The versatile blogger award

Mi sono affacciata da pochissimo tempo nel bellissimo, stimolante e appassionante mondo dei blogger ed è con immensa soddisfazione che annuncio che vitadimamma ha ricevuto da unamammaperdue il riconoscimento di versatile blogger!

La ringrazio moltissimo per la sua nomination, è per me un vero onore riceverlo da veterane come lei, che stimo, come altre blogger, per il proprio pensiero e per il modo in cui riescono saggiamente ad esprimerlo via blog! Questo mi da’ la giusta spinta a continuare a perseverare in questa mia passione e ancor più a confermare quanto il mondo del blog sia una comunità vitale e assolutamente divertentissima da frequentare!

Per meritare questo premio ci sono delle regole da seguire e soprattutto è un modo speciale per poterlo condividere con altri/e blogger!

Per l’assegnazione è necessario:
– ringraziare la persona che vi ha nominato e mettere il link del suo blog
– condividere 7 fatti/cose/notizie su di voi
– conferire l’award ad altri 15 bloggers che ritenete abbiano un blog interessante (o che apprezzate particolarmente) e fargli sapere che hanno vinto.

Di nuovo quindi un ringraziamento a unamammaperdue e al suo interessante blog!

I 7 fatti/cose/notizie su di me (assolutamente soggettive!) sono:

1. La maternità mi ha rivoluzionato la vita…in meglio! I miei figli mi forniscono quotidianamente gli stimoli per riconoscere in me stessa la mia vera natura interiore. Per parafrasare Maria Montessori: attraverso i bambinii ripercorro a ritroso il cammino effettuato a partire dalla nascita, dal centro alla perfieria, dalla periferia al centro.

2 Istintivamente tendo a cadere nella trappola del vittimismo o della malinconia, ma sto imparando attraverso l’esperienza a gestire queste energie in maniera positiva e a trasformarle in perseveranza e determinazione per raggungere gli obbiettivi che mi prefiggo. Al di là del risultato, ciò mi aiuta a conquistare la serenità interiore.

3. Non sopporto andare a dormire con la cucina in disordine. So che per molti non è un problema, ma per me sarebbe una tortura svegliarmi e trovare ancora i piatti e le pentole della cena precedente ancora da lavare e riordinare!

4. Sono un’appassionata della cucina naturale e del viversano, ma di fronte alla Nutella tutti i miei valori crollano come un castello di carte!

5. Credo che le scelte che ho fatto in passato, giuste o sbagliate che siano state, mi hanno reso la persona che sono ora e di questo sono grata. Forse uno dei pochi rancori che ho è quello di non aver partecipato almeno ad uno stage dell’Odin Teatret quando ne ho avuto l’opportunità durante gli studi universitari.

6. Sono un “early bird”, mi piace alzarmi presto e godermi la solitudine delle prime ore del mattino. La prima cosa che faccio appena alzata è vestirmi! Tanto adoro mettermi il pigiama la sera, quanto aborro ciondolarci dentro la mattina! Credo sia una questione di bioritmi!

7. Ringrazio ogni giorno di avere vicino una persona splendida come mio marito Matteo, la persona migliore che io abbia mai conosciuto. Uomo bellissimo, pieno di talenti, di sensibilità e irrinunciabile brontolone. Non vorrei condividere la mia vita con nessun altro.

E ora veniamo alla proclamazione dei 15 blogger vincitori (rigorosamente in ordine sparso!):

1 Equazioni
2 Genitoricrescono
3 La casa nella prateria
4 La pappadolce
5 Mammamsterdam
6 Mammachetesta
7 Mestieredimamma
8 Bilinguepergioco
9 Fabiodellamarta
10 Panzallaria
11 Steadymom
12 Keeperofthehome
13 Lifeasmom
14 Itmom
15 Raising Happiness

Con l’augurio che anche voi possiate visitare questi fantastici blog che seguo con interesse e gratitudine, vi saluto…vado ad avvertirli ad uno ad uno!

I libri che ti cercano

Mi piace pensare che, pur essendo razionalmente convinti del contrario, non siamo a volte noi a scegliere i libri che ci piacciono, ma che, in alcuni casi rari e indimenticabili, siano in un certo senso loro a scegliere la nostra compagnia, in quel preciso momento della nostra vita. Come ci chiamassero.

