai mesi invernali, durante i quali i bambini mangiano a pranzo alla mensa scolastica.

Passo n. 4: Annoto quindi le cene della settimana, segnalando a lato anche se ci sono ricette che richiedono preparazioni in anticipo (come ad esempio tirare fuori dal freezer qualcosa o mettere a bagno i legumi secchi la sera prima).

Passo n. 5
: Sulla base delle cene, scrivo i pranzi del giorno dopo (di solito veloci, leggeri e semplici). Gli avanzi della sera prima sono una scelta prioritaria. Ne tengo conto per quando annoterò la quantità degli ingredienti per le cene.

Passo n. 6: Pianifico le colazioni e annoto le eventuali preparazioni da cucinare in anticipo (biscotti, ciambelloni, pane dolce ecc. ecc.).

Passo n. 7: Scrivo la lista della spesa. Stilando diverse liste in base ai negozi dove mi devo recare e possibilmente, gli ingredienti in ordine di posizione nelle isole dei supermercati per facilitarmi il compito quando saremo lì. Di solito faccio spesa in un dato giorno della settimana e cerco di concentrare più giri in una sola mattinata, ma non mi fustigo di certo se questo non può accadere! ;-)

Questi passaggi, che a vederli possono sembrare forse impegnativi, non mi prendono in realtà più di 30 minuti a settimana (di solito il venerdì o nel weekend). E’ uno sforzo minimo, se considero la quantità di tempo, di denaro e di stress che mi fanno risparmiare.
Perciò, per quanto mi riguarda, è uno dei più efficaci strumenti di pianificazione domestica a mia disposizione.

Ma attenzione, non bisogna cadere nell’errore di lasciare che sia il menù settimanale a comandare la nostra vita invece che servirci per renderla più semplice. Infatti, raramente rispetto il mio piano al 100% e l’ efficacia di questo strumento sta proprio nella sua enorme flessibilità di potersi adattare ai numerosi cambiamenti che, per forza di cose, accadranno durante la settimana.
Esistono molti modi per farlo, ma magari, chissà, sarà l’argomento di un prossimo post!

Lo zen e l’arte delle pulizie domestiche

Non sono un’appassionata di pulizie.
Diciamo che, come la maggior parte delle persone, le considero un obbligo che reputo il più delle volte noioso e ripetitivo. Perciò non è che mi svegli la mattina felice di dover pulire il water o di passare l’aspirapolvere. E la deprimente sensazione che lo sforzo dispensato nel pulire, riordinare e lavare, in poche ore sarà reso vano dall’uso di una intera famiglia, rende tutto meno accattivante. Se a tutto ciò aggiungiamo una mia personale propensione al perfezionismo, o meglio, ad attribuirmi aspettative di gran lunga irrealistiche sullo standard della pulizia della nostra casa, ecco che ho ben delineato una situazione abbastanza problematica, su cui mi sono arrovellata per parecchio tempo e che ha generato in me molti sentimenti contrastanti e spesso piuttosto deleteri per la mia autostima e per la serenità familiare.

In realtà solo durante gli ultimi tempi, ho ammesso con me stessa che effettivamente in quest’ambito tendo a investire moltissime energie emotive e, come dicevo, purtroppo non sempre positive. Questo perchè, per quanto mi riguarda, le pulizie domestiche appartengono a quella sfera che comprende i concetti di casa, di famiglia, di cura.

Pulire quindi, è divenuto per me un ulteriore campo su cui allenare la consapevolezza del mio ruolo di mamma e moglie. Una vera e e propria pratica spirituale, che, per considerarsi tale, richiede dedizione e costanza. Ma che anche, porta sicuramente i suoi buoni frutti, quando riesco ad abbandonare coscientemente gli automatismi mentali a cui sono stata per troppo tempo attaccata.

