Bambini e tecnologia: il mondo del tutto-possibile

Foto di Riccardo Palazzani in licenza Creative Commons su Flickr
Foto di Riccardo Palazzani in licenza Creative Commons su Flickr

Si parla moltissimo del rapporto tra minori e tecnologia digitale, dell’ approccio istintivo e naturale dei bambini nei confronti del mondo digitale. E non potrebbe essere altrimenti, visto che i bambini di oggi sono nati dopo l’avvento di internet, della telefonia mobile, dei pc portatili ed alcuni di loro anche dopo quello dello smartphone e del tablet.

Premetto di essere genitore di tre bambini ancora (ma per poco, sia per loro età anagrafica, sia perchè l’età di accesso a queste tecnologie si sta sempre più abbassando) fuori dal mondo dei cellulari e dell’uso autonomo di internet. Quindi la questione del libero accesso al digitale rimane ancora per loro relegato ai videogiochi sul tablet e sulla console e ai video dei cartoni visti sul computer. Non abbiamo ancora superato il varco del digitale come ricerca ed espressione del sè, tipico dell’età adolescenziale, ovvero di un uso della tecnologia guidato dall’ interesse personale dei figli più che dall’ imboccamento verso desideri consapevolemente pilotati da noi genitori.

Nonostante questo, mi accorgo spesso che i miei figli sono molto meno tecnologici di tanti loro coetanei. E questo può sembrare paradossale in una famiglia in cui il padre di mestiere fa l’ informatico e la madre si è  da sempre trovata a proprio agio nel mondo digitale sia per ragioni professionali sia per puro interesse personale, essendone molto attratta per natura ed un’ entusiasta sostenitrice delle numerose possibilità di conoscenza che il mondo digitale continua ad offrire.

Ma a pensarci bene tanto paradossale non è. Anzi,  il rapporto (e, in molti casi specifici, il non-rapporto) dei nostri figli con la tecnologia rispecchia coerentemente, sia nel bene che nel male, quello di noi genitori con essa.

Come moltissime famiglie, abbiamo anche noi problemi con i videogiochi. Sono problemi legati all’uso intensivo di questi oggetti, che cerchiamo di limitare nel tempo e nello spazio (tra una console fissa e una portatile, abbiamo coscenziosamente scelto la prima, proprio perchè intrasportabile) ponendo regole ben definite, perchè ne abbiamo sperimentato i risvolti negativi quando questo non accade: bambini irrascibili, ipereccitati e svogliati.

Questi problemi non sono quindi legati tanto allo strumento digitale in se stesso, ma al modo in cui è usato. Tanto è vero che in questo sia videogiochi che televisione in casa nostra sottostanno alle stesse regole.

Ma questo aspetto mette in evidenza qualcosa che con il digitale ha molto a che fare seppur non da esso sia stato generato. Ma che ha progressivamente acquistato un’ influenza maggiore proprio con l’avvento del digitale. Sto parlando di un problema legato al concetto di accessibilità. Forse è questo, come genitore, l’ aspetto che maggiormente mi pone in allarme. Non è quindi una questione legata al mezzo in sè per sè, ma a ciò che il mezzo permette di fare. E cioè, nel nostro caso, instillare subdolamente nei nostri figli l’idea che qualsiasi sia il loro desiderio, esso possa essere appagato istantanemente. Senza lasciare il tempo dell’attesa, della riflessione, del ponderare le proprie voglie e valutarne i pro e i contro e le conseguenze delle prioprie azioni.

Mio figlio di tre anni, sa già che se vuole vedere Peppa Pig, potrà teoricamente averla disponibile 24 ore su 24: basta che la mamma accenda il computer e vada su quello schermo pieno di iconcine di cartoni animati. E fin qui, poco male, direbbe qualcuno. Solo che, mentre lo sta vedendo, intravede al lato dello schermo un altro cartone, di un altro suo amato beniamino e deciderà che Peppa non gli interessa più molto, in confronto a questa nuova e accessibile tentazione.  E ciò fino alla prossima iconcina, fino al prossimo cartone.

