Creare una mappa di viaggio

Nei giorni scorsi, ho scritto della urgenza personale di definire una nuova mappa di viaggio che possa rappresentare i cambiamenti che nei mesi scorsi, sono avvenuti fuori e dentro di me.

Per far questo, ho scelto di condividere qui, un modo che già in passato, mi ha aiutato, attraverso alcune semplici domande, ad identificare con più coscienza la strada che voglio percorrere.
Si inspira principalmente ad una idea che ho letto su Steady Days di Jamie Martin. L’autrice nel suo libro, parla della necessità di redigere una mission statement, cioè una sorta di dichiarazione di intenti che possa motivare e sostenere le madri nel loro lavoro quotidiano. Ma credo che il metodo di indagine qui proposto possa essere adattato a moltissime situazioni e condizioni.

Spero che queste idee vi possano essere utili, come lo sono state per me.
Non è necessario rispondere a tutte le domande in una volta sola. So bene che trovare anche solo 5 minuti di fila di solitudine è per molte un sogno recondito! Si può lavorare in più sessioni, come ho fatto anche io e magari anche lasciare le domande fluttuare nella vostra mente mentre caricate la lavatrice o guidate nel traffico. Ma vi consiglio vivamente di tenerne traccia per iscritto. Lo scopo è quello di tracciare una mappa scritta di voi stesse e del vostro viaggio.

1. Perchè mi pongo queste domande? Perchè hanno importanza per me?
E’ la prima vera domanda che sottende tutte le altre e che, in fondo, motiva il resto dell’indagine. Nel mio caso, vari segnali di perdita di centro, mi hanno fatto capire che avevo bisigno di resettarmi. Perchè una delle mie grandi ansie è di sprecare tempo a mia disposizione, cioè vivere lasciando che la vita mi passi davanti, senza riuscire ad afferrarla.

2. In secondo luogo, è sempre importante fermarsi un attimo a riflettere sulle proprie personali priorità del momento. Esse infatti cambiano con le stagioni della vita e avere ben presente quali siano i valori che al momento sono più vicini al proprio cuore è un passo fondamentale, su cui forse, è il caso di spendere tutto il tempo necessario: figli, compagni o mariti, lavoro, carriera, spiritualità, casa, hobby creativi, istruzione, socialità…ecc. ecc…. cos’è che al momento conta di più? Non c’è molto da ragionare, basta far parlare il cuore.

3. Quali sono le mie doti migliori? I miei talenti?
Per quanto mi riguarda la scrittura è sempre stata una di quelle qualità che ho maneggiato con fluidità e leggerezza sin da quando ero una bambina. Una di quelle cose che ho quasi sempre fatto senza particolare sforzo, ma che mi hanno reso molti servigi nella vita…per qualcun altro potrebbe essere la facilità di pensare razionalmente. O le doti organizzative. Oppure essere comprensivi verso gli altri. Ma anche esperienze di vita, attestati, lauree…tutto ciò che vi caratterizza nel rapporto con gli altri, con il cosiddetto sociale.

4. Quali sono i ruoli che mi caratterizzano meglio al momento nella vita?
Attualmente sono principalmente una moglie e una mamma. Una persona che, attraverso la cura della propria famiglia, può trovare certamente il modo di mettere a frutto i propri talenti e porli al servizio dei propri cari e di altre persone fuori dalla famiglia.

5. Quali sono gli aspetti che amo maggiormente dei miei ruoli?

6. Quali sono le mie passioni, cosa amo maggiormente fare?

7. Posso rintracciare alcuni filoni principali su cui, di fatto, i miei interessi e la mia personalità si sono intrecciati per condurmi ad essere quello che sono ora?
Nel mio caso, riflettendoci, ho scoperto che uno dei temi principali che percorre tutta la mia vita è la cura.
Da piccola come cura degli animali (a quel tempo volevo fare il veterinario) e poi la prorompente passione (o missione?) per il mestiere di mamma, l’ interesse per la cucina (come piacere di prendermi cura a tavola delle persone che amo) e l’amore per la natura intesa come cura dell’anima (ho provato a vivere in città…ma ne sono fuggita appena possibile per tornare nel verde delle colline!). Altri temi sono lo sport che vivo come una sorta di meditazione olistica corpo/mente, la scrittura come bisogno interiore di elaborazione della realtà.
Entrambi questi temi poi nel tempo si sono fusi in una generale propensione verso gli aspetti spirituali di me stessa e della realtà che mi circonda.