In quei rari e indimenticabili casi, quei libri si rivelano infatti delle letture fondamentali per la nostra formazione interiore, libri che contengono spesso risposte a domande che ancora non si erano ancora formate nella nostra coscienza e che ci soprendono per il tempismo con cui vengono espresse nella nostra mente, frase dopo frase, mentre li leggiamo.

Forse è questo ciò che maggiormente amo della lettura: quest’ aura magica che circonda alcuni speciali, indimenticabili libri che diventano parte integrante e inscindibile della nostra personalità.

Quando questa corrispondenza di amorosi sensi si verifica, mi sento benedetta, benedetta da un dono speciale, che rende la mia vita diversa, più profonda e pregnante.

Questa volta, l’episodio è poi così venato di magia, da spingermi a raccontarlo, come fosse per me la prova evidente dell’ esistenza di un disegno soggiacente, di cui in qualche modo sono stata resa partecipe.

Mi piace andare per negozi dell’usato. E’ un’attività che trovo rilassante e anche stimolante.

Prima di avere figli consideravo questi posti, per lo più vecchi garage adibiti alla vendita, un guazzabuglio di oggetti vecchi, piuttosto ridicoli, kitsch o semplicemente squallidi. Ma poi col tempo, ho cominciato ad apprezzarli, prima per le tante possibilità di riuso creativo della merce esposta. Ma ora mi piace andarci, principalmente per osservare la gente che ci va e quei lunghi corridoi pieni di quei mobili d’altri tempi e i vari oggetti di ogni tipo affastellati negli espositori.

Mi perdo ad immaginare chi li abbia posseduti, i loro visi , le loro case e le loro abitudini; mi fermo a pensare che molti di quegli oggetti fossero appartenuti a nonne o nonni che ora non ci sono più e che di quegli oggetti i loro nipoti abbiano deciso di disfarsi quando hanno ristrutturato la vecchia casa per andarci a vivere.

Quegli oggetti – non tutti, ma molti di essi – sembrano parlarmi.

Circa un mese fa, in uno di questi negozi, nascosto tra mille altri, sono stata scelta da un libro intitolato: Giochiamo ai clown. Personaggi e costumi, truccature e trucchi, farse e commedie di Dominique Denis, fotografie di Jean Claude Dewolf, edizione 1975, Editore Giunti Marzocco.

Per me è stata una folgorazione, perchè sono da sempre appassionata di Commedia dell’Arte, di Antropologia Teatrale nonchè una fan della Scuola Steineriana!

E’ un libro meraviglioso. Splendide fotografie di bambini in costume – di impronta e stile tipicamente anni ‘ 70 – storia dei tre tipi universali di maschere (il Bianco, l’Augusto e il signor Leale), indicazioni sull’allenamento acrobatico di base del clown (capriole, esercizi di elasticità, verticale), istruzioni dettagliate di costruzione dei costumi, delle scenografie, degli accessori e indicazioni sulle truccature per ogni tipologia di clown, nonchè dei canovacci (anche piuttosto precisi) delle farse e commedie che i piccoli clown possono improvvisare durante i loro spettacoli presentati ad una ridente platea di compagni.

Inoltre il libro contiene un altro aspetto di grande valore: una prefazione di Federico Fellini. E’ talmente bella che la voglio riscrivere qui per voi, perchè secondo me contiene in poche, semplici e genuine parole, molto di quello che come genitore affronto e su cui rifletto nella vita quotidiana con i miei bambini. Una sorta di manifesto dei bambini se così vogliamo chiamarlo, in cui la metafora del circo e del clown è usata, secondo la nota propensione del regista, per parlare della società del tempo e in particolar modo del rapporto degli adulti con i bambini.

Ecco la prefazione di Federico Fellini intitolata “Il bianco e l’augusto”:

Quando dico: clown, penso all’augusto. Le due figure sono infatti, il clown bianco e l’augusto. Il primo è l’eleganza, la grazia, l’armonia, l’intelligenza. la lucidità. L’augusto si ribella ad una simile perfezione, si ubriaca, si rotola per terra e anima, perciò, una contestazione perpetua.

