Un libro per la Giornata della Memoria

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Non è possibile parlare ai bambini dell’Olocausto, senza piangere. Non è possibile pensare lucidamente alle atrocità subite da quella gente, da quei bambini.

Eppure, noi adulti dobbiamo ricordare. E i nostri bambini devono sapere. Perchè, in qualche modo, possano dire anche loro  MAI PIU’!

I pochissimi sopravvissuti ancora in vita ai giorni d’oggi erano allora dei piccoli bambini. Delle mosche bianche scampate per un caso, per una fatalità, a quell’incubo durato anni. Ma quando anche loro se ne saranno andati, non resterà che la memoria. E oggi è la giornata per ricordare. Per far conoscere ai nostri figli, che nonostante il male, esiste sempre speranza per l’uomo. La speranza di un futuro migliore. Perchè la vita ricomincia sempre.

Anne Frank è stata una di quelle bambine mai più tornate. Ieri a casa, io e i miei bambini abbiamo letto insieme questo bellissimo libro che abbiamo preso in biblioteca, scritto da Josephine Poole e illustrato da Angela Barrett.

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La trama si sofferma sulla vita di Anne Frank, dalle prime esperienze di bambina, ai piccoli e grandi segnali di antisemitismo in Germania , alla emigrazione in Olanda, fino agli anni passati nascosta insieme alla sua famiglia nell’ appartamento segreto sopra la fabbrica del padre e fino all’arresto da parte dei soldati nazisti. Quello che colpisce subito del libro sono, naturalmente, le grandi illustrazioni a tutta pagina. Vere e proprie opere d’arte, che accompagnano il testo aggungendo particolari e sottolineando le sensazioni che aleggiano nel cuore durante la lettura dei brani. Lo stile della Barrett è superbo, così limpido e all stesso tempo evocativo. C’è una dolcezza latente che pervade anche le scene più tristi (Anne presa in giro dai compagni di classe o quando viene arrestata) e che culmina nello sguardo della bambina. Così attento, così semplice e vispo, così vivo.

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Non c’è mai leziosità nella descrizione delle scene. C’è una dignità che pervade invece ogni cosa. E la scrittura di Josephine Poole è la perfetta compagna. Non è facile parlare di questa vicenda a bambini anche piccoli. Eppure, il testo non usa quasi mai parole dirette per descrivere la morte. La scrittrice riesce con parole semplici a spiegare quali fossero le premesse per la persecuzione ebraica da parte dei tedeschi. E i tedeschi stessi, gli uomini comuni intorno a loro, sono descritti non tanto come nemici, ma come persone affamate, impaurite, arrabbiate. Mentre la crescente preoccupazione e disperazione degli ebrei adulti è spiata da Anne e dai lettori solo attraverso lo spiraglio di una porta appena aperta.

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Quel che rimane è questa assoluta dignità del popolo ebraico. E la figura del padre, descritto come un uomo che sapeva conquistare i bambini con storie e barzellette (proprio come la figlia, a cui in qualche modo fa da specchio) è l’emblema di questa dignità. Non si perde mai d’animo, continua a sorridere e a lavorare, si circonda di persone buone, come la sua assistente Miepl, che aiuterà i Frank a nascondersi e accoglie altre persone nel loro prezioso nascondiglio. Lo vediamo intento a riordinare, a organizzare. E anche nella scena finale, alla sua scrivania, unico sopravvissuto della sua famiglia, con Miepl che gli consegna il diario della figlia, il suo sguardo triste e spento è mitigato dalle parole dell’autrice: la storia di Anne Frank continuerà a vivere.

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Devo confessare di aver avuto timore che i miei figli potessero rimanere scossi da questo libro. Ma così non è stato. Anzi, anche il più grande, di dieci anni, il più sensibile dei tre e il maggiornmente impressionabile, mi ha detto che questa era una storia veramente triste. Non ha pianto, non si è impaurito, è rimasto lì a pensare alla tristezza. Il suo ricordo sarà quindi sicuramente di un’emozione forte, ma da cui si può ripartire per creare qualcosa di buono. Come, in qualche modo, ha fatto la piccola Anne Frank. Anne la bambina che ci che guarda dritto negli occhi dalle ultime pagine del libro e ci sussurra: MAI PIU’ !

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Come spiegare la Shoah ai bambini?

Immagine tratta dal libro per bambini "Anne Frank" di Josephine Poole e Angela Barrett
Immagine tratta dal libro per bambini “Anne Frank” di Josephine Poole e Angela Barrett

Domani, 27 gennaio 2015, ricorreranno i 70 anni dal giorno in cui le truppe Russe varcarono le porte del campo di concentramento di Auschwitz. La giornata della memoria, è celebrata in tutto il mondo come l’ occasione per ricordare i milioni di ebrei uccisi, di ogni età e di ogni ceto sociale, condannati a vivere in condizioni disumane e uccisi barbaramente nei campi di sterminio.

Non è facile per un genitore, avvicinare i propri figli allla conoscenza e al ricordo di tali crudeltà. Noi tutti, nel nostro immaginario colletivo di adulti, pensiamo alla Shoah, ovvero il programmatico sterminio delle popolazioni ebraiche (ma non solo) da parte dei soldati nazisti, come l’apice del baratro in cui l’uomo è caduto. Purtoppo, non è stato il solo. Ma sicuramente il più grande per numero di vittime.

Eppure, come genitori, nonostante non comprendiamo come la razza umana sia riuscita a concepire e ad arrivare a tanta crudeltà, siamo tenuti a parlarne con i nostri figli, a spiegare loro, qualcosa che è dovere di ogni essere umano conoscere.