8. Quali sono le mie debolezze? In che ambito vorrei crescere?
E’ importante per me a questo punto non perdermi nel perfezionismo e cedere alla tentazione di scrivere un’interminabile lista di difetti che vorrei cambiare di me. Credo sia invece utile concentrarsi e focalizzarsi su alcuni ambiiti per volta, per non sentirsi sopraffatti.
Io ad esempio,so che, per funzionare al meglio, ho bisogno di dare suffciente spazio nella mia vita ai valori e alle pratiche spirituali (preghiera, meditazione, sport, scrittura ecc. ecc.), mentre nella gestione familiare ho bisogno di crescere nell’ambito del budget, cioè di una più mirata gestione economica dei beni familiari, così come nelle faccende domestiche devo poter migliorare nell’ambito della motivazione personale e della costanza. Questi sono solo alcuni piccoli esempi, ma possono far bene capire di cosa stiamo parlando.

9. C’è qualcosa che invidio nella vita di altre persone? Cosa è di loro che agogno avere per me stessa?
Parliamo di invidia. Quando ero adolescente, per alcuni anni ho seguito una terapia di gruppo. In quel tempo ho scoperto quanto le nostre relazioni con gli altri possono effettivamente dire di noi stessi. Ci si può chiudere anni e anni dentro lo studio di uno psicanalista e non arrivare mai al nocciolo di alcune questioni fino a quando invece non le si vedono all’opera nell’interazione con gli altri. Personalmente io ho imparato sempre molto analizzando i miei sentimenti di invidia. E non parlo di stima, che è un sentimento considerato socialmente edificante e che in realtà ha pochissimo a che fare con noi. Parlo invece di invidia, quel sentimento di rabbia, di odio a volte, verso qualche aspetto di qualcuno o verso qualcosa che ci sembra appartenere a qualcun altro e che bramiamo invece con tutte le nostre forze avere per noi. Quella rabbia, associata ad emozioni socialmente negative come la cattiveria, noi spesso la rifiutiamo. Evitiamo di vederla, perchè ci mostra come non vorremmo essere (o non dovremmo, secondo alcuni canoni sociali!). Mentre invece da essa, possiamo capire molto su noi stessi.
Io infatti ho sempre invidiato le persone che lavorano vicino la propria casa e la propria famiglia. Così come invidio le donne che possono lavorare in casa o da casa e prendersi così cura personalmente della propria famiglia. Capire che questo era un tema centrale della mia rabbia e insoddisfazione interiore e dell’aggressività che mostravo verso gli altri, mi ha aiutato a capire cosa volevo essere veramente. E scegliere di rimando quali battaglie combattere.

10. Quali sono i tratti salienti della mia personalità? Come mi vedono gli altri? Quali sono, secondo loro, i miei doni?
Un’aspetto di me che molti dei miei amici e conoscenti continuano a sottolineare è il mio sorriso e la mia serenità. Personalmente ho spesso rifiutato e bollato come superficiali questi giudizi su di me, che sono anche molto timida, musona e introversa. Ma a pensarci bene, il sorriso e la dolcezza sono aspetti che naturalmente metto in gioco nel contato con gli altri. Al di là del desiderio di farmi ben volere ed essere quindi, accettata dagli altri, c’è anche però un aspetto positivo che mette in risalto quanto in realtà mi faccia bene lo stare con gli altri, ascoltare e condividere con loro le esperienze di vita. Quando infatti mi lascio andare e cedo al mio naturale sorriso, la mia apertura verso l’altro mi permette di crescere interiormente attraverso il contatto fisico e la condivisione emotiva, di amare e sentirmi amata con sincerità. Elevando la relazione con l’altro ad un livello sicuramente superiore.

A questo punto, i più assennati saranno in grado di creare una frase, più o meno lunga, più o meno complessa, che possa rappresentare l’idea di fondo che caratterizza se stessi in questo momento. Cioè una sorta di scopo della propria vita attuale.
Una mission statement, appunto.
Io ci sto ancora lavorando, ma orientativamente la mia dichiarazione di intenti potrebbe essere:

Nutrire i miei cari di un ambiente sereno, organizzato e stimolante, a diretto contatto con la natura, amministrando con semplicità e consapevolezza i doni che mi sono stati concessi“.