Il clown bianco e l’augusto sono la maestra e il bambino, la madre e il figlio monello; nella continua guerra tra il clown bianco e l’augusto più vorrai obbligare l’augusto a suonare il violino e più egli farà scoreggioni col trombone. Il clown bianco pretenderà che l’augusto sia elegante; ma, tanto più questa richiesta verrà fatta con autorità, tanto più l’altro si ridurrà ad essere stracciato, goffo, impolverato.

Il clown bianco è un borghese ricco e potente. Il volto è bianco, spettrale; porta gli sberleffi nelle ciglia altezzose; la bocca è segnata con un solo trattino duro, antipatico, scostante, freddo. L’augusto al contrario, è il vagabondo, il bambino, lo straccione. La famiglia borghese è un consesso di clowns bianchi, dove il bambino è l’augusto. La madre dice: “Non fare questo, non fare quello…” Quando si chiamano i vicini e si invita il bambino a dire la poesia (“Fai vedere ai signori…“): ecco una tipica situazione da circo.

Il clown bianco spaventa i bambini perchè rappresenta il dovere o, per dirla con un termine all moda, la repressione.

Il bimbo, al contrario, si identifica immediatamente nell’augusto, è quello che rompe i piatti, si rotola per terra, tira i secchi d’acqua in faccia: tutto ciò, insomma, che un bambino vorrebbe fare e che i veri clown bianchi adulti, la madre, la zia, gli impediscono di fare.

Al contrario; al circo, tramite l’augusto, il bimbo può immaginarsi di fare tutto quel che è proibito; vestirsi da donna, fare le boccacce, gridare in una piazza, dire ad alta voce ciò che pensa.

Nessuno, qui ti condanna. Anzi, al contrario, ti battono le mani.

C’è poi ancora un altro aspetto che rende ai miei occhi questo libro ancora più magico: il fatto che abbia, scritta a penna sulla prima pagina interna, una dedica del 1976 di alcuni compagni della classe IV C di chissà quale scuola elementare, “al più estroverso della classe nel suo X° compleanno“, con di seguito le firme di 15 bambini e, suppongo, anche della loro maestra.

Non so il motivo per cui quest’uomo non sia più in possesso di questo libro, ma mi sento estremamente grata di continuare, dopo ben 36 anni, a perpetrare la vita di questo dono prezioso.

Soprattutto perchè immagino che sia il suo autore, che il suo primo possessore e perchè no, anche il libro stesso, siano contenti di sapere che esso sia finito nuovamente in una casa di bambini, piena di chiasso, urla e risate.

E infatti non poteva che essere che un regalo della cara Befana, che di cose antiche e preziose se ne intende!

Allora, benvenuto nella nostra casa, piccolo grande libro.
E che questa tua seconda vita possa di nuovo, come la prima volta, accompagnare la crescita di quei fortunati bambini cui è stato regalato.

La disciplina (4): un approccio genitoriale partecipato

Nei precedenti post ho cercato di sintetizzare come i valori della fiducia nelle peculiarità dei propri figli, della pazienza e della empatia verso i loro sentimenti, siano aspetti fondamentali dei genitori autorevoli, che enfatizzano nel rapporto con i propri figli la qualità della relazione con essi e li aiutano a sperimentare con consapevolezza le proprie emozioni affinchè essi, sicuri della presenza dei propri genitori come loro alleati, possano costruirsi da sè un proprio bagaglio emotivo che li accompagni con entusiasmo attraverso le esperienze della vita.

A questo punto però, alcuni potranno storcere il naso, alludendo al fatto che queste considerazioni, seppur molto edificanti, non aiutino però i genitori a risolvere i problemi pratici che ogni momento i bambini pongono davanti a noi: come i capricci, i comportamenti aggressivi o pericolosi per sè e per gli altri.

Concetti su cui invece si sofferma invece un certo tipo di approccio di genitorialità autoritaria che trova il suo fondamento nell’insegnamento e nell’ imposizione dall’alto, dall’esterno del bambino, di ben precise nozioni, regole e limiti.

