Il falso mito dell’equilibrio

Stanotte ho sognato di volare e di planare leggera sui luoghi della zona in cui abito e in cui di fatto si svolge la nostra vita di tutti i giorni: la scuola dei miei figli, la piazza del paese, le strade che percorro con i bambini in macchina ogni giorno, il parco giochi e infine il nostro quartiere, il nostro palazzo, la nostra casa.
Mi sentivo potente. Sentivo di avere finalmente una visione completa del panorama, sentivo, finalmente, di padroneggiare appieno la realtà e di poterla guardare con la netta consapevolezza di potermi posare laddove desiderassi senza perdere lo sguardo d’insieme, senza dover per forza restringere il mio campo di visione.

Come molte persone, ma soprattutto, come molte donne, sono cresciuta con l’idea che, qualsiasi cosa avessi voluto fare nella vita, l’avrei ottenuta.
I miei genitori mi hanno sempre spinto a pensare in grande, come dicono loro, ovvero a non porre limiti alla mia voglia di fare, alla realizzazione dei miei sogni.
Continuo a pensare che questo sia un messaggio molto potente da passare come genitori ai propri figli. Li pone nella situazione di poter avere un vastissimo panorama su cui volgere lo sguardo.

Ma, allo stesso tempo, quest’atteggiamento può nascondere alcune insidie.

Quella di cui sto parlando è l’idea di onnipotenza che sottende a questo concetto. Nulla da eccepire sul fatto che se si ha un sogno nel proprio cuore, si abbia l’assoluto dovere di realizzarlo, ma allo stesso tempo bisogna anche avere la maturità di comprendere, ad un certo punto del proprio viaggio, che avere un sogno, avere una passione, significa anche restringere il campo d’azione, significa anche sacrificare qualcosa, significa anche non poter avere, contemporaneamente, tutto.

Credo che la nostra generazione di donne, e mi rivolgo soprattutto a quelle che sono diventate mamme, semplicemente perchè è una realtà che mi sento di conoscere sicuramente meglio rispetto a quella delle donne senza figli, sia cresciuta sotto il pesante fardello psicologico del mito dell’equilibrio.

Cioè, di quell’idea, del tutto irrealistica secondo me, di poter dividere la propria attenzione sempre e comunque su cose differenti, dedicando ad ognuna di esse una parte di noi stessi.
Un mito di un meccanismo di produttività oliato alla perfezione, un mito di purezza funambolica in cui non ci si può permettere di sbagliare o di lasciare qualcosa indietro. Insomma, diciamocelo, un mito di assoluta, implacabile e irrealistica onnipotenza.

Tanto più che questa idea malsana di equilibrio a cui per moltissimo tempo ho cercato strenuamente di adattarmi, ha l’assurdo e crudele risvolto che nessuna di queste cose, che si dovrebbero mantenere in perpetuo equilibrio, possa ottenere mai la nostra completa ed unica attenzione. Qualche maniaco della produttività lo chiama multitasking, cercando, secondo me, di nobilitare con un termine intriso di efficienza, ciò che invece ha implicato nella mia vita più affanno che serenità, più dispersione di energie, che concentrazione.

Al mito, a me così caro, del funambolo, ho pian piano, col tempo e con l’esperienza, a volte illuminante, ma il più delle volte del tutto frustrante, sostituito l’immagine, forse meno eterea ma altrettanto magica, del giocoliere.
L’azione del giocoliere, implica infatti che ad una nozione di equilibrio si sostituisca quella di ritmo.
Il giocoliere deve aver sufficiente maestria da saper cadenzare e padroneggiare i tre principali momenti dell’azione: il lancio degli oggetti in aria, il passaggio in volo di essi verso una differente destinazione prima che cadano a terra, e la presa al volo degli oggetti in una nuova configurazione, ovvero quella pausa impercettibile dell’azione che si attua appena prima di ricominciare un nuovo giro.