L’ideale sarebbe poi, partire da questa frase per poter poi prenderla come ispirazione per scrivere alcuni paragrafi più esaustivi che descrivano chi sono, e dove voglio andare, per motivarmi e forninrmi l’energia necessaria per perseguire i miei obbiettivi giorno dopo giorno.

Definire e affinare la propria visione e missione di vita, significa principalmente rintracciare il vero senso che sottende le nostre azioni quotidiane , anche le più semplici. Perchè tutte saranno inserite in una più ampia visione e prospettiva.
Ed è in questo modo anche immensamente più facile accettare ciò che a primo acchitto non gradiamo, senza sentirsi per questo frustrati.
Ogni incombenza esiste infatti perchè è parte integrante di una più ampia visione, di cui ora siamo perfettamente consapevoli.

Una mappa del viaggio

E’ passato un po’ dall’ultimo post.
Il tempo da dedicare a vitadimamma ultimamente sembra essersi letteralmente volatilizzato.

Nonostante i miei buoni propositi, non è sempre facile riuscire a trovare anche solo il modo per sedermi al computer e far scorrere le dita sulla tastiera, anche se capisco bene che sono proprio questi i momenti importanti in cui ci sarebbe bisogno invece di fermarsi a registrare i numerosi attimi salienti, i pensieri, le emozioni che questa nuova vita a cinque ci pone continuamente davanti agli occhi.

A ormai più di tre mesi dalla nascita di Mr G. e dopo un periodo di mera sopravvivenza gestionale, è palesemente arrivato il momento di rimettermi in carreggiata e prendere in mano le redini della nuova situazione familiare.

Come ben comprensibile credo, la gestione della casa ha lasciato ultimamente molto a desiderare e necessita di una sferzata di nuove energie da investire in essa. I menù settimanali sono andati a farsi benedire e, solo da un paio di settimane, ho ricominciato a pianificare la spesa e il budget mensile, ma ancora con scarsi risultati visibili. La pulizia si è assestata su un livello piuttosto basso, avendo privilegiato esclusivamente un’igiene di base alla usuale pianificazione delle faccende settimanali. E i bambini, in questa atmosfera di lassismo generale, hanno beatamente preso l’abitudine di non riordinare più niente e di usare l’intera casa come ripostiglio di giochi, attrezzi di lavoro e di indumenti.

Per quanto mi riguarda più strettamente da vicino inoltre, devo confessare che durante lo scorso mese ho avuto la costante e netta sensazione di star scivolando pian piano in uno stato emotivo piuttosto pericoloso: poca autostima, difficoltà a portare a termine anche le più piccole incombenze, senso di essere altrove, malesseri fisici di vario genere, intrattabilità e nervosismo, facilità a scoppiare in lacrime alla prima occasione, ricorrente evasione dallo specchio e dalla cura personale, un certo senso di indifferenza al contatto fisico e rifiuto di essere consolata, tendenza ad esagerare a tavola e a concedermi un po’ troppi stravizi consolatori.
E so bene che indulgere troppo in questo stato di passività e di inconsapevolezza, non mi fa sicuramente bene. Anzi, non fa che aggiungere ulteriore negatività e apatia al mio già precario stato emotivo.

Come è successo già altre volte, credo che l’unico vero modo per rimettere in ordine la mia casa (intesa nel più ampio senso del termine, ovvero come quell’insieme di valori, sentimenti, obbiettivi, necessità e spazi che appartengono alla nostra famiglia), passi per me primariamente nel rimettere in ordine la mia anima.

E so che, se voglio sentirmi bene nella mia pelle e assumermi al meglio il compito che sento mi è stato assegnato nella vita, ho prima di tutto la necessità di identificare e tracciare una mappa del viaggio che io e la mia famiglia abbiamo scelto di percorrere ogni giorno.

Nei prossimi giorni condividerò qui questo percorso introspettivo che sto compiendo.

So per certo di non essere la prima a trovarmi in questa situazione e vi assicuro che il mio intento non è quello di mettere la mia vita e quella della mia famiglia in vetrina. Ne’ tantomeno di ergermi come esempio di qualsiasi tipo, visto che ognuno di noi vive vite diverse e persegue differenti valori.