Ecco quindi cosa, tra scopettone, aspirapolvere e stendini, sto imparando giorno per giorno su quella che si può chiamare la mia personale arte zen delle pulizie:

Accettare l’impermanenza: pulire è una di quelle azioni ripetitive che ogni giorno compiamo nella nostra vita e che la maternità in qualche modo amplifica. Ho capito che quanto prima sarei venuta a patti con la realtà di una casa che necessita da parte mia un impegno quotidiano costante, più felicemente avrei vissuto i miei giorni. Inoltre è frustrante veder vanificato in pochi attimi dalla vivacità di bambini inconsapevoli il frutto del mio impegno. Ma la mia casa è un ambiente in divenire, quello che è oggi, non sarà più domani. In fondo essa nasce per ospitare le nostre azioni e incontrare i nostri bisogni. E’ irrealistico e malsano pretendere che essa rimanga ordinatamente immutabile, come in servizio fotografico di una rivista o come in un negozio di arredamento. Uno dei miei compiti è assicurarmi che ognuno di noi possa trovare in casa un luogo dove ottenere conforto, accoglienza e rispetto dei propri spazi.

Rinunciare alle aspettative: vivo male quando il tarlo interiore del perfezionismo si insinua nelle mie azioni. Il mio scopo non è quello di avere una casa perfettamente pulita e in ordine, ma una casa sufficentemente pulita da permettere a tutti di vivervi serenamente e di accogliere con ospitalità i nostri amici . Rinunciare alle aspettative significa anche rinunciare a pensare di poter dedicare tempo dopo cena a ciò che non sono riuscita a completare durante il giorno, o addirittura sacrificare il week-end in gravose faccende domestiche.

Semplificare: non è più pensabile, con tre figli in casa, di cui uno di appena pochi mesi, di poter pianificare e dedicare ore alle pulizie di casa. Da qualche tempo sto adottando il metodo di concentrare i miei sforzi in termini di blocchi temporali di massimo 20 minuti per volta (e di un’ora massimo per giorno). Nella mia situazione familiare, il segreto infatti sta nel compiere un poco ogni giorno. Ciò significa che la mia casa non sarà mai totalmente pulita in ogni dato momento, ma allo stesso tempo significa anche non sarà mai un completo caos. E per come la vedo io, mantenere questo standard equivale ad una tattica vincente su tutta la linea.

Non attaccamento: come scrivevo qui: meno oggetti si possiedono, meno ci sarà da mettere in ordine. E più spazio, interiore ed esteriore, sarà a nostra disposizione per accogliere il nuovo.

Ritenermi responsabile della mia felicità domestica: tralasciando la divisione dei compiti a scopo educativo, non trovo più strettamente necessario rifiutarmi ogni volta di mettere in ordine perchè mi aspetto che siano i miei figli a farlo. Per la mia serenità, a volte è sicuramente meglio evitare inutili e snervanti discussioni, riordinando velocemente e quindi passare oltre, invece che ritrovarsi tra i piedi quel disordine (e quelle emozioni negative) in ogni momento della giornata.

Essere compassionevoli: verso se stessi e verso gli altri. Si sa, la vita accade. Ci sono giornate in cui, seppur impegnadomi, non mi è proprio possibile stare al passo con i miei piani e le mie previsioni. Accettare questa impasse e andare avanti, è la conditio sine qua non per poter vivere con sufficiente grazia questo mio percorso. Lo stesso vale per gli altri. Accettare l’aiuto di chi mi vuole bene e accettare anche che ognuno abbia il suo modo particolare di interpretare le faccende domestiche, è una necessità che io devo saper accogliere con riconoscenza e gratitudine.

Tutti noi, credo, concepiamo la nostra casa come qualcosa di più che un semplice edificio fatto di mura e mattoni.
Ognuno vi infonde i più disparati significati e sentimenti, come fosse veramente un altro componente della famiglia.

A volte, nella mia casa, mi sembra quasi di sentire il suo cuore battere. Ma poi mi accorgo che quel battito non è altro che il mio, perchè la nostra amata casa riluce della vita che noi tutti abbiamo infuso in lei, momento dopo momento.