I magnifici dieci di Anna Cerasoli

Oggi vorrei consigliare ai miei colleghi genitori, un libro che in casa nostra è ormai diventato un classico.

Si tratta de I magnifici dieci. L’avventura di un bambino nella matematica scritto dalla professoressa e divulgatrice scientifica Anna Cerasoli.

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Come il titolo ben suggerisce, si tratta di una serie di piccole storie, quella del bambino Filo e di suo nonno, professore di matematica in pensione, da cui l’ autrice prende spunto per introdurre i lettori ad alcuni concetti base della matematica, attraverso un tono leggero e un metodo pratico ed appassionante. In ogni capitolo infatti, il punto di partenza è un problema di tutti i giorni, come una sedia che traballa, la misurazione di un tavolo, una crostata appena sfornata, a cui nonno e nipote cercano di trovare una soluzione pratica.

Quello che mi piace della Cerasoli e dei suoi libri (ne ha scritti altri di questo genere, sull’ introduzione ai concetti insiemistici, sulla geometria, su cognizioni matematiche della scuola secondaria superiore e via dicendo), è in primo luogo l’idea di un libro di narrativa come stimolo per i bambini ai ragazzi per l’apprendimento della matematica.

Ma oltre questo,  la passione che trapela dalle sue pagine, il suo muoversi leggiadro tra concetti matematici che intere generazioni di adulti, me per prima, hanno ingurgitato come elenchi di numeri da mandare a memoria, diventa invece lo strumento per scoprire quanto invece la matematica sia, come l’arte, come la scrittura, una risposta ad un bisogno innato dell’essere umano di leggere la realtà circostante.

Allora conoscendo i problemi di Pitagora, di Archimede, di Fibonacci e l’ epoca in cui vivevano (quanti studenti capirebbero meglio la matematica studiando la storia della matematica, scoprendo così quale fu il bisogno originario che spinse gli uomini a formulare una risposta matematica!), scopriamo che quelle formule, sono semplicemente un modo di scrivere in un linguaggio simbolico, condensato, un percorso concreto , un’ esperienza che diventa così leggibile in maniera universale. La matematica serve quindi in tutti i luoghi, in tutte le epoche e in qualsiasi attività umana.

L’insuccesso della matematica nelle scuole e la sensazione di noia o addirittura di paura che provano molti studenti, nasce proprio dall’ errore di partire dall’astrazione di oggetti matematici, invece che dalla vita di tutti i giorni. E io stessa ne sono la riprova, avendo riscoperto la matematica a trentadue anni, mentre mi dilettavo col cucito creativo.

Mio figlio più grande, che frequenta l’ultimo anno della primaria e che ogni weekend fatica terribilmente a fare i compiti di matematica, è un appassionato di scienza e di astronomia. E riesce, stimolato dal padre e dalla lettura di libri come questi, ad arrivare a concetti logici di gran lunga superiori alla temuta divisione a due cifre, che ancora oggi dopo due anni, detesta come un gatto con l’acqua.

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C’è quindi qualcosa che non va nel modo in cui ancora spesso è affrontato l’approccio didattico alla matematica. E non è tanto e solo questione del singolo docente, ma a volte di un’ idea distorta della didattica, che deve confrontarsi con scadenze, programmi, quadrimestri, risultati.

Il gioco invece è un elemento essenziale anche in questo ambito: la matematica è pratica, ma anche molto pindarica. Perchè nasce da una curiosità, da un bisogno di trovare una risposta facendo leva più sulla creatività che sulla memoria.

Una mia cara amica, maestra elementare in ambito scientifico-matematico, mi ha detto di aver più volte sperimentato le idee della Cerasoli tra i suoi alunni, riuscendo ad appassionare anche i più restii. Ma mi ha anche confessato di aver dovuto molte volte desistere, perchè ci sarebbe voluto troppo tempo e sarebbe rimasta troppo indietro con il programma, potendo suscitare lo scetticismo non tanto della dirigenza scolastica, quanto di molti genitori, avidi di quaderni ordinati e riempiti di operazioni in colonna.

Non c’è tempo quindi bambini per cercare le proprie soluzioni ai problemi, bisogna studiare matematica!

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Ed ecco di nuovo bambini (e ex-bambini) frustrati e incasellati sotto l’etichetta di non-naturalmente-portato per il linguaggio matematico. Un linguaggio che da ora in poi susciterà in loro disagio e paura di fallire. A questo proposito Anna Cerasoli suole ricordare quanto invece la matematica sia importante anche come coinvolgimento emotivo degli alunni. I quesiti matematici diventano infatti l’ occasione per familiarizzare con le diverse emozioni che le differenti fasi dei problemi suscitano in loro: curiosità, senso di sfida, timore di non farcela, bisogno di trovare chiarezza, caparbietà. E naturalmente, l’autrice sottolinea quanto sia fondamentale per la vita saper accettare l’errore come opportunità di esperienza per i possibili problemi futuri, sia sui banchi di scuola che fuori.

Vi consiglio quindi vivamente questo libro. E’ una lettura adatta parimente ai genitori e ai bambini. Anzi, è proprio il tipo di libro da guardare insieme e da leggere ad alta voce, carta e penna alla mano. Per i concetti proposti, l’età consigliata è dagli 8 anni in poi.

Buona lettura!

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