Ci sono momenti nella vita in cui ho bisogno di focalizzarmi sul lancio di qualcosa: imparare qualcosa di nuovo, concentrare la mia attenzione su un nuova idea creativa, investire la mia attenzione su un figlio che sta crescendo, vivere appieno la vita come coppia; mentre ci sono altri momenti in cui c’è bisogno che mi concentri sul riacchiappare qualcosa prima che cada: dedicarmi alle faccende casalinghe, aiutare un figlio in un momento di difficoltà, ricucire un rapporto d’amicizia che si sta deteriorando, onorare un dovere professionale.
A seconda dei momenti, è vero, sto sempre lasciando indietro qualcosa, perchè tutto non può essere svolto contemporanemente. Il movimento del giocoliere è infatti il frutto di tutte quelle impercettibili pause tra una fase e l’altra dell’ azione, ma nulla è mai per sempre, è solo il frutto della scelta di un momento, a cui dedico la mia particolare attenzione, prima di passare al prossimo.

C’è un che di rasserenante in questa visione, perchè implica un’idea, realistica e non ansiogena, di divenire, che si confà completamente alla realtà della mia vita.
Non posso essere sempre presente ovunque, non ho certamente il dono dell’onniscienza e non posso neanche avere l’arroganza di pensare di poter controllare sempre tutto, di essere onnipotente. Per questo mi affido a chi conosce già i piani che ha per me.

Inoltre, questa idea di ritmo, sottende anche la consapevolezza di dover, ogni volta, conoscere quali siano le priorità del momento.
Nella mia scala dei valori, mi sono posta come punto imprescindibile che le relazioni (con Dio, con mio marito, con i miei figli, con gli amici) abbiano sempre la priorità rispetto ad altri compiti pratici. Questo perchè, senza alcun dubbio, sono solo esse che danno vero spessore e solidità alla mia vita.

Di certo, spesso, perdo il ritmo e il groove si interrompe. Ma fa anche questo parte del gioco. E il bello sta nel trovare nuovi modi creativi di ricominciare il lancio e ricostruire il ritmo.
Allo stesso tempo però, ci sono dei rari momenti, in cui l’ abilità diventa danza, e in cui con trepidante emozione, riesco anche a riminare con sufficiente consapevolezza la magia di questo movimento divino, in cui tutto sembra girare col ritmo giusto, in cui ho la sensazione di non lasciare nulla indietro.

E’ in questi brevi momenti di grazia, che, ancora di più, il mio cuore si rivolge con gratitudine e riconoscenza verso l’alto.
E’ in quei momenti che mi pare proprio di intravedere lissù, un sorriso immensamente amorevole e benevolo.

La vera storia di Natale

Non finirò mai di stupirmi della capacità della Bibbia di poter parlare a tutti, in milioni di livelli diversi, in centinaia di lingue diverse e di saper rispondere alle stesse domande che l’uomo si è posto dalla notte dei tempi.

Nel corso degli anni, i nostri figli hanno avuto a disposizione alcune versioni di Bibbia per bambini.
Le ho spesso lette a voce alta e, a secondo della loro età, ho cercato di introdurli alla conoscenza di questo libro, che io chiamo con loro “Il Libro dei libri”, ovvero quella sorta di lente attraverso la quale guardare e cercare di comprendere il mondo circostante.

Nella mia infanzia, passata a scuole dalle suore, sono stata fortemente condizionata da un’atmosfera religiosa cupa e del tutto incoerente. Questo ha minato dal profondo quello che sarebbe stato il mio rapporto futuro con la spititualità. Non vorrei che questo accadesse ai miei figli.
Ciò che mi preme far conoscere a loro, è la valenza gioiosa e assolutamente positiva che risiede nei precetti cristiani.

A differenza di quanto molti pensano e di quanto molti ci hanno fatto pensare, la Bibbia contiene moltissimi riferimenti alla gioia. Leggendo anche le storie del Vangelo, non si può non notare che Gesù stesso, era un uomo dal carisma eccezionale e dal carattere sicuramente gioioso. Non credo che tanta gente lo avrebbe seguito e lo avrebbe invitato a così tante feste (ricordate ad esempio le nozze di Cana?) se fosse stato uno di quei musoni che non fanno altro che ricordarti che la vita terrena è tedio e sofferenza …(qualcuno ha mai inviato Leopardi a qualche festa?). Non credo proprio.

