Cambiamento

Il raggio verde è un film di Eric Rohmer di parecchi anni fa, il cui titolo è mutuato da un racconto di Jules Verne.

Il raggio verde, è l’ultimo raggio visibile del sole al tramonto e leggenda vuole che la persona che riesca a scorgerlo, diventi capace di leggere i propri sentimenti e quelli altrui.

Ho sempre creduto, che per vederlo, si debba avere una certa predisposizione d’animo. Bisogna già prefigurarselo dentro di sé. E infatti, più che vederlo, si deve saperlo riconoscere.

Ci sono momenti in cui la vita ci pone di fronte a cambiamenti. Sia che essi siano eventi circoscritti o sensazioni ancora poco definite, ad un certo punto ci rendiamo conto che nulla è più come prima. Anche se in alcuni casi apparentemente tutto sembra uguale, qualcosa dentro o fuori di noi ha modificato il corso dei nostri sentimenti, pensieri, azioni, strategie, aspettative o orizzonti di vita.

Potrebbe essere la diretta conseguenza di nostre azioni precedenti, coscienti o non coscienti, oppure un vento nuovo che ci ha avvolto e spiazzato, costringendoci a fermarsi e a riconsiderare la meta del proprio viaggio. Ma, sia che si scelga di assecondare questo vento o che invece ci si contrapponga ad esso, il cambiamento ci pone di fronte all’assunzione di una responsabilità: abbracciare l’inevitabile rischio che il cambiamento porta con sé.

Qualcuno, parecchio tempo fa ormai, mi disse che nella vita c’è un tempo per far tutto: e non solo nel senso che se vogliamo, con determinazione e passione, possiamo realizzare tutti i nostri sogni più reconditi. Ma vuol dire anche che c’è un tempo massimo nella nostra vita, per realizzarli. E non mi riferisco solamente ad un tempo biologicamente determinato dal fine vita, ma ad un tempo nostro, interno, dell’anima, che deve poter essere rispettato.

Ci sono alcuni sogni, alcune passioni che possono essere considerate tali, solamente se vengono assecondate entro, diciamo così, un termine di scadenza emozionale. Perché la passione, se non si coglie al momento giusto, si perde, si invecchia, si svuota di contenuto.

E infatti può accadere che ciò che fino a poco tempo prima era per noi il faro che ci guidava nella nostra realizzazione personale, senza il quale magari, credevamo di non poter raggiungere null’altro, ad un tratto si depauperi di senso e di spessore.

E ancor più può succedere che la nostra stessa antica passione diventi uno scheletro ingombrante che ci si ponga davanti e ci impedisca di guardare al nuovo e riconoscere un nuovo orizzonte possibile carico di energia vitale.
In questo casi, accettare il cambiamento diventa la necessità di uno svelamento, di un togliere più che di un aggiungere.

Ed è spesso una tappa del percorso dell’anima verso l’essenziale, verso ciò che ci chiama per nome e che riconosciamo come la casa attuale del nostro io.

La vita con i bambini, pone noi genitori nella privilegiata posizione di essere, più per necessità che per istinto, allenati al cambiamento. Chiunque può testimoniare che l’esistenza dei bambini sia sempre in continua evoluzione e ciò che sembrava regola o abitudine accettata e condivisa fino ad un certo giorno, da un momento all’altro cambia, ed è pronta ad essere sostituita senza indugio con il nuovo.

Le loro stesse idee e passioni, cambiano continuamente con il tempo. Un gioco a cui pareva impossibile rinunciare, viene accantonato in un angolo (per poi magari ritornarci in altro momento), un vivo interesse per un’attività o uno sport, è apparentemente dimenticato senza alcuna comprensibile ragione.

Ammiro molto questa loro capacità istintiva di capire e odorare la necessità di spostare continuamente il “centro” delle loro attenzioni, sperimentando con energia e spregiudicatezza la novità, per riconoscere se stessi.

Proiettati istintivamente verso il futuro e del tutto estranei a questioni di principio o ad attaccamenti ad un passato che non li rappresenta più, il loro procedere è fluido e leggero e tralascia di appesantirsi con sovrastrutture e ragionamenti esclusivamente razionali.

In questo modo i nostri figli ci insegnano continuamente ad accettare le sfide e renderle lo strumento attraverso il quale affrontare la nostra vita. Senza cedere alla paura di essere giudicati o di non aver tenuto fede ad un impegno preso con noi stessi.

Winners never quit” dice un detto americano. Ma non credo che sia sempre vero. Infatti i vincenti, abbandonano spesso. Solo che abbandonano per differenti ragioni rispetto ai perdenti. Più che abbandonare perché il gioco diventa duro, i vincenti danno il loro meglio finche ce n’è e abbandonano quando, dopo aver succhiato il possibile dall’esperienza appena fatta, sentono che è venuto il momento di passare oltre e continuare a crescere e restare vincenti.

Penso che sia estremamente vitale che tutti i genitori perseguano i propri sogni e le proprie passioni. E che le perseguano non nonostante, ma “grazie” ai loro figli.

Lo trovo un bellissimo modo per onorare il senso più recondito del vivere insieme come famiglia e per trasmettere ai propri bambini un esempio vivo e comunicativo di quanto sia importante nella vita di ognuno identificare le proprie passioni, riconoscere le sfide e accettare i sacrifici che esse comportano.