La mia storia

L’ultimo post di VDM risale al marzo del 2013. Quasi un anno e mezzo fa.
Un tempo enorme. I miei due figli più grandi frequentavano ben due classi di meno e il più piccolo aveva da poco cominciato a camminare. Più della metà della sua vita è quindi passata senza che io pubblicassi più nulla su VDM.

Il motivo per cui è successo questo non è sintetizzabile in un post e nemmeno ho voglia di spendere tempo a provarci. So che sarebbe comunque riduttivo e non completamente sincero.
Ciò che posso però dire è che nel tempo, gradatamente, VDM stava sempre più diventando l’immagine di ciò che io fortemente volevo rappresentare di me stessa, più che la vera me stessa. Non c’è stato intento disonesto o intenzionale nel perseguire questa china, perchè per prima stavo mentendo a me stessa. Ed infatti non rinnego assolutamente nulla di quello che ho scritto. Anzi, rileggendomi, mi chiedo spesso dove abbia mai trovato la lucidità di trascrivere in parole la complessità del periodo che stavo vivendo.

C’èra una volta quindi, una mamma che ben si comportava e che, pur essendo la mamma dei miei sogni, non era al 100% quello che io sono ora. Questa supermamma, come alcune con mio grande stupore solevano chiamarmi, stava fastidiosamente cominciando a non lasciare più spazio a ciò che sarebbe stata di lì a poco la differente realtà dei fatti.

Ricominciare a confrontarsi con il lavoro è stato in effetti un duro colpo a questa idea istintivamente romantica della maternità e del mondo ad esso correlato.
E questo shock, seppur prevedibile e previsto, si è rivelato più duro di quanto pensassi, tanto da far vacillare per qualche tempo addiriittura l’ intrinseca bontà di quei valori. Un sovversivo senso di inadeguatezza si è progressivamente aperto un varco dentro di me, portandomi dritta dritta verso la destinazione dell’infelicità esistenziale.

Così, alla soglia dei 40 anni, ho iniziato a chiedermi chi veramente fosse la persona dietro questa parola così importante: mamma.
Nonostante il continuo e incommensurabile amore verso i miei figli, ho improvvisamente cominciato a sentire sulle mie spalle tutta l’irreversibilità di questo ruolo e la sua complessità. Ho comiciato a guardare con occhi diversi al mio passato di donna e ho speso moltissimo tempo a ripercorrere alcune tappe significative della mia vita, chiedendomi sinceramente se avessi agito ogni volta con sufficiente consapevolezza.

Pur nell’estrema confusione di quei momenti, non ho mai dubitato della bontà della mia scelta di sposare mio marito e avere dei figli. Questa spinta fa parte del mio corredo genetico, credo. Ma ho rimpianto invece di non aver speso sufficiente tempo prima dei figli a testare i miei talenti, a superare le mie paure di non essere sufficientemente brava a farcela da sola, a cercare la mia strada professionale. Ho d’altro canto osservato che ogni volta invece proprio le maternità mi abbiano permesso di scoprire quanto (tanto!) avevo da dare al mondo: una vera esplosione di creatività, curiosità, entusiasmo e passione per la vita.

Per parecchi mesi queste riflessioni mi hanno letteralmente ossessionato, cancellando qualsiasi altro interesse. So di non essermi mostrata al mio meglio come moglie, mamma, figlia e amica. Ma questo momento di forte depressione ha avuto l’importante effetto di spazzare via ciò che non era più rispondente ai miei bisogni. Ed ora, piano piano, non so nemmeno veramente come e perchè, sono affiorati alcuni elementi positivi e, con essi, anche la voglia di riscrivere sul blog.

Nulla apparentemente è cambiato: i problemi col lavoro sono sempre gli stessi, i miei dubbi rimangono sempre tali, le difficoltà sono continuamente in agguato. Ma il mio modo di guardare ad essi è differente. Mi fido più di me stessa, mi affido maggiormente alla vita cecando di superare supposizioni, strategie e preconcetti. Mi concedo di più a tutti coloro che mi vogliono bene per quello che sono: la mia famiglia, i miei amici e tutti coloro che si mostrano con cuore sincero nei miei confronti.
E soprattutto so di essere amata, di essere stata voluta qui, in questo mondo, in questa forma, con questa vita.