Ho sempre pensato infatti che Gesù fosse un uomo dotato di grande umorismo, un umorismo, certo, di altri tempi, ma perfettamente in linea con quello della cultura ebraica a cui apparteneva. Con i suoi modi semplici e schietti, si mostrava agli altri come la testimonianza viva della speranza che noi tutti dobbiamo riporre nella vita: la speranza di un conforto,non solo nella vita dopo la morte, ma nella vita terrena, nella nostra esperienza quotidiana di confronto con gli altri, fatta di alti e di bassi, di “giorni si” e di “giorni no”.

La storia stessa del Natale, non è semplicemente la storia della nascita di un bambino in una mangiatoia, ma la storia della nascita della speranza per il genere umano.
In quel freddo, gelido, buio, primo Natale di tanto tempo fa, Dio ha donato a quegli uomini senza più speranza e conforto, il dono dell’eterna fede, sotto forma di un piccolo bambino, che avrebbe cambiato il mondo. E questo miracolo, questo dono di speranza e di gioia, si ripete ogni anno, da quel tempo sino ad oggi.

Certo, Dio non ci ha dato l’assicurazione che tutto per noi filasse liscio e che avremmo avuto solo esperienze positive (e la Bibbia e il vangelo sono pieni di esempi illustri, a riguardo!). Ma è proprio in quelle esperienze di sofferenza e proprio in mezzo a tutti i nostri casini, che Dio è presente e ci conforta. Vivere con gioia è infatti una scelta che appartiene a noi, non a Dio. La speranza di essere ascoltati e capiti è, invece, la nostra più grande sicurezza.

E’ in quest’ottica che quest’anno abbiamo deciso di celebrare il mese “del compleanno di Gesù” con un progetto speciale, l’e-book Truth in the Tinsel. An Advent Experience for Little Hands di Amanda White. Si tratta di un e-book in cui i bambini possono far proprie la storia del Natale e della nascita di Gesù, attraverso l’ascolto delle storie di Natale e la manualità creativa, in un percorso di 24 giorni. Per ogni giornata, dal 1° dicembre al 24, sono indicate le istruzioni per creare degli ornamenti, delle decorazioni e dei lavoretti creativi, in linea con la storia del giorno e, attraverso alcuni spunti di riflessione, meditare insieme concretamente sui principali aspetti della storia.

Il libro è in lingua inglese, ma, anche per chi non lo conosce bene, vi assicuro che non è un grosso problema: infatti gli estratti possono essere facilmente reperiti sulla propria Bibbia e sul proprio Vangelo italiano. E le istruzioni dei lavori manuali sono assolutamente semplici da comprendere anche per chi non mastica bene l’inglese. Se incorrete in qualche problema o difficoltà, sarò felice di darvi una mano tramite la mia email.

Nel libro è compresa anche una lista dell’occorrente che servirà durante il mese (che per la maggior parte comprende oggetti di uso comune già presenti in casa e di materiali di riciclo) e anche una lista dettagliata divisa per giorno e progetto. La bellezza di questi lavori creativi è che possono essere personalizzati a piacere, a seconda di cosa si ha a disposizione.
E non si è obbligati a farli tutti! Si sa, il periodo pre-natalizio, è fitto di impegni e di eventi e noi infatti, non credo assolutamente che ci impegneremo in tutti e 24 i lavori, ma cercheremo di essere costanti nella lettura dei brani, in modo da immergerci a fondo in questa atmosfera natalizia. Il che non ci impegnerà, più di un quarto d’ora al giorno, magari prima di andare a letto.

Se cliccate “mi piace” sulla pagina Facebook di vitadimamma, potrete vedere le foto aggiornate delle nostre versioni dei progetti, quindi se avete voglia, condividere le foto dei lavori e i commenti o le idee che magari i vostri bambini hanno espresso durante il giorno.
Inoltre, sulla pagina facebook di Truth in The Tinsel, potrete, come noi, partecipare al gruppo di famiglie che, in tutto il mondo, stanno partecipando a questa iniziativa.

Pronti per celebrare il Natale in questo modo speciale con i vostri bambini? Noi non vediamo l’ora di inziare!!!