Ma quel che sinceramente sento, è che condividere qui queste personali riflessioni, potrebbe essere un modo per proporre a chi ne senta come me il bisogno, alcune idee per stimolare questa consapevole discesa nella profondità della propria esistenza.
Credo infatti che ogni individuo, ma soprattutto mi sento di dirlo, molte mamme come me, si trovino nella destabilizzante situazione di dover ad un certo punto trovare a tutti i costi il modo di fermarsi a riflettere su se stesse e sul proprio cammino. Per immergersi più a fondo nel presente che stanno vivendo, affinchè possano mostrarsi a se stesse, alla propria famiglia e al mondo intero, al meglio delle proprie capacità.

So bene che, al di là del caos e della confusione in cui tutti viviamo e in cui il tempo pare non essere mai abbastanza, sia sempre possibile trovare il modo di farlo. Anche solo nel pensiero, e, a volte, anche nei sogni.
Perchè quando il cuore è pronto, l’anima sceglie di suggerirgli il cammino da percorrere in mille modi diversi.

E, quando questo accade, non possiamo lasciarci scappare l’occasione.
Sono convinta che, ogni volta, ne valga assolutamente la pena.

Pianificare un menu settimanale

Ci siamo quasi.
Fra un paio di settimane al massimo, la nostra vita familiare sarà rivoluzionata, di nuovo.
E questa volta ce la vivremo tutti e quattro!
Come ho già scritto, siamo tutti molto emozionati. E non abbiamo idea di come cambierà la nostra vita.

In questo momento di passaggio, io più che mai, ho bisogno di punti fermi. E da fervida appassionata di organizzazione familiare, me li sto creando, assecondando i miei bisogni di ordine mentale e affinando quelle che potrei definire le nostre priorità familiari.

Da un punto di vista pratico, una delle migliori strategie organizzative che hanno sinora facilitato enormemente la vita in famiglia, è stato stabilire e utilizzare un menu settimanale.

Insieme alle routine giornaliere e settimanali, di cui magari parlerò in altre occasioni, creare un menu settimanale è per me un modo per rendere efficiente una parte consistente della vita familiare. Sapere già in anticipo cosa è previsto a cena non solo per la sera stessa, ma anche per tutta la settimana, è un modo efficacissimo per evitare la cosiddetta ansia delle 5 di pomeriggio, ovvero l’eterna domanda che ogni mamma si pone ad un certo punto della giornata: “Cosa faccio stasera per cena?”.
Con il menu settimanale questo problema, non esiste più, o meglio, alla domanda c’è una risposta certa, ogni giorno.

Inizialmente, circa un anno e mezzo fa, ho cominciato a stilare ogni settimana il menù in base ad esigenze inerenti la mensa dei miei figli: per evitare di ripetere piatti che avevano già mangiato a pranzo a scuola, stabilivo 5 cene a settimana che non coincidessero con i pranzi. Va da sè, che la salute di tutta la famiglia, migliorava: era assicurata per tutti una certa varietà e, stabilendo il menù in anticipo, anche una scelta più oculata delle componenti nutritive.

Il menù settimanale poi in realtà si è rivelato anche un fondamentale aiuto in termini economici: ci permette infatti di stilare con anticipo una lista della spesa congrua al menù della settimana e, attenendoci solo ad essa, risparmiare tempo e denaro. Inoltre permette di limitare al massimo i viaggi verso/dal supermercato durante la settimana e quindi risparmiare ancora di più, facendo un unica spesa alla settimana.

Ma devo dire che, soprattutto nell’ultimo trimestre, il menù settimanale è diventato un sussidio straordinario nel menage familiare perchè mi permette di dedicare il meno tempo possibile anche alla pianificazione del menù stesso. A me piace cucinare e devo ammettere che non mi pesa eccessivamente stare ai fornelli , ma in questi ultimi mesi di gravidanza, ho apportato alcuni cambiamenti fondamentali che mi hanno permesso di ottimizzare il metodo, applicando la legge del minimo sforzo e del massimo risultato.

Sono infatti passata a pianificare 2 settimane di pasti per volta, concentrando la pianificazione in una unica sessione .
E, soprattutto, ho capito che in base ai gusti della nostra famiglia e alle nostre abitudini alimentari, non c’era effettivamente bisogno di stilare ogni volta ex-novo i menù. Bastavano un paio di menù flessibili e orientativi per rendermi la vita sicuramente più facile e meno impegnativa in termini di tempo e di concentrazione.

