Esercitare la gratitudine

Il quarto giovedì di Novembre, in una parte del mondo Occidentale, e più precisamente, negli Stati Uniti d’America, come ogni anno, si è celebrata la festività del Ringraziamento.
Pur appartenendo ad una cultura del tutto diversa da quella americana, mi sono sempre sentita molto vicina a questa festività e al significato che riveste per moltissime persone nel mondo.
Così dallo scorso anno, ho preso spunto da essa per riflettere con i miei figli su alcuni aspetti della nostra vita e sul modo in cui scegliamo di viverla.

Quel che apprezzo maggiormente del Thanksgiving, è l’aspetto della celebrazione consapevole dell’ abbondanza che le nostre vite ci regalano ogni giorno e delle numerose benedizioni che ci sono concesse, soprattutto nei termini di relazioni umane significative.
Il Ringraziamento, non è quindi semplicemente una cena, un’ occasione annuale per riunire la propria famiglia intorno ad una tavola imbandita di ogni leccornia. E’ in realtà uno stile di vita.

Infatti, perseguire la gratitudine, più che un dono, un tratto caratteriale calato dall’alto, è una abilità, che ognuno di noi può praticare, allenare e coltivare ogni giorno.
Mi preme molto che i miei figli possano padroneggiarla. Essa è infatti una delle componenti essenziali che contribuiscono a costituire una vita percepita e caratterizzata dalla felicità.

Credo che il periodo pre-natalizio, ovvero quelle quattro settimane che vanno dal Thanksgiving americano alla celebrazione del Santo Natale, sia il momento ideale per aiutare i miei bambini a focalizzarsi su elementi più direttamente spirituali. Questo percorso li aiuta anche a prendere le distanze da quella che si può chiamare la sindrome dell’ abbondanza , ovvero quell’atteggiamento psicologico che fa sì che più si possiede in termini materiali, più si pretende di avere, in una spirale che non ha teoricamente fine. Inoltre, prendere spunto da questo tipo di pratiche e percorsi orientati alla spiritualità, contribuiscono a dare la giusta collocazione al bombardamento mediatico e sociale che in questo periodo specifico si rivolge ai bambini come utenti di un meccanismo fondato principalmente sull’induzione del bisogno di possedere oggetti superflui e spesso inutilmente costosi.

Lo scorso anno, abbiamo con successo portato avanti un piccolo progetto sulla Gratitudine. Ogni sera, dopo cena ognuno di noi ha scritto su un foglietto, su cui avevamo apposto la data, quello di cui eravamo stati maggiormente grati durante la giornata e l’abbiamo riposto in una ciotola, al centro del tavolo da pranzo. Durante la mattina di Natale, abbiamo riletto insieme tutti i biglietti e ripercorso mentalmente l’intero mese passato insieme e le benedizioni che avevamo ricevuto.
E’ stato un modo semplice e divertente per avvicinare i bambini alla pratica della riconoscenza e, ho notato, che, progressivamente ed in maniera del tutto spontanea ed autonoma, i bambini hanno espresso gratitudine sempre più verso eventi, situazioni, aspettative emotive o relazioni interpersonali, più che invece su oggetti materiali.
Inoltre, con mia estrema commozione, hanno esplicitato riconoscenza, verso aspetti della loro vita che prima davano per scontati e che invece man mano avevano preso sempre più corpo e importanza nella loro vita di bambini: dal cibo sulla tavola, alla doccia calda la sera, alla famiglia riunita a cena, al pomeriggio passato con i nonni, per citarne solo qualcuno.

Alcuni psicologi parlano di quest’ aspetto come Economy of Gratitude, mettendo in evidenza che, tale allenamento verso la gratiudine, non solo aiuta i bambini e gli adulti a sentirsi più felici, ma accumula nelle anime di chi lo pratica un valore aggiunto talmente ampio, da caratterizzarsi proprio come una vera e propria economia di profitti, in cui le energie umane positive sono il ricavato assoluto.

Anche quest’anno, abbiamo messo in cantiere alcuni percorsi sulla gratitudine.
Uno, riguarda più specificatamente la preparazione al Santo Natale e di cui vi parlerò presto.
Mentre un altro, ha a che fare più direttamente con un mio personale cammino di fede.
Anche chi non è cattolico, può secondo me trovare grande giovamento dal praticare alcuni percorsi di gratitudine che possano coinvolgere l’intera famiglia e possano aiutarla a crescere.

