Meno carne…sulla nostra tavola! La ricetta degli hamburger vegetali.

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Per un certo periodo di tempo, sono stata vegetariana.

Le ragioni per cui lo sono stata, continuano ad essere le stesse per cui, dopo qualche tempo, sono tornata ad essere onnivora: il rispetto delle specie uccise e della unicità della loro vita, la cura della propria salute e di quella dei miei cari e la coscienza delle conseguenze delle proprie scelte e delle proprie azioni, anche in campo alimentare.

Per quanto mi riguarda, queste non sono affermazioni di poco conto. Esse infatti hanno un’ importanza fondamentale nella mia vita e guidano a tutt’oggi le scelte etiche ed alimentari della nostra famiglia.

“Se niente importa, non c’è niente da salvare”.

Queste poche parole sono stampate dentro di me da alcuni anni, dopo aver letto un ormai famosissimo libro di Jonathan Safran Foer. Un romanzo, o un saggio, o un’inchiesta, non saprei bene come definirlo, che per molti è divenuto il vessillo del vegetanesimo o del veganesimo, ma che, secondo me, è molto di più di questo.

Anzi, questo libro, a mio parere, parla molto di più agli onnivori, che ai vegetariani o ai vegani. Esso infatti non ha l’intento di dividere il mondo in categorie di umani: chi mangia carne, brutto e cattivo, chi non la mangia, buono e compassionevole. Sarebbe troppo facile e, davvero, non ci sarebbe stato bisogno di un altro libro su quest’argomento.

Chi vuole sapere, infatti, quanto altamente disumano, e orribilmente crudele, sia l’ allevamento intensivo di animali, concepiti e tenuti in vita, se di vita ancora si può parlare, esclusivamente per essere carne da macello pronta per il consumo indiscriminato del genere (dis)umano, già avrà modo di saperlo. E, se persegue nelle sue azioni, avrà sicuramente le proprie ragioni, che giustificano tali comportamenti.

Chi invece non vuole sapere, continuerà tranquillamente a pensare che questa situazione globale del nostro intero ecosistema, non lo riguardi affatto, e che davvero la carne che compra, tagliata e confezionata o già trasformata in cibo pronto al consumo, sia stata presa da animali uccisi senza che se ne accorgessero e che pascolavano fino a qualche ora prima placidamente nei prati verdi e nelle aie pulite e spaziose raffigurate nelle immagini pubblicitarie di cui sceglie altrettanto incoscientemente di cibarsi quotidianamente.

Invece, quel che l’autore ci dimostra molto semplicemente, con la grazia, la dolcezza e la genuinità di chi si muove con purezza d’animo nella crudezza del mondo e tra la diversità delle persone con cui si confronta rispettosamente, è che, seppur l’uomo sia nato onnivoro e cacciatore, oltre che raccoglitore e poi, coltivatore, ha dalla sua parte la possibilità di scegliere di nutrirsi di cibo in cui la parte animale (la carne e il pesce per i vegetariani, ma anche i latticini e le uova per i vegani) possa essere coscientemente esclusa o ridotta drasticamente, in vista di valori etici fondati sulla compassione per gli esseri viventi del nostro pianeta e in nome di una esistenza umana che si ponga in maniera paritaria e rispettosa nei confronti delle altre forme di vita.

Tutto questo, prima di tutto, perchè il consumo di carne, soprattutto da parte della civiltà americana (su cui l’autore fonda la sua indagine, ma che rispecchia sempre più anche il nostro stile di vita europeo) è assolutamente spropositato al fabbisogno della popolazione statunitense: tanto che il quantitativo totale potrebbe addirittura sfamare l’intera popolazione mondiale.

E, in secondo luogo, perchè un tale orientamento unidirezionale, non è dettato da propensioni culturali, nè tanto meno da ragioni geografiche, bensì da una progressiva e calcolata pianificazione dell’ appiattimento del gusto in base alle leggi spietate del mercato economico, che produce carne da macello a bassissimo costo e con altissimo guadagno, sfruttando specie animali ormai snaturate completamente sia per qualità di vita che per fattori genetici costruiti in laboratorio.

Questa strategia politico-economica, che ha nel tempo mutato completamente l’aspetto geo-territoriale di migliaia e migliaia di acri di terra americana, adibita esclusivamente alla coltivazione di mais per foraggi, anch’esso geneticamente modificato, fonda sul consumo di carne e pesce da allevamento intensivo le basi dell’alimentazione (e le condizioni di salute) di un’intera nazione, ma non solo di essa.

Ciò che invece risulta evidente da qualsiasi indagine tra vegetariani, vegani o semplicemente tra onnivori consapevoli, è che il mondo del cibo a nostra disposizione, è invece vastissimo e variegato. Spesso (e questo discorso va al di là dell’analisi diretta su carne e pesce, ma riguarda tutti gli alimenti) noi tutti siamo mentalmente imprigionati da tipologie di cibo e di preparazione e consumo di esso, dettate più da abitudini culturali, che da scelte consapevoli, mentre sarebbe auspicabile una maggiore apertura verso altri cibi e ingredienti, parimente nutrienti, che semplicemente non conosciamo o crediamo non attinenti alla nostra cultura.