Personalmente, mio malgrado, mi ritrovo più spesso di quanto voglia ad esercitare con i miei figli il ruolo di genitore autoritario. E, badate bene che, essere un genitore autoritario non vuol dire per me essere semplicemente il genitore severo e intransigente che punta il dito verso il figlio in segno di disapprovazione, ma anche colui che, armato della più dolce e confortante buona volontà e buona fede, non si astiene dal dover per forza correggere nei propri figli i comportamenti cosiddetti sbagliati e indicare invece quelli corretti, invadendo in continuazione il territorio sperimentale del proprio figlio e instillando ancor più frequentemente in lui il dubbio sulle proprie autonome capacità di giudizio.

Pur non provando alcuna stima di me in quelle situazioni e pur non mi riconoscendomi affatto interiormente in quel tipo di genitore, so per certo che ognuno di noi è diverso e che possa e debba abbracciare l’approccio genitoriale a lui più consono, nel rispetto di se stessi e dei propri valori fondanti.

Perciò, ammettiamo che la disciplina di tipo autoritario, che abbonda di divieti precisi e di indicazioni sul dover essere e dover fare, abbia qualche valenza educativa.
Aiuti cioè, i bambini a fortificare il carattere, come sento dire in molti, a comportarsi bene , ad abituarsi a viver meglio nel mondo e a perseguire con lucidità i propri obiettivi, avendo già bene in mente quale sia il modo giusto per perseguirli.

La disciplina nell’approccio autoritario è quindi concepita come una medicina amara, che, seppur possa sembrare di cattivo gusto al palato del bambino, ha un’ inconfutabile utilità pratica nello sconfiggere i germi del cattivo comportamento e si pone come un infallibile strumento per aiutare i figli a sapersi presto destreggiare con autonomia e determinazione nella vita.

Questa branca educativa, ad esempio, usa spesso la punizione come metodo efficace  per porre dei limiti e insegnare ai bambini a riconoscere il comportamento corretto, attraverso l’esperienza della sofferenza e della privazione di qualcosa.

Dal punto di vista dell’efficacia, la punizione ha indubitabilmente un effetto immediato e sicuro: date alcune certe premesse, sembra dire il metodo, il genitore non dovrà far altro che mettere in pratica un’ azione di rimando che insegni al figlio le conseguenze delle proprie azioni così da farne esperienza per comportarsi bene la prossima volta.

I metodi educativi che usano la disciplina come strumento di controllo sono certamente molto rassicuranti, perchè in effetti rispondono ad un bisogno naturale dei genitori, cioè quello di dominare la situazione e essere sicuri che i bambini siano sempre ben educati e prevedibili nelle loro azioni e comportamenti.
Insomma, fanno in modo che, in fondo, i bambini non diano troppo fastidio, soprattutto in situazioni sociali in cui è sembra essere richiesto un modo di agire orientato al rispetto delle abitudini e delle priorità degli adulti.

Ma oltre ad essere chiaramente ineffettiva a lungo termine, la punizione tende a danneggiare i bambini, esponendoli a possibili problemi di comportamento violento e diminuita abilità di conoscere e controllare autonomamente il loro modo di agire e i loro sentimenti.
E anzi, ancor peggio, li espone ripetutamente di fronte ad una cattiva reputazione di se stessi e delle proprie emozioni.

In altre parole, c’è una grande differenza tra la vera disciplina e la punizione. Come abbiamo visto, la parola disciplina ha la stessa radice del verbo imparare, ovvero del processo di apprendimento.
Disciplinare i nostri figli significa stimolare in loro un processo di apprendimento che li rende curiosi, aperti e pronti all’esperienza, di qualsiasi tipo essa sia.
La punizione fa l’inverso, porta i bambini a focalizzarsi non su ciò che possono imparare da una data situazione, ma sulla sofferenza e sul dolore che sentono in riferimento a quell’esperienza.

A questo punto però, mi faccio una domanda: senza nulla togliere ai fautori, sono sicura in perfetta buona fede, della teoria autoritaria, mi chiedo ora a chi è utile veramente questa metodologia educativa sulla disciplina?

Siamo assolutamente sicuri che essa nasca per aiutare i bambini o che invece serva più a tranquillizzare noi adulti, una scorciatoia neppure molto celata che sembri evitare a noi genitori di sobbarcarci dell’ impegno emotivo che comporta essere dei veri authoritative parents e metterci in gioco veramente come individui?

Vi aspetto al prossimo post!