**Credo molto in questo progetto e, visto che trovo Truth in the Tinsel in linea con l’idea e lo spirito di vitadimamma, ho deciso di diventare affiliata: se deciderete di acquistare l’ e-book, dopo aver cliccato sul link presente nella sidebar qui accanto, riceverò una percentuale dalla vendita. Grazie in anticipo.**

Calendario dell’Avvento fai da te

Niente ci fa sentire più nello spirito natalizio, che un calendario dell”Avvento.

E non c’è calendario che si rispetti, se non risponde alle seguenti due prerogative essenziali: ogni giorno una sorpresa e un regalino cioccolatoso.

Non ci hanno mai particolarmente attirato quelli già fatti, abbiamo sempre perferito costruirceli da soli.
Così, sin da quando i miei bambini erano piccolissimi, ci siamo cimentati in diverse versioni.

Ecco quindi la nostra ultima creazione.
Se volete provare a realizzarla anche voi, qui di seguito troverete un tutorial.

Allora, fuori le macchine da cucire…e happy sewing!

Occorrente:

– 10 m ca di nastrino rosso
– 3 m ca di nastro rick rack
– Una bobina di filo rosso
– Circa 110-120 cm di stoffa, alta 110 cm (la misura è già calcolata un po’ abbondante per avere qualche avanzo nel caso di errori)
– Numeri di feltro da 1 a 25, di colori a piacere o una striscia di feltro su cui scrivere i numeri (se si vogliono attaccare con applique).
Oppure colori per stoffa, se si preferisce dipingere i numeri a mano libera sui sacchetti.
– Un filo per stendere i panni o altro filo decorativo spesso, di lunghezza almeno 2m
– 25 mollettine decorative fantasia

Passo 1

Tagliare 25 pezzi di stoffa in 10×20 cm (per prima cosa procedere a tagliare dall’altezza della stoffa, 5 striscie di cm 20×10, poi tagliare ognuna delle 5 striscie in 10 rettangoli di cm 20×10)


Passo 2

Su un pezzo di feltro di colore a scelta, con una matita tracciare la sagoma dei numeri da 1 a 25 e ritagliarli. Oppure, con dei pennarelli o glitter per tessuti, dipingere direttamente i numeri sulla stoffa.


Passo 3

Sul bordo superiore del lato corto di ogni rettangolo di stoffa procedere a cucire la striscia rick/rack rossa. Per ottimizzare di molto i tempi, si può cucire a catena.

Passo 4

A 12 cm dal bordo superiore, sul dritto della metà dei rettangoli, cucire l’applique dei numeri con un punto decorativo e filo in contrasto.

Passo 5

Tagliare 2 x15 cm di nastro per ogni coppia di rettangoli.

Passo 6

Porre 2 rettangoli di stoffa diritto contro diritto facendo combaciare i bordi.
A 4 cm dal bordo superiore e parallelamente ad esso, inserire da un lato in mezzo alle due stoffe il nastro di chiusura, lasciando libero verso l’interno del sacchetto il resto del nastro.
Far combaciare le estremità del nastro con i due bordi laterali non rifiniti dei rettangoli. Fare lo stesso dal lato opposto.

Passo 7

Partendo da uno dei lati lunghi di ogni “panino” di rettangoli, cucire a 1 cm dal bordo lungo i tre lati del rettangolo, facendo attenzione a cucire anche i due nastri laterali, mentre si procede (ma non il resto del nastro!).

Passo 8

Piegare e “schiacciare” il fondo del sacchetto da entrambi i lati formando un triangolo e a 7 mm dal vertice del triangolo, cucire con doppia cucitura. Tagliare l’eccedenza a 5 mm circa da essa.
Rivoltare al diritto.


Passo 9

Solo per i sacchetti con numero pari, cucire un nastrino rosso da un lato all’altro del bordo superiore, come se fosse un manico di un secchiello.

Passo 10

Riempire ogni giorno con frasi affettuose, poesie, regali, stickers, cioccolatini, caramelle o altri dolcetti e appendere con una mollettina alternativamente i sacchetti dispari e i manici pari,al filo per panni o allo spago decorativo, che vrete precedentemente fissato in un posto adatto.