In modo simile, ma con differenti e fondamentali sfumature, accade con la televisione: in questo caso non è certamente mio figlio piccolo a decidere cosa vuole vedere (e questo lo pone sicuramente in una posizione diversa rispetto alla rete, una posizione forse più apparente di quanto siamo abituati a pensare, nei confronti delle sue voglie e dei suoi desideri). Ma lui,  dall’alto dei suoi tre anni, ha ben già afferrato che quel telecomando può dargli teoricamente  istantaneo accesso ad un mondo infinito di cartoni (o per meglio dire, ad un mondo infinito di pubblicità con inseriti in mezzo dei cartoni), qualsiasi sia il momento della sua giornata, ovunque egli si trovi. Gli altri miei due figli hanno invece scoperto che c’è un luogo sul tablet di mamma da cui si può accedere istantanemante ad un numero infinito di giochi gratuiti che, teoricamente, potrebbero scaricare senza problemi e con cui giocare immediatamente, il tempo di una barra che scorre veloce sullo schermo.

Insomma, siamo entrati con tutte le scarpe nel mondo del tutto-possibile. E questo se da una parte è sicuramente un bene, perchè allarga gli orizzonti e amplia le conoscenze, dall’altro pone di fronte a noi genitori la responsabilità di legiferare su questi legittimi spazi personali dei nostri figli in maniera consapevole e autorevole.

C’è una netta differenza tra usare la tecnologia e farsi usare da essa. E questa diffferenza si sta assottigliando velocissimamente sotto ai nostri occhi, ogni giorno un po’ di più, mescolandosi con altre questioni, che non fanno altro che confonderci le idee. Allora mantenere intatte le differenze tra usi e consumi,  tra contenuti e oggetti, tra interessi sinceri e desideri indotti, tra la realtà e il tutto-possibile, diventa una vera e propria sfida. E questa sfida si sta giocando non sul piano della tecnologia, ma su quello etico ed educativo. Se non addirittura spirituale.

Come genitori è nostro compito concedere ai nostri figli il tempo dell’attesa. Quell’attesa che il digitale pare negarci. E avendo ben chiaro questo in testa, allora tutto diventa più facile. La matassa si sbroglia da sè e io vivo un po’ più serena, sapendo di stare sulla strada giusta.

Come ieri sera, quando mio figlio piccolo sprizzava dalla gioia di poter assaporare i suoi cartoni preferiti, quei cartoni che aveva aspettato diligentemente tutto il pomeriggio. Ci siamo guardati insieme la guida tv, come ai bei vecchi tempi (solo che l’abbiamo vista dal cellulare e non sul giornale!) e abbiamo deciso insieme che dopo cena allesetteeccuaranta, mamma avrebbe acceso su quel canale e lui quei cartoni se li sarebbe potuti vedere tutti in santa pace. E poi, a a programma finito, ben contento e soddisfatto, se ne è tornato a giocare fino all’ora di andare a letto.

Ha saputo attendere. E il premio, per lui e per me, è stato molto più di una mezz’ora di cartoni animati.

Questo post partecipa al blogstorming Crescere digitali di genitoricrescono.

 

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L’ansia di dover andare a letto

Bedtime monster
Foto di Russ Cox in licenza Creative Commons su Flickr

Mindfulness, consapevolezza, meditazione … se ne parla spesso, io ne parlo spesso.
E credo che in queste parole si racchiuda molto più che una semplice moda del momento.

Cosa significa per la nostra famiglia la consapevolezza?
Per noi ha molto a che fare con la semplicità. Con lo sgombrare la vista da tutto ciò che annebbia il nostro sguardo: tutta la confusione, tutti gli oggetti, tutte le sofisticazioni sensoriali o i costrutti della nostra mente, per abbracciare ciò che veramente conta, ciò che realmente esiste per noi.
Tutto questo non può che attuarsi in una sola dimensione temporale: il presente. Ed in un solo luogo: il qui.

Ma come spiegare la consapevolezza ai bambini?
In realtà sono loro che dovrebbero ricordarlo a noi grandi, così come sono immersi nel presente. Eppure, viviamo in un mondo in cui sempre più anche i bambini perdono il contatto con le proprie sensazioni, con il presente, con il qui: televisione, videogiochi, troppe ore passate immobili su una sedia a scuola, poche interazioni in gioco libero, troppo tempo riempito di impegni, assenza di sufficiente noia su cui costruire l’immaginazione.

Ed ecco allora che, alcuni di loro, sentono più di altri il peso di questa frammentarietà. E spesso questo disagio si trasforma in ansia.
Le ragioni di questo, sono molte e sono da indagare nella storia di ogni bambino e di ogni famiglia.
Quello che posso aggiungere, per la nostra esperienza familiare, è che quest’ ansia si accentua al calare del sole e quando si avvicina il fatidico momento di andare a letto.

