La disciplina: un approccio genitoriale partecipato

Mi capita, parlando tra mamme all’uscita di scuola o alle feste, di ascoltare spesso discorsi che riguardano il famoso argomento della disciplina.

Alcune mie amiche ne parlano con convinzione e intraprendenza, usando questo temine però in realtà riferendosi ad un insieme di situazioni, aspettative e metodologie educative che credo siano in realtà piuttosto eterogenee tra loro.

Mi sembra regni infatti una certa confusione riguardo l’uso indiscriminato di questa parola e spesso, io e mio marito ci confrontiamo di rimando, sul significato che noi come famiglia attribuiamo a questo termine così popolare e quale effettivo ruolo esso abbia nell’educazione dei nostri figli.

A dire la verità, fino a qualche tempo fa, credevo che questa parola non avesse molto a che fare con noi.

Ma mi sbagliavo di molto: col tempo ho invece capito che, la disciplina, nella sua accezione più alta e nobile, ha un’ enorme importanza nello sviluppo psico-emotivo del bambino.

Mi è sembrato quindi opportuno, cercare di capire meglio di cosa si trattasse.

A questo scopo, ho interrogato alcuni libri di autori specializzati nelle dinamiche genitoriali di cui sono una grande ammiratrice (e lettrice!).

E ho cercato di sintetizzarli, senza l’alcun minima pretesa esaustiva, in un discorso generale che mettesse in evidenza, per mia personale chiarezza, le principali argomentazioni sul tema. E nel far ciò , evidenziando anche quali siano i valori fondanti che sottendono un certo tipo di approccio genitoriale partecipato a cui sono molto legata emotivamente.

Nello scrivere tutto ciò, ho presto notato che questa sintesi poteva essere utile anche a chiunque fosse interessato all’argomento.

Nonostante abbia cercato di essere piuttosto schematica, mi rendo conto che il soggetto mi ha molto appassionato e per questo ho forse usato più parole del previsto!

Perciò ho pensato di farne una piccola serie per raggruppare in differenti post, l’intero gruppo di autori su cui mi sono soffermata.

Eccoci dunque all’argomento della serie: la disciplina

Uno dei primi americani a soffermarsi sul concetto di disciplina nei bambini è stato Walter Mischel, un ricercatore, che ormai alcuni anni fa condusse un ormai celebre test con bambini di 4 anni, intitolato “Esperimento dei Marshmellows” i famosi gonfiotti di formaggio tanto amati dai bambini americani.

L’esperimento consisteva nel lasciare i bambini, uno alla volta, da soli in una stanza con un marshmallow.  Mischel disse loro che se avessero resistito alla tentazione di mangiarlo e avessero atteso il suo ritorno, ne avrebbero potuto avere un altro.  Altrimenti avrebbero potuto tranquillamente mangiare subito il marshmellow già in loro possesso, ma non ne avrebbero ricevuto un altro al suo ritorno.

Il risultato di Mischel fu sorprendente: moltissimi dei bambini sottoposti al test, seppero aspettare, ciascuno trovando un proprio modo di ingannare il quarto d’ora che li separava dalla gratificazione dei 2 marshmellow.

La maggior parte dei bambini, già quindi all’età di 4 anni, mostrava di saper regolare e disciplinare autonomamente il proprio sistema emozionale, resistendo al desiderio immediato, per assaporare al meglio un obiettivo finale più gratificante.

Ma fu soprattutto su larga scala temporale che i risultati del test furono ancora più importanti: i bambini che avevano deciso di mangiare subito il marshmellow, furono più propensi a cadere durante adolescenza in problemi comportamentali (cattiva condotta e voti mediocri, bullismo, problemi di alcool o droga), mentre quelli che avevano aspettato, risultarono, da teenagers, avere in media buoni voti scolastici e un’attitudine più serena e tranquilla nella loro vita di adulti.

In questo breve video, possiamo vedere un esperimento fatto dalla ABC negli anni a venire, sempre con bambini di 4 anni, che dimostra a distanza di tempo, ancora la validità della tesi di Mischel. Qui a fare la parte “gratificante” sono le famose M&Ms nel numero di 4 + 4. Addirittura in quest’esperimento tutti i bambini regolarono il loro desiderio e tutti aspettarono le altre 4 M&M’s.

Esiste quindi un sistema di regolazione interna, che possiamo chiamare autodisciplina, che si pone in opposto ad un approccio di tipo esterno o imposto (che si basa sull’imposizione dall’alto di regole precise e netti limiti da non valicare) e che consiste invece nello sviluppo di una abilità di autoregolazione e controllo delle emozioni in maniera cosciente da parte dei bambini.

In entrambi i casi il ruolo di noi genitori, come diretti co-agenti è, come prevedibile, di assoluto rilievo. Ma in maniera del tutto diversa, sia come approccio genitoriale, che come effetti che esso determina sui bambini.

Ma di questo parleremo nel prossimo post, dove scopriremo cosa pensa a riguardo uno dei più grandi psichiatri europei del dopoguerra, Bruno Bettelheim, che tanta parte ha avuto nell’illuminare il cammino di molti genitori, noi compresi!

A presto!

3 pensieri riguardo “La disciplina: un approccio genitoriale partecipato”

  1. ciao,
    ho scritto un posto sul mio blog con un riferimento ai tuoi sulla disciplina
    perchè sono stati per me un valido spunto.
    Se per te è un problema fammelo sapere…
    Intanto grazie mille!
    a presto

    1. Ma quale problema!!! ;-) Anzi…ti ringrazio di cuore! Come ti ho scritto a commento del tuo bel post…fa bene a noi genitori parlare di questi argomenti e condividere teoria…e pratica!!! A presto!

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