Se è vero che, bisogna prediligere il consumo di cibo locale, sia per questioni qualitative, ma anche per ragioni di ecosostenibilità, è pur vero che nessuno ci obbliga a concepire il nostro modo di mangiare esclusivamente in base a quello che la maggior parte dei nostri coetanei o genitori, ha fatto e continua a fare, solo perchè viviamo in un certo luogo o apparteniamo ad una certa cultura gastronomica.

Prendiamo come esempio la struttura di un pranzo all’italiana, fatto di una successione temporale di un primo a base di cereali, di un secondo proteico e di un contorno vegetale. Se ci pensiamo, questo è un diktat del tutto assurdo, se questo significa limitarsi a rimanere entro questo schema teorico. E’ possibile infatti, senza nulla togliere alla salutare e invidiata tradizione della gastronomia italiana, assaporare gli stessi componenti nutrizionali, in un piatto unico o in una successione o diversa composizione di essi.

A maggior ragione, questo discorso, va secondo me applicato, se si parla di carne e di pesce: sostanziali, per il nostro apporto proteico quotidiano, sono invece assolutamente sostituibili con altri cibi vegetali (legumi, cereali proteici, alghe, semi oleosi) o di produzione animale (latticini, uova) che possono e devono coadiuvare la varietà delle nostre scelte alimentari sia per la nostra salute, sia per quella del nostro intero pianeta.

Tutti, anche i più scettici e restii a questo genere di sensibilizzazione, sono a conoscenza di quante preziose risorse siano utilizzate e depauperate per sostenere l’allevamento intensivo e la preparazione industriale di preparati di carne e di pesce. E in un mondo transculturale e globalizzato, è altrettanto assurdo, focalizzarsi su consumi e scelte dettate dal mercato economico più che dai gusti personali o da scelte ideologiche.

A mio parere, dobbiamo sempre aver bene in mente che noi tutti, come consumatori, abbiamo il potere di far pesare le nostre scelte anche in campo alimentare. Prendiamo ad esempio il pesce fresco: per esperienza personale so per certo che i mercati locali della mia zona, sono riforniti quasi sempre delle stesse tipologie di pesce fresco non allevato: merluzzo, sogliola, spigole e orate, o pesce già sfilettato (e per carità, senza spine!) come il pangasio o la gallinella. Solo raramente si trova altro tipo di pesce, se non i frutti di mare. Eppure il nostro Mar Mediterraneo è pieno di pesce azzurro, come le alici, le sardine, le sarde, le aringhe, il maccarello o sgombro, le alici, il pagello, o fragolino. Eppure di questo pesce, se ne trova pochissimo: se si chiede il perchè, tutti i commercianti che ho sentito, mi hanno risposto che molto di quel pescato, non arriva nemmeno ai mercati generali, perchè c’è poca richiesta da parte dei consumatori. Lo immagino di certo, visto che un maccarello, assolutamente confrontabile per gusto e qualità nutritive, al salmone e al tonno, costa almeno ben 5 volte di meno al chilo di una nobile sogliola!!!. Eppure, le rare volte che l’ho trovato, l’ho comprato e tutti noi ne abbiamo assaporato la delicatezza e la versatilità. E per una volta, alcuni merluzzi e alcune sogliole, hanno potuto nuotare un po’ più a lungo.

Questo per dire, che nel nostro piccolo, noi consumatori possiamo far molto nell’orientare le leggi del mercato. In ultima istanza, la parola definitiva spetta veramente a noi e a nessun altro. Saper diversificare le proprie scelte alimentari, soprattutto per noi onnivori, è un aspetto di grande valore etico, oltre che di salute ed economico.

Nella nostra famiglia, non siamo mai stati dei grandissimi consumatori di carne. Abbiamo sempre cercato di variare le alternative proteiche in tavola. Però da quando i bambini sono diventati più grandi e hanno cominciato a frequentare le mense scolastiche e gli eventi sociali, abbiamo notato che entrambi avevano di colpo modificato il loro gusto, preferendo di gran lunga prodotti e preparati pronti all’uso, quasi sempre a base di carne, a quelli a base di legumi o di pesce. Senza parlare delle verdure, che ad un certo punto, sembravano cominciare a non tollerare neache alla vista.

Non è stato facile, e in alcuni casi non lo è tutt’ora, riuscire progressivamente, con la pazienza e la tenacia di una goccia cinese, a ridirezionare il loro gusto convertito, verso le strade della varietà e di una appetibilità non sintetica, ma naturale. Devo dire però che ho ottenuto grandissimi risultati. Anche con il più ostinato e recalcitrante, che, fosse per lui, andrebbe avanti a carne, pasta, pizza e patatine fritte e che fino a poco tempo fa, solo alla vista del verde nel piatto, alzava gli occhi al cielo.