Posso però condividere quello che per noi ha funzionato e continua a funzionare per rassicurare dei bambini ansiosi, soprattutto nel momento di andare a letto:

  • Prima di tutto, scegliere consapevolemente di rilassarsi per evitare di trasferire i propri pensieri ansiosi sul figlio già ansioso.
  • Predisporre, per quanto possibile, un tempo ampio di transizione tra il dopo cena e il sonno vero e proprio, privo di stimoli eccessivi di cartoni animati o videogiochi,  lasciando invece ai bambini di gestire i loro compiti pre-sonno (pigiama, denti, pipì, lettura o gioco) senza troppe forzature e controlli, ma con dei paletti ampi (del tipo “Potete giocare insieme altri dieci minuti e poi passo a darvi il bacio della buonanotte) che creino autonomia e sicurezza.
  • Letture ad alta voce come rituale della buonanotte. In casa nostra questo accelera di molto i compiti pre-sonno! La storia serale è per noi un regalo prezioso che ci concediamo quasi tutte le sere. Un vero piacere condiviso.
  • Alcune posizioni yoga come quella del bambino aiutano il rilassamento. Sono risultate per noi in passato assolutamente efficaci, soprattutto perchè aiutano chi è ansioso, la cui mente viaggia molto più velocemente dei suoi passi, a re-immergersi nel corpo, nelle sensazioni fisiche, nel qui e ora. Il consiglio che posso dare è pianificare un tempo preciso prima che i bambini vadano a letto. E non sempre noi abbiamo la perspicacia e i tempi per poterlo fare.
  • La preghiera serale. Per noi è un dolcissimo rituale che piace e rincuora tutti e cinque. Non solo perchè ci da’ modo di ringraziare per la giornata ricevuta, ma anche per pregare per noi tutti e per qualcosa che ci sta a cuore. Spesso il papà ci accompagna alla chitarra mentre cantiamo una piccola e semplice canzone, che si intitola “Custodiscimi“. E’ un momento di grande intimità tra di noi come famiglia e con Dio, che ci rassicura sul fatto di essere amati e custoditi nel cuore di Gesù e che ci avvicina ai nostri amici del cuore, con cui l’abbiamo cantata spesso.
  • La fatidica lucina vicino al letto. Noi la lasciamo accesa prima di salutarli. Mio padre mi lasciava accesa quella del corridoio. Funzionava anche con me!

E voi? Avete dei figli che soffrono di ansia, in special modo nel momento prima di andare a letto? Se avete altri consigli o volete aggiungere qualche altro suggerimento da dare a noi genitori di bimbi particolamente sensibili all’ emotività, lasciate un commento o scrivetemi. Ne sarò felice!

Vi ricordo che è ancora disponibile per il download gratuito il Calendario Familiare 2015 di Vita di Mamma. Per averlo basta inserire il  vostro indirizzo email nel box in alto a destra di questa pagina. Il calendario è stato pensato con in mente la famiglia: ogni membro ha a disposizione un’ intera colonna, per segnare ognuno i propri impegni ed evitare confusione. Compreso nel download sono 3 versioni per famiglie di 3, 4 o 5 componenti. E potete anche scegliere tra la versione italiana e quella inglese!

Manovre di disostruzione pediatrica

Fig.1
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Due sabati fa, ho partecipato ad un corso sulle manovre di disostruzione delle vie aeree in età pediatrica organizzato dalla scuola materna che frequenta mio figlio.

Era da parecchio tempo che stavo pensando di parteciparvi e questa è stata un’ ottima occasione per farlo. Spero ardentemente di non dover mai mettere in atto queste manovre, ma come madre ho sempre creduto che sia necessario sapere cosa fare in casi del genere. Sia per poter essere pronti ed efficienti nell’urgenza del caso, sia per non rischiare di peggiorare la situazione con comportamenti sbagliati.

Purtroppo molti casi di cronaca in Italia e nel mondo, ci hanno tutti portato a riflettere su quanto sia facile e frequente potersi trovare nelle condizioni di dover portare soccorso a bambini che stanno soffocando per ostruzione delle vie aeree. In Italia infatti muoiono 50 bambini all’ anno per ostruzione delle alte vie respiratorie. Un dato veramente allarmante, soprattutto se consideriamo che molte di queste morti potrebbero essere evitate se le persone adulte accanto ai bambini sapessero cosa fare, quali manovre eseguire ed in quale ordine.