Per prima cosa, ho pianificato, (anche su una base orientativa dei pranzi a mensa) le scelte proteiche delle cene settimanali, ovvero esclusivamente i cosiddetti secondi per 2 settimane.
Ho capito, che non avevo bisogno in realtà di pianificare i contorni, perchè sapendo più o meno la quantità richiesta a settimana, riesco a scegliere il tipo di verdure e frutta che trovo disponibili a seconda delle stagioni e della disponibilità al mercato di zona. Inoltre, durante la settimana, cerco sempre di attenermi a preparazioni veloci e semplici, che ben si adattano ai nostri gusti e al nostro tipo di vita familiare.

Ho allora stabilito una griglia bi-settimanale di cene che faccio ruotare quindi, ogni 2 settimane.
Avendo pianificato solo i secondi, la flessibilità dei 2 menù, fa si che non si percepiscano affatto le ripetizioni dei pasti e si apprezzi comunque una certa varietà.

Ecco un esempio:

1a settimana
LUNEDI’: carne (a scelta: macinato o marinata, pollo o vitello)
MARTEDI’: minestra e pesce
MERCOLEDI’: formaggio e legumi (lenticchie stufate, fagioli all’uccelletto, ceci conditi o falafel fatti in casa, riso e piselli…)
GIOVEDI’: burritos (i miei vanno matti per le tortillas con carne macinata) e verdure stufate
VENERDI: o pesce o pizza fatta in casa (dipende da cosa preferiamo di più)
SABATO: pianifico in linea di massima anche il pranzo: uova (omelette, occhio di bue, sode o alla coque) e la sera cena americana con hamburger e patatine fatti da noi.
DOMENICA: libera e leggera dopo i pranzi domenicali che solitamente facciamo dai nonni, da amici oppure da noi con pasta per primo e secondo di carne, quindi solitamente per cena basta un toast o un brodino di verdura con degli affettati misti

2a settimana:
LUNEDI’: carne (a scelta: polpette, carne panata, arrosto o qualcosa che ho già surgelato in precedenza, ecc.)
MARTEDI’: formaggio e legumi
MERCOLEDI’: uova
GIOVEDI’: minestra e legumi
VENERDI: pasta e pesce
SABATO: pianifico orientativamente anche il pranzo che è pasta col pesto fatto in casa (o comunque qualche ricetta nuova che contenga semi oleosi) e legumi. La cena è pizza fatta in casa
DOMENICA: minestrina con formaggio

Nel mio menù settimanale ho anche pianificato un accenno di colazioni, merende e pranzi (questi ultimi solo per me che sono a casa), soprattutto per evitare di rimanere a corto di idee e mangiare il più sano possibile, ora che sono in gravidanza, ma mi adatto molto usando avanzi della sera prima e cucinando in anticipo per le colazioni (ciambelloni, pan brioche o biscotti).

Aiuta anche molto preparare in anticipo più secondi contemporaneamente e surgelarli per le cene della settimana. Preferisco infatti cucinare il più possibile in meno sessioni, l’ho trovato comodo in termini di tempo nelle preparazioni e anche un modo per sporcare meno la cucina durante la settimana.
Inoltre, se ho voglia di provare qualcosa di nuovo, posso tranquillamente inserirlo sulla base allo schema orientativo che è pianificato per quel giorno.

Questo è quindi lo schema di massima che applico per la nostra famiglia, ma credo che ognuno possa facilmente crearne a non finire in base alle proprie esigenze, ai propri gusti e ritmi familiari.
E’ uno schema che quindi consiglio vivamente a tutti e che inoltre penso ci potrà facilitare la vita nei primi mesi dopo la nascita del fratellino, in cui ci sarà bisogno di ottimizzare al massimo la spesa e le cene familiari. Inoltre non necessita della mia presenza e supervisione, perchè può essere tranqullamente gestito anche da mio marito in piena autonomia.

Di certo la vita sarà per noi piuttosto piena nei prossimi e sapere che questa parte della gestione familiare è più o meno sotto controllo, mi permette di concentrarmi solo su quello di cui veramente c’è bisogno.

E voi, che strategie usate e suggerite per organizzare i pasti della vostra famiglia?