Ad esempio, visto che ormai l’età dei nostri due bambini più grandi lo permette (6 e 8 anni), noi due genitori abbiamo comiciato a porre alla loro attenzione aspetti della quotidianità da cui prima coscientemente li preservavamo, come i bambini sofferenti nella povertà, gli orfani, i bambini e le famiglie che vivono in territori in cui c’è la guerra, i piccoli malati negli ospedali e via dicendo, rispondendo alle loro domande sempre più insistenti e specifiche.
Questi argomenti, a nostro avviso, possono essere affrontati con l’opportuno realismo, se vengono accompagnati da una sufficiente consapevolezza di se stessi e di ciò (cioè tanto) che si possiede.

Praticare coscientemente azioni altruiste, compassionevoli, empatiche, di aiuto verso la sofferenza altrui, non solo porta grandissimo beneficio a coloro a cui sono dirette, ma aiuta enormemente anche i nostri bambini a trovare una auspicabile pace nella loro anima, sapendo che ogni piccolo aiuto, seppure una briciola, può dare conforto e risollevare qualcuno nel bisogno.
E, non da meno, può servire ad alleviare nei nostri piccoli quel senso di inadeguatezza rispetto alle ingiustizie del mondo terreno, rendendoli coscienti che anche loro possono essere parte, dall’alto dei loro 6 e 8 anni, di un movimento di aiuto e conforto del prossimo in nome della fratellanza reciproca.

Nella nostra famiglia, ci stiamo quindi preparando ad affrontare con la lentezza dovuta, il periodo natalizio.
Cercando di assaporare insieme ogni momento di esso, con l’auspicio di trasformare l’ attesa, in un viaggio familiare consapevole verso la Nascita.

Volete unirvi a noi?

Per invogliarvi, ecco un emozionante video che più di tante parole sa, secondo me, trasmettere il senso vero e profondo della Gratitudine.

Buona Pasqua!

Per chi è credente, la Pasqua è una festa speciale, piena di significato.

Per noi in famiglia, è un momento di raccoglimento e riflessione.

Per me in particolare, la Pasqua assume il significato di una nuova nascita, a migliori propositi, a una ricerca di purezza interiore. Volta ad esprimersi nella sua accezione più alta, cioè quella di abbracciare la propria fragilità e quella del mondo intero.
Per trovare la compassione verso se stessi e gli altri, e verso la semplicità del gesto d’amore.
Un gesto che non ha bisogno di esprimersi in grandi atti esemplari, ma che vive soprattutto nelle azioni semplici, come il tendere una mano verso chi ci è vicino.
Anche se questo vuol dire spesso tornare sui propri passi e cambiare la prospettiva delle proprie certezze e dei propri arroccamenti.

Auguro a tutti voi, genitori entusiasti come noi, credenti e non, ma soprattutto ai nostri splendidi bambini, di riuscire a conservare sempre dentro il proprio cuore questa scintilla d’amore e di passione verso la vita, che oggi si rinnova con la celebrazione della resurrrezione di Gesù.

Buona Pasqua a tutti!

 

Caro Babbo Natale

Nella nostra casa, come in altre milioni di case, stanotte passera’ Babbo Natale.
I miei bambini hanno diligentemente scritto la loro letterina e l’ hanno appesa all’albero di Natale e scoperto con sorpresa, un giorno della settimana scorsa, che il caro Babbo era passato a ritirarla…

Noi genitori non abbiamo scritto nulla, come al solito.
Sappiamo bene che Santa ha ben presente in mente il nostro unico desiderio.
Come ogni genitore infatti, chiediamo a Babbo (o a chi per lui!) ogni anno sempre la stessa cosa: che i nostri figli stiano bene e che possano essere “vergognosamente felici”.

E’ questo che auguro di cuore anche a tutti voi e soprattutto ai vostri bambini.

Vi lascio con questa benedizione buddista, che nella nostra casa usiamo per accompagnare nel sonno i nostri bambini:

Che tu possa star bene.
Che tu possa essere felice.
Che tu possa essere libero dalla sofferenza
.”

Buon Natale a tutti!