Ma come spiegare la Shoah ai bambini? Quali parole usare?(…)

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I magnifici dieci di Anna Cerasoli

Oggi vorrei consigliare ai miei colleghi genitori, un libro che in casa nostra è ormai diventato un classico.

Si tratta de I magnifici dieci. L’avventura di un bambino nella matematica scritto dalla professoressa e divulgatrice scientifica Anna Cerasoli.

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Come il titolo ben suggerisce, si tratta di una serie di piccole storie, quella del bambino Filo e di suo nonno, professore di matematica in pensione, da cui l’ autrice prende spunto per introdurre i lettori ad alcuni concetti base della matematica, attraverso un tono leggero e un metodo pratico ed appassionante. In ogni capitolo infatti, il punto di partenza è un problema di tutti i giorni, come una sedia che traballa, la misurazione di un tavolo, una crostata appena sfornata, a cui nonno e nipote cercano di trovare una soluzione pratica.

Quello che mi piace della Cerasoli e dei suoi libri (ne ha scritti altri di questo genere, sull’ introduzione ai concetti insiemistici, sulla geometria, su cognizioni matematiche della scuola secondaria superiore e via dicendo), è in primo luogo l’idea di un libro di narrativa come stimolo per i bambini ai ragazzi per l’apprendimento della matematica.

Ma oltre questo,  la passione che trapela dalle sue pagine, il suo muoversi leggiadro tra concetti matematici che intere generazioni di adulti, me per prima, hanno ingurgitato come elenchi di numeri da mandare a memoria, diventa invece lo strumento per scoprire quanto invece la matematica sia, come l’arte, come la scrittura, una risposta ad un bisogno innato dell’essere umano di leggere la realtà circostante.

Allora conoscendo i problemi di Pitagora, di Archimede, di Fibonacci e l’ epoca in cui vivevano (quanti studenti capirebbero meglio la matematica studiando la storia della matematica, scoprendo così quale fu il bisogno originario che spinse gli uomini a formulare una risposta matematica!), scopriamo che quelle formule, sono semplicemente un modo di scrivere in un linguaggio simbolico, condensato, un percorso concreto , un’ esperienza che diventa così leggibile in maniera universale. La matematica serve quindi in tutti i luoghi, in tutte le epoche e in qualsiasi attività umana.

L’insuccesso della matematica nelle scuole e la sensazione di noia o addirittura di paura che provano molti studenti, nasce proprio dall’ errore di partire dall’astrazione di oggetti matematici, invece che dalla vita di tutti i giorni. E io stessa ne sono la riprova, avendo riscoperto la matematica a trentadue anni, mentre mi dilettavo col cucito creativo.

Mio figlio più grande, che frequenta l’ultimo anno della primaria e che ogni weekend fatica terribilmente a fare i compiti di matematica, è un appassionato di scienza e di astronomia. E riesce, stimolato dal padre e dalla lettura di libri come questi, ad arrivare a concetti logici di gran lunga superiori alla temuta divisione a due cifre, che ancora oggi dopo due anni, detesta come un gatto con l’acqua.

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C’è quindi qualcosa che non va nel modo in cui ancora spesso è affrontato l’approccio didattico alla matematica. E non è tanto e solo questione del singolo docente, ma a volte di un’ idea distorta della didattica, che deve confrontarsi con scadenze, programmi, quadrimestri, risultati.

Il gioco invece è un elemento essenziale anche in questo ambito: la matematica è pratica, ma anche molto pindarica. Perchè nasce da una curiosità, da un bisogno di trovare una risposta facendo leva più sulla creatività che sulla memoria.

Una mia cara amica, maestra elementare in ambito scientifico-matematico, mi ha detto di aver più volte sperimentato le idee della Cerasoli tra i suoi alunni, riuscendo ad appassionare anche i più restii. Ma mi ha anche confessato di aver dovuto molte volte desistere, perchè ci sarebbe voluto troppo tempo e sarebbe rimasta troppo indietro con il programma, potendo suscitare lo scetticismo non tanto della dirigenza scolastica, quanto di molti genitori, avidi di quaderni ordinati e riempiti di operazioni in colonna.

Non c’è tempo quindi bambini per cercare le proprie soluzioni ai problemi, bisogna studiare matematica!

Fibonacci

Ed ecco di nuovo bambini (e ex-bambini) frustrati e incasellati sotto l’etichetta di non-naturalmente-portato per il linguaggio matematico. Un linguaggio che da ora in poi susciterà in loro disagio e paura di fallire. A questo proposito Anna Cerasoli suole ricordare quanto invece la matematica sia importante anche come coinvolgimento emotivo degli alunni. I quesiti matematici diventano infatti l’ occasione per familiarizzare con le diverse emozioni che le differenti fasi dei problemi suscitano in loro: curiosità, senso di sfida, timore di non farcela, bisogno di trovare chiarezza, caparbietà. E naturalmente, l’autrice sottolinea quanto sia fondamentale per la vita saper accettare l’errore come opportunità di esperienza per i possibili problemi futuri, sia sui banchi di scuola che fuori.

Vi consiglio quindi vivamente questo libro. E’ una lettura adatta parimente ai genitori e ai bambini. Anzi, è proprio il tipo di libro da guardare insieme e da leggere ad alta voce, carta e penna alla mano. Per i concetti proposti, l’età consigliata è dagli 8 anni in poi.

Buona lettura!

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