Il nostro viaggio con Aaron Becker

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Scrivere di questo libro è difficile, ma allo stesso tempo facilissimo.

E’ difficile, perchè Viaggio è un album illustrato per bambini, un silent book, ovvero un libro che non contiene parole, tranne quella del titolo, ovviamente. Mentre per il resto è fatto solo di immagini, tavole a tutta pagina che riempiono completamente l’intera opera, dall’inizio alla fine. Parlare di questo libro, quindi, sembra un poco anche profanarne il senso, turbare quell’equilibrio che l’autore Aaron Becker, già illustratore per Disney e Pixar, ha così delicatamente creato e mantenuto in tutte le sue pagine, senza mai proferire alcuna parola.

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Ma scrivere di Viaggio è anche facilissimo, perchè è una storia che contiene infinite storie al suo interno. L’occhio del lettore è accompagnato dal tocco del disegnatore, ma con un invito composto, gentile, affettuoso, per nulla insistente. Anzi, sembra che Becker abbia così a cuore la purezza d’animo dei propri lettori da suggerire soltanto i percorsi dello sguardo, facendo però allo stesso tempo di tutto per ampliarli fino all’orizzonte della pagina e oltre ancora. Come se non volesse render l’occhio schiavo di un’ unica visione e invece invitarlo ad abbracciare anche i molteplici viaggi dello sguardo di ogni lettore, il quale può seguire il filo narrativo della storia, ma allo stesso tempo è libero nel proprio intimo di costruirsene molte altre parallele.

La storia ufficiale che Becker racconta, riguarda una bambina annoiata, in un mondo descritto volutamente in bianco e nero, con l’eccezione di alcuni oggetti quotidiani che si colorano di fantastico, di possibilità nascoste.

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Il mondo degli altri (adulti e ragazzi) è un mondo di persone affaccendate, il cui sguardo è focalizzato su un singolo oggetto (un computer per il padre, un cellulare per la sorella) o in un compito quotidiano (la mamma di spalle indaffarata in cucina). La bambina sembra essere non vista, lo sguardo degli altri è troppo chiuso per accorgersi di lei e sembra dare per scontato che anche lei faccia lo stesso.

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Solo attraverso l’uso di uno di quegli oggetti colmi di possibilità, un gessetto colorato, la bambina apre una nuova porta dello sguardo. Un mondo fantastico in cui scoprirà se stessa e riuscirà a vedere gli altri suoi simili, accanto a lei.

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Aaron Backer, oltre ad essere disegnatore, per molti anni è stato essenzialmente un viaggiatore. Ha sostato in diversi paesi dell’Oriente e del Nord Europa. E infatti questo retroterra è così imponente da sembrar rimanere come attaccato alle sue illustrazioni, come se fosse sotteso al suo tratto, così preciso e puntuale di dettagli. Ma questa speciale attenzione e la dovizia dei particolari architettonici e paesaggistici, contrasta sorprendentemente con l’apparente distrazione verso i particolari somatici dei personaggi, che sono solo accennati. Quasi a voler lasciare un’ ampia possibilità di immedesimazione di ogni lettore. O forse magari perchè ciò che veramente importa in questa storia non è tanto chi sia il viaggiatore, ma il viaggio che ognuno di noi fa tra queste pagine.

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Ciò che si ricava è un continuo enorme stupore, un tuffo al cuore al voltare di ogni pagina. Una scoperta continua di forme, di colori, di paesaggi naturali ed urbani, di strutture architettoniche e di avventure in mondi sconosciuti, in cui nulla si da’ per scontato, in cui le possibilità sono sempre nuove, creative, stupefacenti. Dove tutto è possibile, dove tutto può essere creato, basta un gesso colorato e una bambina con la voglia di continuare a viaggiare con l’immaginazione.

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Tutto il libro permea di una delicata ma costante tensione tra il desiderio di controllo della realtà (esemplificato dalla bambina che crea disegnando la sua visione del mondo, o per meglio dire, la sua personale elaborazione della realtà) e l’ apparentemente opposta necessità di lasciar andare, di lasciar scorrrere, di abbandonarsi allo sguardo contemplativo del paesaggio.

“Dopo aver viaggiato tanto, il mio viaggio preferito rimane l’immaginazione.” ha dichiarato l’autore. E credo che non avrebbe potuto rendere meglio questo concetto nella sua prima opera di una trilogia ancora in corso d’opera.

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I miei figli, seppur così diversi per età (10, 8 e 3 anni), sono rimasti letteralmente conquistati da questo libro e dalle sue innumerevoli storie. E così lo siamo stati noi genitori. Sfogliare quelle pagine rapisce, ingloba. Le illustrazioni, come in una sinfonia, ci catturano inizialmente piano piano, incuriosendoci con il loro silenzio. Per poi man mano crescere di forza, di volume, fino a letteralmente farci tuffare dentro, stupiti e conquistati dalla complessità di questa esperienza.

L’unica nota negativa e l’unico rimpianto è quello di dover concludere il Viaggio, di dover distogliere lo sguardo e lasciare queste pagine.

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Ma non importa. Perchè, come i protagonisti del libro, anche noi lettori/viaggiatori possiamo usare la nostra storia come una ruota colorata per viaggiare ancora, per permetterci di guardare al mondo conosciuto con uno sguardo nuovo e appassionato.

E poi comunque, abbiamo sempre il nostro libro, che rimane paziente ad aspettarci sullo scaffale, in attesa del prossimo viaggio insieme.

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