E’ stato un percorso graduale, ma piuttosto costante ed ad oggi, ci siamo assestati su un consumo di carne (locale, biologica e proveniente da animali che hanno avuto spazio per muoversi e mangiare erba da pascolo o semi) di una volta a settimana, senza però contare il pranzo dai nonni la domenica o quelli dei bambini alla mensa scolastica (che nel 60-70% dei casi prevedono purtroppo preparati a base di carne o pesce surgelato, anche se, fortunatamente biologici). E per il resto una varia scelta tra legumi, latticini, uova e semi oleosi.

Di carne non ne sentiamo una gran mancanza, soprattutto perchè col tempo abbiamo imparato ad utilizzare i legumi come base proteica assolutamente equivalente alla carne, anche nei metodi preparazione. Anzi, vi dirò, in molte occasioni, il gusto ci ha guadagnato di certo!

Per farvi un esempio, ecco

I più buoni hamburger vegetali che abbiamo mai mangiato!

E per di più li serviamo all’americana, con tanto di ketchup e panini fatti in casa!

Ingredienti:

– 175 g di riso cotto
– 1 cipolla tritata finemente
– 1 spicchio d’aglio schiacciato
– 2 uova
– 130 g di farina
– 250 g di pane grattugiato
– 150 g di carote grattugiate
– 220 g di fagioli cotti
– ½ avocado schiacciato
– 1 cucchiaio di olio e.v.o.
– 1 cucchiaio di salsa di soia
– Cumino, origano e del prezzemolo tritato finemente q.b.

Si può facilmente adattare questa ricetta:
per vegani: sostituendo le 2 uova con 440g di semi di lino e 240ml di acqua o con una patata media.
per gli intolleranti e allergici: sostituire la farina di grano e il pane grattugiato con qualsiasi altro tipo di farina o di pane.
Eliminando la salsa di soia.

Procedimento:

  1. In un padellino, cuocere la cipolla con l’aglio in un po’ d’olio.
  2. Nel frattempo, mettere tutti gli ingredienti in una terrina e mescolarli bene. Testate la consistenza e semmai aggiungete altra farina o riso.
  3. Con le mani umide, formate col composto dei piccoli hamburger, pressandoli bene con le mani per farli restare sodi durante la cottura. Fateli stare almeno mezz’ora nel frigo su un vassoio e ricopriteli con un canavaccio.
  4. Friggete gli hamburger in poco olio su una padella antiaderente, per 3-4 minuti per lato, o almeno finchè non sono ben coloriti.
  5. Gustate in un panino e con accanto del ketchup e un’ insalata.

Buon appetito!

Un pensiero riguardo “Meno carne…sulla nostra tavola! La ricetta degli hamburger vegetali.”

  1. Ludo, tu sei troppo avanti, non farti ingannare da questi ciarlatani che dicono che tutti i nostri mali sono dovuti alla carne, perché non è la carne in se che fa male, ma è cosa danno da mangiare agli animali che la rende tossica, perché gli animali di cui mangiamo la carne dovrebbero mangiare solo erba e stare sempre al pascolo.
    La verità è che noi dovremmo avere un’alimentazione da Cacciatori-Raccoglitori, perché il nostro DNA è ancora pressoché identico a quello che i nostri antenati hanno selezionato in 2,5 milioni di anni di Evoluzione fino al periodo Paleolitico.
    Circa 10.000 anni fa (in molte parti del mondo anche molto più di recente) da cacciatore-raccoglitore quale era stato per tanto tempo l’essere umano ha cominciato a “convertirsi” all’agricoltura interrompendo la sua esistenza da nomade e modificando radicalmente l’alimentazione e lo stile di vita.
    L’agricoltura ha messo a disposizione, nell’arco di tutto l’anno, una quantità (e una qualità) di carboidrati radicalmente diversa da quella che il codice genetico (e il metabolismo) umano era abbondantemente in grado di gestire, creando un sovraccarico di zuccheri troppo rilevante e continuo per non dare adito a conseguenze assai gravi.
    Hanno inoltre fatto la loro imponente comparsa cibi Neolitici (mai utilizzati in precedenza) che si portano al seguito una serie di problemi molto diffusi (legati al loro contenuto in sostanze specifiche) e oramai piuttosto ben studiati.
    Quali sono i cibi Neolitici?
    Queste le tre categorie principali:
    Cereali;
    Legumi;
    Latticini.
    Questi alimenti provocano tutta una serie di danni al nostro organismo, che non sto qui ad elencare (puoi trovare tutte le info in rete).
    Se vuoi vedere un effetto pratico (e scioccante) di un’alimentazione da Cacciatori-Raccoglitori, sperimentato da un medico americano, guarda questi due video:
    parte 1:
    http://www.youtube.com/watch?v=tlqSVUTLTQw&feature=youtu.be
    parte 2:
    http://www.youtube.com/watch?v=z5g4lYmZ4gg&feature=related

    Se vuoi approfondire:
    http://lazona.it/home/info/Concetti-chiave/Paleo-perche
    http://thepaleodiet.com/
    http://robbwolf.com/
    Un’azienda che devo ancora provare (ho fatto un ordine per la settimana prossima), che nutre i propri animali solo con erba: http://www.agricolaboccea.it .
    Ciao.
    Luca

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