Il corso è stato organizzato dalla dottoressa Dalila Mecozzi, dell’Associazione Ostetriche Girasole e si è svolto in un paio d’ore, divise in una parte teorica, in cui la giovane ostetrica ci ha fornito i dettagli anatomici e illustrato le principali manovre di disostruzione pediatrica; ed in una parte pratica, in cui, con l’ausilio di manichini di età pediatrica, un lattante e un bambino, abbiamo effettivamente agito in prima persona sul paziente da soccorrere, mettendo in pratica ciò che avevamo visto nella prima parte.

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Provo a riassumere brevemente ciò che ho imparato, invitando tutti a seguire un corso riconosciuto nella vostra zona di residenza oppure ad informarvi tramite il vostro pediatra o la Asl di appartenenza su eventuali iniziative a cui potete riferirvi. Infatti, seppur sia sempre importante sensibilizzarsi verso questi temi, la conoscenza solo teorica non può essere considerata sostitutiva alla pratica di un corso riconosciuto ed effettuata sotto l’attenta visione degli operatori certificati del settore.

Si parla quindi di manovra di disostruzione del lattante se il bambino è di età (e dimensioni) comprese tra 0 e 1 anno di età.

La prima cosa da fare nel momento dell’urgenza è osservare: se il bambino ha un’ostruzione parziale, spesso accade che risolva da solo, senza alcun intervento di soccorso, basta solo (calmarsi e ) calmarlo. Se infatti il bambino respira, tossisce e piange spesso il corpo estraneo sarà espulso autonomamente grazie all’azione della tosse e del pianto. Ma se l’ostruzione non si risolve a breve e notiamo difficoltà respiratorie, facciamo allertare immediatamente il 118 oppure, se siamo sole, mettiamo in vivavoce il telefono e chiamiamo il 118 mentre procediamo prontamente con le manovre.

Effettuare 5 pacche interscapolari con via di fuga laterale per non colpire il capo, come da figura 1.
Dopo queste le 5 pacche, se il bambino ancora è ostruito, procedere nel rivoltare delicatamente il bambino a pancia in su e effettuare 5 compressioni a livello del centro interscapolare (Fig.2).

Fig.2
Fig.2

Alternare fino all’arrivo del 118, oppure se il bambino diventa incosciente, passare alla seguente fase.

Per ostruzione totale invece si intende l’arresto respiratorio, ovvero il bambino non piange, non tossisce, la respirazione è assente o con rumore acuto simile ad un sibilo, il viso è cianotico e il bambino è o diventa incosciente.

Sdraiare delicatamente a terra il bambino e praticare 5 insufflazioni (cioè si soffia aria nelle vie aeree – Fig. 3). Nel lattante la bocca dell’adulto prende sia naso che bocca.

Fig. 3
Fig. 3

Dopo le 5 insufflazioni procedere con 15 compressioni toraciche (Fig. 4). Continuare alternando 2 insufflazioni con 15 compressioni, fino all’arrivo del 118.

Fig. 4
Fig. 4

Per i bambini al di sopra di un anno invece la manovra è in parte diversa, perchè le dimensioni del bambino sono più grandi.

Se infatti il bambino è cosciente, lo si appoggia reclinato parzialmente sulle nostre ginocchia, mantenendo la pendenza della testa verso il pavimento e si procede con 5 pacche interscapolari con via di fuga laterale.

A queste si alternano 5 manovre di Heimlich.
Si continua con questa alternanza fino alla risoluzione del problema o fino all’arrivo del 118.

Se il bambino è incosciente: si sdraia delicatamente a terra il bambino e pratico 5 insufflazioni (chiudendo il naso del bambino con le dita) alternate a 30 compressioni toraciche con palme delle mani aperte e avvolte l’una nell’altra (la tipica manovra che abbiamo visto nei film). Ripetere poi 2 insufflazioni e 30 compressioni per un massimo di 5 volte per soccorritore o fino all’arrivo del 118.

Un’ altra importante informazione da conoscere è che nel chiamare il 118 bisogna essere chiari e precisi con l’operatore, fornendo via, numero civico, scala e piano. E, se si ha possibilità, far andare qualcuno incontro all’ambulanza per accelerare i tempi.

Ecco quindi alcuni link utili a cui riferirsi per saperne di più: queste sono le indicazioni dell’ ospedale Bambino Gesù di Roma sulla disostruzione pediatrica.

Mentre in questi due video potete vedere una dimostrazione delle manovre di soccorso pediatrico in caso di ostruzione delle vie aeree:

Disostruzione lattante

Disostruzione bambino

E voi avete mai fatto un corso del genere?
O vi siete mai trovate in queste situazioni?