Cosa sono io e cosa sia diventato VDM ancora non l’ho ben afferato. Ma sono serena nell’ammettere che va bene così.
E’ tornata la voglia di confrontarsi nuovamente col mondo della rete, col mondo delle mamme blogger. Un mondo che guardo ora con occhi diversi, magari un po’ più disincantati verso alcune pericolose esasperazioni o riduzioni del mondo materno. Ma sono anche occhi più consapevoli di ciò che veramente di buono e autenticamente sincero c’è dentro e intorno a me.

Ringrazio quindi voi tutti, lettori conosciuti e sconosciuti, che avete commentato e popolato VDM anche nel periodo della mia assenza.
Ho molta voglia di continuare a conoscervi e spero che anche voi abbiate voglia di scoprire, insieme a me, cosa sta diventando VDM.

8 pensieri riguardo “La mia storia”

  1. Hai dato forma e parole a pensieri che a suo tempo, e non solo, hanno inseguito la mia vita di donna e mamma
    Ora, da nonna, sono contenta di ciò che ho fatto, con convinzione, incertezze e tanti errori.
    Insomma, ne è valsa la pena
    Continua così

  2. Ciao Ludovica
    in questi giorni di pesante crisi personale, nel giorno più grigio, ecco arrivare la tua mail. Mentre la leggevo ho dovuto convincermi di non averla scritta io!
    E’ un periodo in cui abbiamo un po’ di problemi economici, e questo ha scatenato in me una serie di interrogativi: ho sempre rinunciato a tutto, parrucchiera estetista, palestra, vestiti…ho fatto bene? Sto passando i miei anni più belli sperando che cambi qualcosa, ma è la cosa migliore per me? Tra qualche anno rimpiangerò di non essermi presa cura di me stessa? Rimpiangerò di non aver preteso una maggiore autonomia economica e di avervi rinunciato per aumentare i risparmi della famiglia?
    Non ti ho ancora detto che ho 41 anni, sposata da 18, due figli di 16 e 11: tutto questo non è in discussione, i sentimenti non lo sono assolutamente, ma…e io?

    1. Eh si Anna! Sono momenti difficili. Ci sono situazioni in cui veramente sembra che non abbiamo altra scelta che andare avanti come muli con i paraocchi. Ma questo non ci fa bene. Non rispetta il nostro cuore. Eppure…eppure io credo ora che sia comunque possibile cambiare l’ottica di quello che vediamo, di quello che viviamo. Non forzandoci a sentire qualcosa che non sentiamo, o a farci piacere quello che non ci piace, che nel profondo sentiamo come ingiusto, sacrificante, alienante. Ma c’è qualcosa che possiamo fare, di cui possiamo renderci protagonisti: possiamo accettarlo. Possiamo dire a noi stessi: “non mi piace questo … (lavoro, situazione, conto in banca, malattia….) ma lo accetto”. E soprattutto possiamo riuscire a comprendere profondamente col cuore che “questo … (vedi sopra) non sono io, non è qualcosa che mi definisce come persona, io sono molto altro oltre questo”. Se è sincero e se arriva al momento giusto, è un momento di grande liberazione. E’ come se un macigno si fosse levato dalle spalle. Non significa che dal giorno dopo tutto fili liscio: le cose sono rimaste le stesse. E anche i bisogni sono rimasti tali. Ma ora si è liberi di sentire senza più filtri e, forse, sgombrando il campo da inutili elucubrazioni ossessive della mente, si può anche essere in grado di accorgersi che la realtà sta cambiando e magari riuscire ad acchiappare al volo le occasioni quando capitano…tu che ne pensi?

  3. Penso che hai proprio ragione, però non riesco ad uscirne. Continuo a rimuginare e non riesco ad esprimere al mio compagno quello che sento. Proverò a seguire il tuo consiglio. Grazie.

  4. ciao! Arrivo dal top of the post di due volte mamma. Che dire, ti conosco solo oggi ma da quello che ho letto mi sembri una donna veramente consapevole di te stessa. TI seguirò molto volentieri ˆ_ˆ

    1. Ciao! Piacere di conoscerti! Grazie dei complimenti!…Una donna consapevole? …Diciamo che ci provo, dai! Come te e tante, tantissime mamme!

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